Il diritto morale dell’attore e di una serie di scrittori ed autori: il caso del candidato Ivano Marescotti

Il diritto morale dell’attore e di una serie di scrittori ed autori: il caso del candidato Ivano Marescotti. 

Alla conferenza stampa per l’annuncio della causa che l’attore Ivano Marescotti intenterà contro la RAI eravamo i soliti pochi. La conferenza è durata giusto il tempo di n. 3 interviste alla fine delle quali ci siamo allontanati tristi e perplessi, ma consapevoli, dalla sede di Roma del Sindacato degli attori.

In molti avevano promesso di venire e la conferenza era stata rinviata al pomeriggio perchè la mattina i giornalisti, il capo dell’IMAIE e gli altri molti che si erano detti interessati al caso Marescotti non avrebbero potuto partecipare causa “altri impegni” probabilmente improrogabili.

Il diritto morale dell’attore. Il Fatto.

Il fatto è ormai noto: la RAI ha mandato in onda la terza puntata della fiction “Una buona stagione” tagliando tutte le scene in cui avrebbe dovuto comparire l’attore Ivano Marescotti, “colpevole” di essere candidato alle elezioni europee con la “Lista l’Altra Europa con Tsipras”.

I tagli decisi dalla RAI non sono mai stati autorizzati dall’attore né dagli autori e scrittori della fiction.

La decisione RAI è stata assunta sulla base di un’interpretazione della disciplina sulla par condicio in periodo elettorale. Quest’ultima preclude ai candidati di comparire anche nelle trasmissioni di intrattenimento, espressione con la quale, tuttavia, si fa evidentemente riferimento a “contenitori” mediatici non prettamente informativi ma i cui contenuti sono comunque organizzati sotto la responsabilità editoriale di una redazione.

Le scene sono state eliminate, cosi come il personaggio interpretato da Marescotti, discrezionalmente e senza consultare la commissione parlamentare di vigilanza, competente per l’applicazione della disciplina sulla par condicio, che sicuramente non avrebbe permesso la demolizione di un’opera creativa – sarebbe poi il caso di aprire una parentesi sul fatto che una fiction RAI possa definirsi tale – volta all’eliminazione delle scene in cui compare un attore incidentalmente anche candidato alle elezioni europee.

Il nucleo della vicenda ci fa riflettere non solo sul fatto che RAI abbia scelto, senza diritto, di censurare Marescotti, ma sulle possibili e varie interpretazioni che chi si arroga un diritto può dare alla legge.

Un’azienda televisiva di Stato ha scelto di censurare i diritti morali di un attore e di una serie di scrittori ed autori, come se fosse titolare di quei diritti, personalissimi, che sono incedibili e che appartengono, in ogni caso, all’autore applicando una norma che non e’ applicabile alla fattispecie “fiction”.

L’opera creativa  è stata trasformata, è  modificata senza il consenso degli aventi diritto ed il sig. Marescotti non è neanche apparso nei titoli: cancellazione dunque totale e lesione non solo del diritto di immagine ma anche del diritto al nome.

La scelta della RAI lascia senza parole ed il silenzio ha regnato sovrano anche nella conferenza stampa di oggi nella quale Marescotti annunciava l’inizio della sua causa contro RAI.

Tra i tanti pseudo-tutori del diritto d’autore in Italia, pronti ad ergersi a difensori integerrimi dei diritti degli autori, l’unica vera voce era oggi quella del sig. Marescotti, guerriero solitario ma non silenzioso.

Il silenzio, invece, regna sovrano al Nuovo Imaie – l’Istituto mutualistico degli artisti, interpreti ed esecutori e alla SIAE – la Società italiana autori ed editori.

Sono silenti i rappresentanti dell’industria televisiva e cinematografica italiana, pronti a fare fronte comune per chiedere il varo di un decreto sul c.d. equo compenso per copia privata, palesemente iniquo, o per supportare l’AGCOM nel varo di nuove regole per la tutela del diritto d’autore, ma poi insensibili a casi di lesione palesi della legge e della censura.

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Claudia è un avvocato di diritto d'autore, dei media e dell’entertainment. Rappresenta autori, musicisti e produttori cinematografici indipendenti.

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