La difesa dello streaming digitale: Moby è in favore della rivoluzione digitale

La difesa dello streaming digitale.

In vista dell’evento DANDI di Aprile, continua la rassegna delle voci pro e contro la musica on line. Tra le tante voci contrarie, ecco un artista che invece difende lo streaming e Spotify.

Riassumo la vicenda.

Thom Yorke, leader dei Radiohead, nell’estate del 2013 si è scagliato contro Spotify perchè non paga adeguatamente le giovani leve musicali, intascando royalties cospicue.

Moby non era d’accordo e ha replicato alle dichiarazioni rilasciate da Yorke definendole datate.

La risposta di Moby è arrivata (così come l’attacco di Yorke) su twitter, dove Yorke è stato definito un vecchio lamentoso: “fanno bene gli artisti a cercare di adattarsi a Spotify, così come fanno bene gli artisti che fanno remix, dj set, tour, dischi, musica per film e per videogame. Credo sia bizzarro e pericoloso cercare di limitare il progresso per evitare di adattarcisi. Qualsiasi tipo di industria toccata da progressi tecnologici ha avuto riscontri positivi e negativi, ma non vedo quale sia il punto nel lamentarsi. Amo Thom Yorke, ma quando lo sento lamentarsi di Spotify penso: “sei solo un anziano che impreca al passaggio dei treni ad alta velocità”. Amo tutto ciò che possa contribuire a portare la maggior quantità di musica nella vita delle persone”.

In pratica Moby ha paragonato Yorke a uno di quegli anziani che gridano la propria disapprovazione contro i treni odierni super veloci, semplicemente perché non riescono a comprenderne fino in fondo l’utilità. Per Moby tutto ciò che consente di diffondere musica tra la gente e di avere sempre più melodia nella loro vita è da apprezzare.

Yorke però non ha attaccato il sistema di diffusione della musica; la sua ira era rivolta al trattamento riservato ai musicisti emergenti, che ricevono una percentuale minima delle royalties che spetterebbero loro, che invece abbondano nella tasche profonde degli azionisti.

Ad appoggiare Yorke ci ha già pensato David Byrne, seppur non citando affatto il frontmen dei Radiohead, eliminando gran parte del proprio catalogo musicale dal social. “Internet succhierà tutta la creatività della musica fino a che non ne rimarrà nulla”, queste sono le parole di Byrne sul Guardian, il quale se l’è presa soprattutto con una musicalità ormai di massa e appiattita nei suoni, strutturata unicamente per funzionare in cuffia e sui vari social musicali.

Anche Yorke ha eliminato dalle piattaforme di streaming tutti i pezzi che ha inciso al di fuori del progetto Radiohead. In pratica album come The Eraser o Amok non sono più udibili. Il suo è di certo un piccolo gesto di ribellione che ha dato il via a una reazione a catena.

Intanto il caso Spotify cresce a dismisura e iniziano ad aggregarsi opinioni che appoggiano la ‘causa’ di Yorke così come altre che sostengono la visione di Moby.

 

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