Sollywood Film Productions

Tonie van der Merwe ha ricevuto il premio Simon Sabela per il suo contributo al cinema al Durban international film festival del 2014. “Senza voler essere razzisti, pensavo che un bianco non avrebbe vinto facilmente un premio, ma mi sbagliavo”, ha detto dal palco.

Di sicuro sono pochi i bianchi nel nuovo Sudafrica a ricevere premi per film realizzati grazie al B-scheme, un programma istituito negli anni ottanta dal governo di Pretoria per produrre pellicole indirizzate a un pubblico nero. Ora emerge il ruolo enorme, e ambiguo, che van der Merwe ha giocato nel cinema sudafricano durante l’apartheid, anni in cui l’esplosione del cinema nero creó il mito di Sollywood, la Hollywood sudafricana.

Per molti, i film realizzati grazie al B-scheme erano l’equivalente cinematografico della “birra nativa” annacquata che si vendeva negli spacci gestiti dal governo, un cinico diversivo sponsorizzato dallo stato per blandire la popolazione nera e farla restare all’interno delle riserve.

Altri, invece, sottolineano quanto sia stata importante la figura di van der Merwe nella nascita dell’industria cinematografica nera e quanto quei film siano stati fonte d’ispirazione per un’intera generazione.

A trent’anni van der Merwe, che gestiva la sua impresa edile di Johannesburg, incontra Louis ed Elmo de Witt, fratelli registi che lo spingono verso il cinema. 
Con uno spirito da imprenditore più che da autore, aveva già fiutato un’opportunità di guadagno osservando i suoi dipendenti che il sabato sera andavano in massa a guardare i film americani della blaxploitation, quel genere di film a basso costo nato negli anni settanta che aveva come riferimento il pubblico degli afroamericani.

“Blaxploitation nel paese dell’apartheid? Be’, perché no? Avevo capito che era questo il mercato del futuro”, ricorda van der Merwe nel suo ufficio alla periferia di Città del Capo. Oggi, a 74 anni, ha una rude cortesia afrikaaner di altri tempi.

Il risultato dei suoi finanziamenti e del suo cinema fu Joe Bullet: van der Merwe era il produttore, Louis de Witt il regista e il cast era formato solo da neri. Ken Gampu, che avrebbe in seguito avuto successo anche a Hollywood, recitava nel ruolo di Joe Bullet insieme alla cantante Abigail Kubeka.

Il film ebbe un enorme successo a Soweto, ma solo per una settimana. Poi la censura decise che quel thriller ritraeva i neri in un modo troppo positivo. Il film fu proibito e per van der Merwe fu un disastro finanziario.

Imperterrito, individuò un’altra opportunità e riuscì a convincere il governo a creare un programma di sussidi per girare film con protagonisti neri: il B-scheme.

Ma naturalmente queste pellicole dovevano piacere al governo di Pretoria. In tutto van der Merwe fu coinvolto in quattrocento di questi film. Al culmine della sua attività ne produceva uno al mese. E molti seguirono il suo esempio: “Se avevi diecimila rand a disposizione era il miglior investimento che potessi fare. Molti di questi film potevano rendere fino a 7omila rand”, ricorda Darryl Els, proprietario di una sala indipendente di Johannesburg.

Van der Merwe scrisse anche molti copioni, storie leggere piene di avventura che non si addentravano mai nell’analisi delle misere condizioni socioeconomiche in cui viveva la popolazione nera. Van der Merwe dice di non aver mai appoggiato l’apartheid: “Ma non sono un radicale e non mi sono mai interessato alla politica”.

“II messaggio dei miei film era sempre ‘il crimine non paga’”, afferma Steve Hand, un contadino afrikaaner che cominciò a lavorare come traduttore dallo zulu per i film di van der Merwe e fini per girare dei B-scheme tutti suoi.

Abigail Kubeka ricorda che sul set van der Merwe era “un gentiluomo”: “Non si dava assolutamente delle arie. Non c’era nessun apartheid mentre giravamo”. Eppure gli attori neri e le troupe in larga misura bianche dovevano spesso cenare e dormire in luoghi separati.

Nel corso degli anni qualche copione sovversivo riuscì a sfuggire alla censura. Come My country my hat (1983) di David Bensusan, una critica alle norme sugli spostamenti che costringevano i sudafricani neri ad avere dei passaporti interni quando viaggiavano fuori dalla loro township o dalle loro regioni di origine. E pur non essendo un radicale, van der Merwe mise a segno almeno un primato storico producendo il primo film al mondo in lingua zulu – Ngomopho (Traccia nera) – anche se lui parlava quella lingua a malapena.

Nel 1986 realizzò quella che considera la sua opera più raffinata, completamente in zulu: Umbango (La faida). “Fu un grande successo”, racconta Hand, che lo produsse. “Costruimmo un’intera città del west lungo il fiume Mooi e importammo i costumi dagli Stati Uniti”.

Ma la realizzazione era solo l’inizio. Poi bisognava mostrare il film. Hand aveva quattordici camion, ognuno dei quali trasportava due proiettori, che giravano il paese per proiettare gli ultimi B-scheme nelle zone rurali.

“La maggior parte di quei posti non aveva l’elettricità, figuriamoci il cinema”, racconta van der Merwe. “Potevano radunarsi migliaia di persone, arrivavano da chilometri e chilometri di distanza”.

Gli abitanti delle campagne sperdute del Kwazulu-Natal, un territorio che il governo assegnò ai neri, non avevano mai visto un film. “Una volta, mentre portavamo in giro Joe Bullet, durante una scena su un fiume, la gente si mise a guardare dietro lo schermo per vedere da dove arrivava l’acqua”, racconta Hand, che organizzò delle proiezioni perfino per il re zulu Goodwill Zwelithini. “Lo invitai alla prima e lui mi disse che era un ottimo lavoro”.

Tuttavia, così come era nato, il B-scheme scomparve. Nel 1989 Pretoria eliminò il programma di sussidi. Nel giro di pochi mesi tutti dovettero trovarsi un lavoro vero, anche van der Merwe, che comprò due alberghi.

Con il cambio di regime negli anni novanta, il bulldozer della storia cancellò rapidamente ogni traccia del B-scheme.

Poi van der Merwe ha incontrato Benjamin Cowley, direttore della Gravel Road, casa di produzione di Città del Capo, che gli ha proposto di digitalizzare i film. Nel giro di un anno, hanno messo in piedi la Retro Afrika Bioscope e alla fine del 2014 Joe Bullet è uscito a Durban in una versione digitale restaurata.

Da allora sei film sono passati in tv e molti altri sono stati restaurati dalla Gravel Road, compreso Treasure hunter, che parla di un giovane zulu che assiste a un naufragio, e Fishy stones, su due delinquenti dilettanti.

Van der Merwe sta per girare il suo primo film dopo 25 anni, Rhino wars, sulla caccia di frodo. “Sono molto grato a Cowley, perché mi ha dato una seconda possibilità”, dice con entusiasmo. “Ho in testa un paio di altri film

Da Sollywood: the extraordinary story behind apartheid South Africa’s blaxploitation movie boom di Gavin Haynes

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