SoundCloud a caccia delle licenze musicali dalle grandi etichette

In un’intervista del 2011 Alexander Ljung ed Eric Wahlforss dicevano “Abbiamo l’opportunità di cambiare le abitudini della gente e di creare cose mai viste finora”
.  Nel resto dell’intervista, i fondatori di SoundCloud aggiungevano anche “c’erano così tante cose interessanti sul web da migliorare e dalle quali creare roba nuova; è iniziato tutto così.”

Tutte queste rivoluzioni riguardavano la musica.

A otto anni dalla nascita di Soundcloud e dai tempi in cui progettava la propria rivoluzione, l’accoppiata di Stoccolma (ora trasferitasi a Berlino) ha raggiunto un punto critico. Ljung e Wahlfross, i due ragazzi che si sono autoeletti paladini della musica su Internet e si sono dati come scopo di riparare un sistema danneggiato, ora si trovano impigliati nelle maglie dello stesso sistema.

Tutto e’ partito con dissensi rivolti a SoundCloud da un numero crescente di produttori e DJ perché mashup, mixtape, remix di vari utenti venivano rimossi in massa, spesso senza alcun preavviso. La Universal Music Group è stata citata come uno dei principali responsabili di questa procedura per cui parecchi account venivano chiusi e molte tracce eliminate. La causa era la violazione di copyright.

Gli stessi gestori di SoundCloud riferirono agli utenti e ai producer che la rimozione delle tracce era dovuta alla Universal, dato che “SoundCloud non ha alcun controllo su di esse.” Quando i produttori chiedevano spiegazioni, la risposta che ricevevano era: “Loro (Universal) non ci dicono il perché e non siamo nemmeno al corrente di quale parte della tua traccia infranga i diritti.”
 

Da quel momento SoundCloud ha provato a firmare accordi con le tre etichette più importanti del globo: Universal Music Group, Sony Music Entertainment e Warner Music Group. L’offerta avrebbe fornito a SoundCloud le licenze necessarie per continuare a riprodurre le tracce di queste etichette ed evitare potenziali controversie legali, mentre le label avrebbero ottenuto una partecipazione del 3,5 per cento in SoundCloud e una fetta delle entrate future.

Ma nessuna transazione e’ stata raggiunta e SoundCloud è stato citato in giudizio per violazione dei diritti copyright.

La prima a citare in giudizio SoundCloud e’ stata l’agenzia britannica che rappresenta i cantautori. L’agenzia, PRS for Music, ha detto di aver avviato un procedimento legale contro SoundCloud in Gran Bretagna. L’accusa? Che il servizio di streaming violasse i diritti d’autore PRS dei membri dell’agenzia non avendo ottenuto le licenze o pagato le royalties. “Se il mercato in streaming è quello di raggiungere il suo vero potenziale e di offrire un giusto ritorno per i nostri membri, organizzazioni come SoundCloud devono pagare per l’uso che fanno della musica dei nostri membri,” ha scritto Karen Buse, direttore esecutivo di appartenenza e internazionale per PRS, in una lettera ai membri del gruppo, tra i quali Paul McCartney e Adele.

SoundCloud, per tutta risposta, ha detto in un comunicato “Nessuno al mondo sta facendo di più per consentire ai creatori di costruire e connettersi con il loro pubblico, proteggendo i diritti dei creatori, inclusi i membri del PRS.”

SoundCloud permette a chiunque di caricare tracce che possono essere diffuse in modo semplice attraverso i social media: con 175 milioni di utenti ogni mese si è guadagnato una reputazione di sbocco influente per la nuova musica.

SoundCloud è iniziato come un servizio gratuito, che opera senza le licenze di copyright, su cui la maggior parte degli altri servizi di musica digitale si basano. L’anno scorso, il sito ha iniziato ad introdurre un nuovo modello che includeva la pubblicità per generare royalties dalla musica, ma le etichette hanno tardato ad adottarlo.

Warner Music e Merlin, agenzia che rappresenta le piccole case discografiche, hanno firmato accordi di licenza con SoundCloud, ma Universal e Sony, le due più grandi etichette, non l’hanno fatto.

Sony ha rimosso le canzoni dei suoi artisti e si prepara per citare in giudizio la società di streaming.

 

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