Il cinema muto e il diritto d’autore: Alice Guy Blanchè (1873–1968) la prima donna regista dimenticata

Il cinema muto e il diritto d’autore. Louis Le Prince è conosciuto come “il padre della cinematografia”; i fratelli Lumière come “i padri fondatori del cinema moderno”. Ma, visto che Alice Guy non era biologicamente adatta per essere padre, a lei non è stato riservato alcun appellativo così grandioso.

Forse la descrizione più appropriata per lei sarebbe “la prima donna regista dimenticata”.

Alice Guy Blanchè è una regista francese, pioniera del cinema al femminile, anche nota come la prima donna regista e la prima al mondo ad aver utilizzato un soggetto per il grande schermo.

Curiosa e attenta sperimentatrice, dotata di grande entusiasmo e di notevole eclettismo, la Guy si è cimentata in tutti i generi sperimentando numerose soluzioni narrative e tecniche.

Tra i primi lavori diretti, La fée aux choux (1896), un’illustrazione animata ‒ 20 metri di pellicola per la durata di 1 minuto e 30 secondi ‒ raffigurante una donna che alleva bambini in un orto di cavoli.



L’immaginazione e la sensibilità di questa pioniera del cinema si espressero con particolare efficacia nei racconti per l’infanzia quali La baptême de la poupée, Les petits peintres e soprattutto il commovente Les petits coupeurs de bois vert, tutti realizzati nel 1904.

La Guy iniziò quindi a realizzare progetti più ambiziosi tra i quali La Esmeralda (1905), un adattamento da Notre-Dame de Paris di V. Hugo, e il notevole La vie du Christ (1906), un soggetto religioso in 25 tableaux già portato sugli schermi dalla Pathé Frères, per il quale la G. ebbe a disposizione circa 300 comparse e in cui sperimentò l’uso della profondità di campo.

Dopo il matrimonio (1906) con l’operatore inglese Herbert Blaché (in seguito al quale iniziò a essere conosciuta anche come Alice Guy-Blaché), si trasferì negli Stati Uniti con il marito, chiamato a dirigere la sede newyorkese della compagnia Gaumont.

La Guy non e stata semplicemente la prima regista donna, ma anche la prima proprietaria di una produzione cinematografica.

Dedicatasi per tre anni interamente alla famiglia, la Guy tornò al suo lavoro, decidendo di fondare una propria casa di produzione, la Solax Company, che fu registrata il 7 settembre 1910 e della quale divenne presidente. Con la Solax Studios, con sede a Flushing, Queens, la G. produce una media di due film a settimana, scrivendone e dirigendone almeno la metà.

Per Guy la priorità non era la grande distribuzione ma sovvertire le sovrastrutture  sociali e demonizzare i tabù, scrivendo e producendo film che trattavano delle convenzioni di genere e della struttura sociale per poi ridicolizzarle e distruggerle.

La Guy è stata una delle prime a vestire le donne da uomini per sottolineare i privilegi degli uomini rispetto alle donne.



Al di là del crossdressing, la Guy ha analizzato i comportamenti imposti dal genere.

Nel  “Les résultats du Féminisme,” la Guy caratterizza i ruoli degli uomini e delle donne invertendoli.  Il titolo del film si traduce nelle conseguenze del femminismo che, nell’interpretazione di Guy, ha significato un mondo in cui le donne si ritrovano in ruoli tradizionalmente maschili, mentre gli uomini si ribellano all’oppressione. Sei anni più tardi, nel suo film di fantascienza, “In the Year 2000”, immagina un mondo fantastico in cui le donne governano gli uomini.

Nell’ottobre del 1913 la Solax interruppe la produzione: la Guy continuò a realizzare film come indipendente fino al 1917 facendoli produrre prima dalla Blaché Features, Inc., e in seguito dalla U.S. Amusement Corporation, società fondate dal marito e delle quali fu vicepresidente.

Molti di essi furono centrati su figure femminili (per es. The woman of mistery, 1914) e rivelarono anche l’interesse della Guy per le tematiche horror come The vampire (1915), prodotto dalla Popular Plays and Players, Inc. con cui la regista realizzò anche lavori basati su opere teatrali o romanzi.

Con l’affermarsi delle majors, la sopravvivenza degli indipendenti divenne impossibile: prima di ritirarsi definitivamente dalle scene la G. diresse i suoi ultimi due film The great adventure (1918) e Tarnished reputations (1920) per la Pathé Exchange.

Nel 1922, dopo il divorzio, partì per la Francia, dove però non riuscì più a lavorare nel mondo cinematografico.

Nel 1964 fece ritorno negli Stati Uniti, dopo aver vanamente tentato di far pubblicare la sue memorie.

In venticinque anni di carriera la G. realizzò più di duecento film, anche se quantificarli appare difficile dal momento che, a eccezione di un numero minimo, sono andati distrutti o risultano introvabili.

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Claudia è un avvocato che si occupa di diritto d'autore, dei media e dell’entertainment. Rappresenta autori, sceneggiatori, registi, produttori cinematografici e televisivi indipendenti, musicisti e fotografi.

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