La libera disponibilità online di contenuti digitali e il concetto di Open Access

La libera disponibilità online di contenuti digitali. L’Open Access è una modalità di pubblicazione del materiale prodotto dalla ricerca, per esempio articoli scientifici pubblicati in riviste accademiche o atti di conferenze, ma anche capitoli di libri, monografie o dati sperimentali, che ne consente l’accesso libero e senza restrizione. L’Open Access è anche il movimento che si contrappone al modello per definizione classico, nel quale le case editrici accademiche detengono diritti esclusivi sul materiale e lo vendono prevalentemente alle Università, per mezzo di abbonamenti e licenze.


La libera disponibilità online di contenuti digitali


In un’accezione ancor più ampia, il termine esprime la libera disponibilità online di contenuti digitali e riguarda l’insieme della conoscenza e della creatività liberamente utilizzabile.

L’obiettivo del movimento Open Access, che interessa attivisti, ricercatori e bibliotecari di tutto il mondo, è rendere disponibile la ricerca scientifica di ogni tipo e ad ogni latitudine, per favorire lo sviluppo della conoscenza e dell’attività accademica a livello globale.

Il movimento ha ricevuto forte spinta dall’attivista-programmatore statunitense Aaron Swartz co-autore, nel 2008, del Manifesto della guerriglia Open Access.

Negli ultimi vent’anni progetti di condivisione della conoscenza scientifica, quali la Public Library of Science o la Directory of Open Access Journals , hanno trasformato il panorama scientifico e la vita quotidiana di milioni di ricercatori.

Un altro recente progetto di condivisione nasce nel 2011 per opera di Alexandra Elbakyan, una neuroscienziata russa, che ha fondato il sito Sci-Hub.

Si tratta di un programma che permette di ottenere le ricerche protette da abbonamento attraverso i network universitari. Funziona così: quando un utente chiede uno degli articoli in questione, il servizio lo scarica dall’ateneo collegato a quel determinato database. Ne consegna una copia a chi l’ha richiesta e un’altra la conserva nei propri server, in modo che rimanga a disposizione. Dentro a Sci-Hub sono stati riversati circa 47 milioni di articoli accademici. Elbakyan sostiene che contenga quasi tutte le conoscenze scientifiche paywalled che esistono nel mondo. I documenti sono gratuiti per chiunque. Si possono leggere e scaricare.

Per gli studenti e i ricercatori di tutto il mondo, che non si possono permettere di acquistare riviste accademiche, Elbakyan è un’eroina.

Per gli editori accademici, come Reed Elsevier, una dei maggiori gruppi editoriali di articoli scientifici, è tutto il contrario.

L’anno scorso, proprio Reed Elsevier ha preso provvedimenti contro Sci-Hub, sostenendo la violazione delle leggi sul copyright degli Stati Uniti e del “Computer Fraud and Abuse Act”, che vieta l’accesso fraudolento dei sistemi informatici. Nel mese di ottobre, un tribunale distrettuale di New York ha ordinato il take down del sito. Elbakyan è rimasta impassibile. Poco dopo, Sci-Hub è riemerso all’estero con un nuovo dominio.

L’esempio di Sci-Hub dimostra l’aumento delle iniziative tese a ribadire che di fatto “siamo tutti custodi della conoscenza” a prescindere da chi, come nel caso di specie, ne detiene in maniera impropria, i diritti d’autore.

Certi studiosi, ricercatori o semplicemente geni visionari hanno detto no al modello classico della ricerca a pagamento e si sono definitivamente schierati a favore della conoscenza aperta, dell’accesso alla letteratura scientifica, dell’attenzione ai diritti (digitali e non).

Ma nonostante i passi in avanti compiuti finora, resistono ancora troppi lucchetti imposti alla conoscenza accademica da grandi gruppi editoriali. Reed Elsevier, per esempio, ha un fatturato annuale superiore al miliardo di dollari e un margine di profitti intorno al 37%. Gi editori di ricerche accademiche sono riusciti ad ottenere una posizione di potere assoluto senza averne i meriti e i loro profitti ne sono quasi una prova.

Per capire l’asserzione di cui sopra, occorre evidenziare che la produzione accademica e scientifica è completamente diversa dalle altre. Nel mondo accademico, gli autori non sono pagati per scrivere e pubblicare, anzi, spesso pagano loro (sia nell’open che nel closed access). La comunità accademica compie la peer review gratuitamente ed è poi la stessa destinataria e “consumatrice” di tutta la produzione scientifica.

Considerato quanto sopra, condividere una ricerca o un articolo accademico protetto da diritto d’autore senza il permesso della casa editrice che ne detiene i diritti, non è   “semplice” pirateria ma piuttosto una forma di disobbedienza civile.

Possiamo ricordarci che quando parliamo di open data per la pubblica amministrazione, o di un diritto d’autore più flessibile e aggiornato, o di biblioteche digitali accessibili e gratuite, o di open source, o di accesso aperto alla letteratura scientifica, in realtà indichiamo sfaccettature diverse di un unico cristallo, varie declinazioni di un movimento comune, quello della conoscenza libera.

Possiamo ricordarci che è necessario garantire a tutti l’accesso alla conoscenza per avere democrazia, perché l’informazione è potere e un cittadino informato è un cittadino attivo, e prezioso.

“L’informazione è potere. Ma come con ogni tipo di potere, ci sono quelli che se ne vogliono impadronire. L’intero patrimonio scientifico e culturale, pubblicato nel corso dei secoli in libri e riviste, è sempre più digitalizzato e tenuto sotto chiave da una manciata di società private. Vuoi leggere le riviste che ospitano i più famosi risultati scientifici? Dovrai pagare enormi somme ad editori come Reed Elsevier.” Aaron Swartz, Guerrilla Open, Access Manifesto.

Internet è fatta di persone, oltre che di cavi e bit e sono le persone a decidere come usarlo e per cosa. Aaron credeva che fosse uno straordinario strumento di collaborazione e condivisione. Un modo per cambiare le cose in una società basata sulla collaborazione, la condivisione e i commons.

Le origini sono importanti e Internet è il più grande progetto della storia basato sulla collaborazione di militari, accademici, hacker e industriali. Internet, la rete delle reti, è nata per la condivisione di dati, delle risorse scientifiche, accademiche e finanziarie.



 

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