La riforma del Copyright tra geoblocking e tassa sui link

la riforma del copyright

La riforma del copyright, che dovrebbe essere presentata il 21 settembre, ha avuto un percorso piuttosto travagliato ed è stata rallentata dalla consultazione indetta dalla Commissione su due aspetti che hanno raccolto un numero elevato di critiche da parte degli attivisti dei diritti civili e degli stessi cittadini.

la riforma del copyright

La riforma del copyright

Il progetto di valutazione di impatto delle nuove norme europee in materia di diritto d’autore, documento non definitivo ma dal quale emergono le idee di base della Commissione europea nella stesura delle nuove regole, di 182 pagine, individua tre obiettivi da raggiungere:

  • assicurare un maggiore accesso ai contenuti,
  • realizzare un mercato digitale ben funzionante per il copyright e
  • adattare le eccezioni al diritto d’autore all’ambiente digitale.

Al di là della problematica sulla libertà di panorama, la consultazione si è soffermata in particolare sui problemi economici degli editori, nell’ambito delle difficoltà dei titolari dei diritti d’autore a realizzare dei profitti dai loro contenuti.

La premessa è che gli editori stanno facendo male nell’ambiente digitale, mentre le piattaforme online, i cosiddetti OTT (Google, Facebook, ecc…), ottengono enormi profitti e dunque i motori di ricerca Internet come Google rischiano di dover pagare per gli estratti di articoli dei media che mostreranno.

La riforma del copyright prevede una tassa sui link: snippet tax di ritorno

Per fermare il declino del fatturato degli editori di giornali prevedendo l’estensione dei loro diritti sui contenuti, la soluzione prospettata dalla Commissione è quella di introdurre una sorta di  tassa sulla condivisione di link e frammenti di un articolo (appunto snippet tax) .

In questo senso, da un lato la riforma del copyright proposta prevede l’estensione ai giornali dei cosiddetti “diritti connessi”, ovvero diritti d’autore già riconosciuti in ambito musicale per esempio agli esecutori e alle emittenti e che l’attività permette la fruizione dell’opera, dall’altra del potere di impedire il riuso online di determinati contenuti “anche nel caso si possa applicare una specifica eccezione al copyright”, ovvero se tale riuso rientri in quelli legittimi previsti dalla legge.

Gli osservatori, naturalmente, hanno immediatamente guardato a tale modifica come alla cosiddetta “Tassa sui link”.

Nuovo diritto sui frammenti di testo a livello europeo? No, grazie.

Questa è la posizione dell’Anso, l’associazione nazionale della stampa online, che ha esortato editori locali e digitali a far sentire la propria voce contro i “diritti accessori”. A pagina 147 del progetto di valutazione si precisa che il nuovo diritto non cambierà lo status legale degli hyperlinks.

This intervention would not change the legal status of hyperlinks in EU law as it follows from the case-law of the CJEU according to which the “provision on a website of clickable links to works freely available on another website” does not constitute a copyright relevant act

D’altra parte – come sottolinea EFF – se i giornali avessero la possibilità di impedire la pubblicazione dei loro contenuti da parte degli aggregatori di notizie o dei motori di ricerca, questi sarebbero costretti a sottoscrivere accordi specifici per la loro pubblicazione.

La battaglia tecnica si combatte da anni e ha avuto un momento di rilievo nel procedimento Svensson (CGUE caso 466/12), nel quale si è discusso di hyperlink e legittimità degli stessi.

Nel momento in cui si ha una comunicazione al pubblico il titolare del diritto d’autore ha il diritto di essere compensato per l’uso del contenuto, ma la Corte europea nel procedimento sopra citato ha sostanzialmente detto che la ripubblicazione di un articolo già visibile online (quindi non dietro paywall) non è “nuova” comunicazione al pubblico, e quindi non fa sorgere nuovi diritti.

Detto in breve il semplice atto di collegare (link) contenuti in rete non è violazione del copyright perché non raggiunge un nuovo pubblico.

Ma la sentenza ha lasciato senza risposta alcune domande, come ad esempio quando è possibile definire i contenuti “accessibili al pubblico”, oppure come devono essere trattati i link dietro paywall.

Questa situazione ha offerto la scusa alla Commissione europea per inserirsi nel dibattito con la soluzione proposta.

La soluzione della Commissione europea è l’introduzione di un neighbouring right for publishers (diritto connesso per gli editori), una dizione, si noti, diversa da ancillary right (diritto accessorio) o similari, probabilmente proprio per cercare di evitare le critiche che le precedenti proposte in materia hanno collezionato, ma che non muta i termini della questione.

La possiamo chiamare Link Tax, Google Tax, Snippet Tax, diritto connesso, alla fine non è altro che un nuovo diritto esclusivo, diverso rispetto a quello degli artisti, che viene assegnato agli editori, con notevole estensione del quadro normativo in materia di copyright. Si tratta a tutti gli effetti di una tassa sui link.

La riforma del copyright: ancora geoblocking

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Il geoblocking è un artificio utilizzato dagli operatori di mercato al fine di massimizzare i profitti, compartimentando il medesimo mercato (l’Europa). Se consideriamo che gli Usa sono un unico mercato digitale, il raffronto tra la ricchezza di contenuti del mercato americano è di per sé esplicativo del fatto che le barriere digitali sono, nell’ottica dei cittadini, un problema da rimuovere. Il documento sembra inoltre riaprire alla vituperata pratica del geoblocking, fino a qualche mese fa messa al bando seppur con qualche esenzione non trascurabile relativa ai prodotti protetti dal copyright: proprio su questo aspetto si concentravano le critiche alla riforma, giudicata per esempio dall’europarlamentare Pirata Julia Reda “anacronistica, anti-europea e anti-digitale”. Nonostante ciò il documento sembra contenere ancora tale limitazione territoriale per i beni digitali protetti da diritto d’autore.

 

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Claudia è un avvocato di diritto d'autore, dei media e dell’entertainment. Rappresenta autori, musicisti e produttori cinematografici indipendenti.

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