La riforma del copyright e gli Accordi tra aziende contro la pirateria

La riforma del copyright e gli Accordi tra aziende contro la pirateria

Uno degli aspetti presi in considerazione dalla Commissione per la riforma del copyright riguarda la grande quantità di contenuti in violazione dei diritti dei titolari, caricati dagli utenti. In relazione a ciò si evidenzia l’assenza nell’ambito del diritto europeo di un obbligo da parte delle piattaforme online di agire “proattivamente”.

La soluzione

La soluzione della Commissione per la riforma del copyright è di invogliare le aziende a cercare accordi con i titolari dei diritti, al fine di realizzare strumenti per la rimozione automatizzata dei contenuti in violazione del copyright.

Si tratta dell’istituzionalizzazione di pratiche poste in essere dalle aziende americane, come ContentId, un sistema di rimozione creato da Google nella piattaforma YouTube.

Il problema in relazione a tali sistemi automatizzati è che sono forieri di numerosi abusi ed errori. Ciò è dovuto principalmente al fatto che tali strumenti si basano sulla considerazione che ogni copia di un contenuto sul quale insistono diritti d’autore è una violazione. Tale giudizio è evidentemente sbagliato all’interno di ordinamenti (come quello europeo ma anche quello americano) nel quale esistono eccezioni al diritto d’autore (come il fair use) che consentono l’utilizzo di opere protette in presenza di determinati requisiti. Un giudizio di questo tipo è estremamente tecnico ed è impossibile farlo svolgere ad un sistema automatizzato.

Alterazione della tutela del copyright

Una norma che affida alle aziende private il potere di censurare un contenuto online sulla base di una valutazione di parte, tra l’altro automatizzata, finirebbe per alterare definitivamente i confini non solo della tutela del copyright ma anche dell’esercizio della libertà di espressione.

La riforma del copyright e gli Accordi tra aziende contro la pirateria

I costi

Altro aspetto da non sottovalutare è che sistemi quali ContentId sono estremamente costosi (YouTube ha speso 60 milioni per realizzarlo) e obbligare le piattaforme online all’utilizzo di sistemi del genere finirebbe per creare un ostacolo insormontabile per tutte le piccole e medie imprese che mai si potrebbero permettere l’ingresso nel mercato a tali costi.

La ridistribuzione dei profitti

Il tutto sembra un modo per imporre alle grandi aziende del web una ridistribuzione dei loro profitti verso gli editori europei in crisi, nel contempo, però, le grandi aziende del web si vedrebbero introdotto un onere legale che impedirebbe ad altri concorrenti l’ingresso nel mercato. Insomma, un do ut des tra aziende già nel mercato.

Il modello di business Internet

Le proposte della Commissione per la riforma del copyright appaiono come un mezzo per tutelare gli editori tradizionali dalla concorrenza dei nuovi modelli di business creati con Internet, in breve si propugnano norme protezioniste per difendere lo status quo incapace di adattarsi alle nuove tecnologie.

La riforma del copyright e gli Accordi contro la pirateria: Il solito problema irrisolto

Dalla nascita di questa nuova tecnologia il problema è sempre lo stesso, che Internet ha messo in crisi i modelli di business tradizionali, consentendo l’avvio di modelli di business completamente diversi dal classico modello unidirezionale (dal produttore al consumatore). In Internet possono convivere tantissimi modelli di business, multidirezionali, senza intermediari, ma anche i modelli tradizionali, volendo, se i consumatori li preferiscono.

Il problema del modello classico (artistiproduttoriconsumatori) è che limita enormemente le possibilità dell’artista, in quanto chi decide se un’opera deve nascere è solo il produttore.

Con Internet l’artista si può rivolgere direttamente al pubblico che diventa l’unico giudice della commerciabilità dell’opera, con ciò consentendo la pubblicazione anche di opere di nicchia (pochi esemplari venduti) che nel modello tradizionale non nascerebbero mai perché non vi è un rientro di profitti sufficiente per l’editore.

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Claudia è un avvocato di diritto d'autore, dei media e dell’entertainment. Rappresenta autori, musicisti e produttori cinematografici indipendenti.

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