La nuova legge sul Copyright: migliorativa o peggiorativa?

La nuova legge sul Copyright: migliorativa o peggiorativa?

La nuova legge sul Copyright (di Angela Patalano)

Una riforma migliorativa o peggiorativa? I punti chiave della riforma del copyright

E’ sempre più vicina la regolamentazione della cosiddetta link tax. Si tratta di uno strumento che consentirà agli editori di ottenere, sulle opere giornalistiche, una remunerazione per la condivisione on line di link o frammenti di essi (c.d. snippets o brevi estratti di articoli di giornale). In realtà, la necessità di introdurre questo strumento, mira a colmare il cd. value gap, ossia la disparità retributiva tra gli intermediari di servizi di sharing e gli autori e/o artisti.

La riforma in particolare

Gli articoli 11 e 13 della Proposta di riforma, introdurranno delle vere e proprie rigidità nel sistema, che mineranno la democraticità della rete e tutte le attività che vengono svolte all’interno e mediante essa.

L’articolo 11 –   rubricato “Protezione delle pubblicazioni di carattere giornalistico in caso di utilizzo digitale estende espressamente il diritto di esclusiva a qualsiasi “utilizzo digitale”, estende il diritto d’autore sulle opere giornalistiche anche agli snipetts per 20 anni dalla pubblicazione. Un’esclusività che reputo assurda, considerando l’oggetto della tutela, nessuno leggerà tra 10 anni gli articoli che oggi vengono pubblicati, figuriamoci l’estratto.

La nuova legge sul Copyright: Punti di Vista 

Come sostiene Julia Reda, membro del Partito pirata tedesco, la riforma del diritto d’autore non solo toccherebbe gli articoli, ma verrebbe estesa anche ai Link e agli Url. La conseguenza sarebbe che se un blog o rivista on line condividesse il link ad un articolo, contenente uno snippet, senza che sia stato esperito un previo accordo tra la piattaforma (ad esempio Google News) e gli editori o sia stata concessa una licenza, si configurerebbe una lesione del diritto dell’autore. Un intervento sul copyright di questo calibro è in realtà cucito sugli interessi dei privati, e non parlo degli utenti della rete, ma dei grandi editori, a scapito degli artisti, blogger, utenti, piccoli editori e start-up.

Come sostenuto dalla Professoressa Eleonora Rosati della Southempton University, ci sono paesi europei, fra cui l’Italia, in cui questa riforma inciderebbe realmente sugli editori, in capo ai quali, ad esempio, ex art 7 della LDA 633/41, già sussiste una presunzione di titolarità circa l’opera collettiva.

Le vittime di questa pressione sarebbero solo “i giornalisti free-lance che non abbiano trasferito il diritto d’autore sui propri pezzi ai relativi editori.”

La realtà è bene espressa dalla European Copyright Society (ECS): l’intervento normativo non restringerebbe la libertà di espressione, ma darebbe vita ad una vera e propria “distort competition in the emergin “European information market”.

In sostanza, come emerge da una lettera che 37 professori delle università inglesi hanno inviato alla Copyright Policy Directorate of UK Intellectual Property Office, la riforma non è necessaria. Viene piuttosto avvertita come qualcosa di indesiderato e introduce livelli di incertezza che anziché migliorare e facilitare il sistema lo rende più complesso e costoso.

Come sostenuto dalla CEIPI Opinion, questo non porta alcun contributo positivo al Mercato Unico Digitale, non crea un mercato più equo e sostenibile per la stampa.

La previsione è spaventosa

Mentre i grandi aggregatori come Google ne uscirebbero illesi, i piccoli aggregatori come Flipboard, potrebbero implodere sotto il peso delle autorizzazioni ogni qual volta si avvarranno di immagini ed estratti per stimolare la lettura ed aumentare il traffico sulla propria piattaforma. L’obiettivo a cui tende la riforma è quello di creare un diritto d’autore come quello già in essere in Spagna o Germania. Tuttavia in Spagna, come segno di protesta verso questo strumento che sembra un abominio verso la libertà di espressione, Google News ha chiuso i battenti[1]. Nel 2017 l’utilizzo della rete dovrebbe passare per un accesso semplice e rapido delle informazioni. Ma che succederebbe se questa libertà venisse soppressa?

La nuova legge sul Copyright: migliorativa o peggiorativa?

Il sistema di filtraggio che snaturalizza la rete: l’art 13

L’art 13 della Proposta è dedicato alla responsabilità degli intermediari ed in particolar modo degli host provider. Questi soggetti dovrebbero attuare un sistema di filtraggio obbligatorio (generalizzato e preventivo) estremamente pressante e a farne le spese sarebbero i social come Facebook, Twitter, ma anche piattaforme di condivisione come You Tube, SoundCloud o siti di informazione come wikipedia. I provider che gestiscono queste piattaforme avrebbero l’onere di verificare che i contenuti in essi caricati non violino il diritto d’autore e, solo in presenza di un ruolo attivo da parte dell’ISP, si configurerebbe una diretta responsabilità per l’uploading effettuato dell’utente.

Chi dovrebbe effettuare questo controllo? Beh nessun essere umano, ma una tecnologia preposta a questa funzione.

E veniamo al secondo punto dell’art 13 della Proposta che si rivolge alle start up affermando che «dovrebbero adottare misure appropriate e proporzionate per garantire la protezione di tali opere…, ad esempio tramite l’uso di tecnologie efficaci», possibilità questa per pochi eletti, pensiamo Google o Facebook. L’idea di affidare il sistema di filtraggio alla tecnologia è forse una scelta superficiale o semplicemente pretenziosa. Molti contenuti, seppur leciti, potrebbero essere eliminati.

Ma non solo.

Un ulteriore problema riguarda l’acquisizione stessa della tecnologia. Non tutte le start up sono in grado effettuare un investimento di questo tipo, con la conseguenza che solo le grandi start up potranno continuare ad operare. Un investimento inutile, se si pensa che You Tube ha speso 60 milioni per il loro Content-ID ma, a conti fatti, si tratta comunque di un sistema che può essere by-passato. Il sistema che introdurrebbe la riforma è sicuramente una previsione controcorrente con quelle che sono le tendenze della Corte di Giustizia Europea, ai cui occhi i rischi derivanti dall’adozione del sistema di filtraggio obbligatorio sono più che chiari. La Corte, nella sentenza Sabam – Netlog ha sottolineato un importate elemento: i sistemi di filtraggio funzionano in automatico, non sono svolti da essere umani, pertanto discernere ciò che è legale da quello che non lo è può essere difficile e ancor di più, un sistema di questo tipo contrasta con la normativa europea.

La nuova legge sul Copyright: in conclusione

La riforma sul copyright presenta punti lacunosi e per nulla chiarificatori. Non tutela i consumatori, ma risponde all’esigenza degli editori di vedere riconosciuta un’esclusività finanche sui link/Url. Anche se non siamo nativi digitali, internet è divenuto lo strumento che governa le nostre vite.

Ma cosa accadrebbe se il sistema implodesse? Se la libertà di espressione venisse strozzata nella morsa dei privati ai cui interessi la riforma risponde?

Con riferimento all’articolo 11 della Proposta, imporre agli aggregatori il pagamento di un “equo compenso” e la necessità di ottenere una licenza o autorizzazione per la condivisione di un link o estratto (snippet) è sicuramente una scelta illogica e irragionevole. In primis mancano i presupposti della creatività e originalità, poi se cosi fosse, allora dovrebbe trattarsi di un obbligo imposto agli aggregatori non solo per gli editori ma per tutti i contenuti digitali presenti in rete. Chiunque potrebbe vantare un siffatto diritto, anzi, proprio con riferimento agli user generated contents, laddove questa norma entrasse in vigore il rischio sarebbe che gli utenti inizierebbero a pretendere lo stesso equo compenso al pari degli editori per l’indicizzazione dei propri contenuti.

Per quando riguarda l’articolo 13 della Proposta, l’inadeguatezza del sistema di filtraggio è già stato riprovato dalla Corte di Giustizia Europea. Censurare la rete, equivale a creare una sorta di controllore che dovrebbe selezionare le informazioni da mettere in circolazione. La libertà di informare ed essere informati verrebbe azzerata. Gli utenti sarebbero assoggettati al potere di chi ha la capacità economica di adottare questi sistemi. Il tutto si ridurrebbe ad una sorta di Truman Show della rete.

Il copyright diverrebbe un mero strumento preposto alle esigenze degli editori e dei grandi aggregatori che nel frattempo sarebbero gli unici a poter affrontare economicamente quanto imposto dalla normativa.

[1] Google News ha rimosso dalla sezione notizie gli editori spagnoli rifiutandosi di pagargli le royalties. Ciò ha ridotto il traffico verso i siti spagnoli di informazione di circa il 10-15%. Questo risultato, apparentemente innocuo, è invece un dato preoccupante. Si tratta di una censura che non solo restringe la libertà di diffondere la cultura on line ma impedisce la circolazione stessa dell’informazione che potrebbe diventare appannaggio di chi, avendone il potere, decide di far passare solo determinate notizie.

 

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