Link Tax – Snippets

Link Tax – Snippets (di Angela Patalano)

L’avvento della tecnologia digitale ha portato con sé una serie di implicazioni, positive e negative, che hanno mutato radicalmente il comportamento dei consumatori. Circa il 99% dell’attività che svolgiamo avviene attraverso la rete. Un cambiamento che ha inciso notevolmente sull’ecosistema di Internet, trasformando la rete nel principale canale attraverso il quale gli utenti creano, distribuiscono e usufruiscono della cultura e dell’informazione; dando vita a nuovi modelli di business che facilitano la diffusione della cultura transfrontaliera e che si pongono in concorrenza con gli editori tradizionali.

La proposta di Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio sul diritto d’autore nel Mercato Unico Digitale:

“Ad oggi gli editori di giornali riescono difficilmente a concedere licenze per le pubblicazioni online ricavando una quota equa del valore che esse generano, il che, in ultima analisi, potrebbe pregiudicare l’accesso dei cittadini all’informazione.”

Il primo strumento che la Commissione vorrebbe introdurre, affinché gli editori possano essere remunerati mediante la concessione di licenze per la diffusione dei contenuti online, è previsto nell’art 11 della Proposta di Riforma.

Si parla a riguardo di Link Tax o snippet Tax.

Un diritto connesso per gli editori che dovrebbe facilitare la concessione di licenze online per le pubblicazioni dei contenuti, ottenere un equa remunerazione e la tutela dei propri diritti. Un diritto che si attiva ogni qualvolta venga condiviso un link contenente uno snippets. L’esclusiva che si verrebbe a creare ha una durata ventennale dal giorno in cui l’articolo viene condiviso.

Uno strumento che consentirebbe di riequilibrare l’ecosistema di Internet.

Tuttavia, come sostenuto dall’eurodeputata Julia Reda, l’estensione della tutela anche ai Link e agli Url comporterebbe, a livello di normativa e di obblighi, un problema di non poco rilievo. I link contengono parole del titolo dell’articolo e non nel contenuto quindi, in realtà, non ci sarebbe alcuna lesione del diritto d’autore, essendo questo, privo dei requisiti della creatività e originalità.

La proposta appare particolarmente pregiudizievole,

in quanto, si presenta come un complesso di contraddizioni, lesiva dei diritti fondamentali, volta a tutelare non i consumatori, ma solo i grandi editori. Inoltre, gli effetti negativi verrebbero ad incidere anche sul pluralismo dei media che minacciano la qualità dell’informazione, il ruolo e la posizione degli editori nella società digitalizzata.

Il progetto di riforma insieme alle sue proposte di modifica sono attualmente in fase di esame da parte del Parlamento europeo.

Il 10 ottobre la Commissione giuridica del Parlamento europeo (JURI) avrebbe dovuto votare una proposta per modificare. Sembra però che questo impegno sia stato rimosso dall’ordine del giorno per tale data. Ci toccherà aspettare la prossima sessione del 7 dicembre 2017.

Secondo i più recenti dibattiti in materia di riforma del copyright,

alcuni accademici come il Professor Lionel Bently (University of Cambridge), ritengono che la riforma, sebbene abbia punti di partenza sani, come:

  • conformare il diritto d’autore al digitale; rafforzare l’efficacia dei diritti tra gli autori / editori e gli utenti;
  • tutelare la libertà di stampa e il pluralismo dei media, con l’obiettivo è quello di migliorare la qualità del giornalismo e
  • facilitare accesso alle informazioni,

sia in realtà una riforma dannosa – d’altronde l’esperienza della Spagna e della Germanica ne sono un concreto esempio – come affermato dagli studi indipendenti svolti dallo stesso professore Lionel Bently, il professor Martin Kretschmer, Tobias Dudenbostel, María del Carmen Calatrava Moreno e Alfred Radauer.

Oltre agli effetti dannosi, la riforma si presenta irragionevole nella misura in cui garantisce tutela esclusivamente ai grandi editori.

In particolar modo, “il vicepresidente di ANSO – Associazione Nazionale Stampa Online – Matteo Rainisio. Ha sostenuto che: “ad avvantaggiarsi (della Google Tax, NdR) sarebbero unicamente i grandi gruppi editoriali che potrebbero da un lato proteggere il proprio contenuto e dall’altro far valere la loro forza per ottenere il pagamento del dovuto. […] “bloccare” questa onda è oramai impossibile a meno che non si voglia dare a pochi il controllo dell’informazione online, uccidendo di fatto non solo piccole testate storiche che sono già alle prese con la trasformazione verso il digitale, ma anche e soprattutto tutte le aziende […] native digitali che in questi anni hanno contribuito a creare nuovi posti di lavoro e a sopperire ad una sempre maggiore distanza tra i grandi media e i territori più periferici e distanti dai grandi agglomerati urbani.”

Un altro problema riguarda lo snippet tax e la “comunicazione al pubblico”.

Ci si chiede se condividere un link di opere protette dal diritto d’autore e pubblicarle senza l’autorizzazione del titolare su un altro sito Internet dia luogo ad una “comunicazione al pubblico”.

Come sostenuto dall’Avvocato Bruno Saetta: “Nel momento in cui si ha una comunicazione al pubblico il titolare del diritto d’autore ha il diritto di essere compensato per l’uso del contenuto, ma la Corte europea nel procedimento sopra citato ha sostanzialmente detto che la ripubblicazione di un articolo già visibile online (quindi non dietro paywall) non è “nuova” comunicazione al pubblico, e quindi non fa sorgere nuovi diritti. Detto in breve il semplice atto di collegare (link) contenuti in rete non è violazione del copyright perché non raggiunge un nuovo pubblico. Ma la sentenza ha lasciato senza risposta alcune domande, come ad esempio quando è possibile definire i contenuti “accessibili al pubblico”, oppure come devono essere trattati i link dietro paywall. Questa situazione ha offerto il destro alla Commissione europea per inserirsi nel dibattito con la soluzione proposta.”

Una valida alternativa sarebbe, come sostenuto anche dal Professor Ghidini, la previsione di un sistema meno invasivo, come la presunzione relativa.

Potrebbe per esempio introdursi una presunzione di rappresentanza dei diritti degli autori delle opere giornalistiche in favore degli editori. Mentre, per quanto riguarda gli snippets, non c’è bisogno di alcuna autorizzazione, laddove questo rientri nelle sette righe. Tuttavia, è lo scopo di lucro il discrimine che consente di comprendere se sia necessario pagare per lo sfruttamento del contenuto digitale.

Text e Data Mining

Sul versante dei Text e Data Mining la situazione, sembra essere meno drammatica. La riforma, per quanto riguarda lo sfruttamento di questa tecnologia, ha risvolti positivi. Infatti, come afferma la commissione europea nella proposta di riforma del 14 settembre del 2016 “la natura facoltativa delle eccezioni e delle limitazioni di cui alle direttive 2001/29/CE, 96/9/CE e2009/24/CE in questi settori può avere un impatto negativo sul funzionamento del mercato interno. Ciò riguarda in particolare gli utilizzi transfrontalieri, sempre più importanti nell’ambiente digitale. Pertanto, le eccezioni e le limitazioni attualmente previste dalla normativa dell’Unione applicabili alla ricerca scientifica, all’insegnamento e alla conservazione del patrimonio culturale andrebbero riesaminate alla luce di tali nuovi utilizzi. Andrebbero introdotte limitazioni o eccezioni obbligatorie per l’uso di tecnologie di estrazione di testo e di dati (text and data mining) nel campo della ricerca scientifica, per finalità illustrative ad uso didattico in ambiente digitale e per la conservazione del patrimonio culturale”.

L’interesse pubblico giustifica l’introduzione di un’eccezione obbligatoria e non più facoltativa in favore di questi istituti.

Il discrimine circa la necessità di rivendicare la sete degli editori di ottenere una retribuzione dello sfruttamento dei testi è dato dallo scopo. In assenza dello scopo di lucro, le organizzazioni di ricerca possono eccedere, estrarre e riprodurre i big data senza alcuna previa autorizzazione. Diversamente sarà necessario ottenere una licenza.

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Claudia è un avvocato di diritto d'autore, dei media e dell’entertainment. Rappresenta autori, musicisti e produttori cinematografici indipendenti.

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