La parodia come scusa per non chiedere il consenso all’autore

Parodia e consenso dell’autore (di Angela Patalano)

E’ possibile fare la parodia di un video di You Tube, senza chiedere il consenso all’autore del video?

Nel diritto d’autore, ex art 6 l.d.a., la titolarità di un’opera si acquista nel momento in cui viene creata. Da quel momento in poi il titolare vanta una serie di diritti patrimoniali e morali che potrà far valere nei confronti di chi, a seguito di uno sfruttamento illecito, ne tragga indebito vantaggio.

Come si può sfruttare un’opera altrui senza violare il diritto d’autore? Chiedendo l’autorizzazione al titolare e versando un compenso a seguito dell’autorizzazione.

Questa regola generale vale sempre? No. La disciplina italiana ed europea prevedono una serie di eccezioni. Tanto la Direttiva UE 2001/29/CE, sull’armonizzazione di alcuni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione, all’art. 5, par. 3, lett. k), quanto la Corte di Giustizia Europea, interpellata dal giudice a quo, – a seguito di una controversia tra il sig. Deckmyn, membro di un partito politico fiammingo, e i titolari dei diritti connessi sull’opera di Vandersteen, fumettista degli anni Sessanta – hanno individuato le condizioni necessarie affinché si possa realizzare una parodia.

Le caratteristiche essenziali della parodia sono:

  • da un lato quella di evocare un’opera esistente da cui essa si deve differenziare in maniera
    percettibile;
  • dall’altro, quella di costituire un atto umoristico o canzonatorio.

Non è invece richiesto il carattere originale diverso dalla presenza di percettibili differenze rispetto all’opera parodiata.

Il titolare dell’opera primaria non può impedire lo sfruttamento della sua opera, – ad esempio, è possibile realizzare la parodia di un video altrui trovato su You Tube, sempre che questo contenga differenze rispetto all’opera originale e che non crei confusione circa la paternità delle
opere – salvo che l’opera parodiata non comunichi messaggi radicalmente contrari alle convinzioni della società. In questo caso, sarà possibile interdirne lo sfruttamento.

Nell’ordinamento nordamericano ed in quello continentale, sono previste delle eccezioni al consenso dell’autore. Queste libere utilizzazioni vengono indicate nei sistemi di Common Law con la locuzione “Fair Use” intesa come “l’utilizzo di materiale protetto dal copyright per scopi come il diritto di critica, il giornalismo, l’insegnamento e la ricerca”.

I fattori per determinare se si parla di Fair use sono:

  • la sussistenza di scopi didattici e non lucrativi;
  • la natura dell’opera protetta
  • la quantità e la sostanzialità della porzione utilizzata in relazione all’opera protetta nel suo complesso
  • le conseguenze di tale uso su un potenziale mercato o sul valore dell’opera protetta da copyright.

In conclusione, sia nei paesi di civil law che in quelli di common law, lo sfruttamento satirico di un’opera altrui è ammissibile senza un previo consenso e se sussistono le condizioni indicate dalla Corte di Giustizia Europea.

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Claudia è un avvocato di diritto d'autore, dei media e dell’entertainment. Rappresenta autori, musicisti e produttori cinematografici indipendenti.

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