Risarcimento danni per violazione del diritto d’autore

Risarcimento danni per violazione del diritto d’autore

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale di Torino – Sezione 1° civile in composizione collegiale ha pronunciato la seguente

S E N T E N Z A

nella causa civile iscritta in primo grado al n. 4725 R.G. 2016 promossa da LAPRESSE S.p.A.,  ATTRICE, contro Blasting Sagl,CONVENUTA CONTUMACE

OGGETTO: Risarcimento danni per violazione del diritto d’autore; concorrenza sleale

CONCLUSIONI DI PARTE ATTRICE:

Nel merito:

  • accertare e dichiarare che la pubblicazione sul sito it.blastingnews.com delle fotografie indicate in narrativa è avvenuta senza il consenso di LaPresse ed in violazione dei diritti alla stessa spettanti in forza della L. 633/1941;
  • accertare e dichiarare che tale illegittima pubblicazione costituisce altresì concorrenza sleale ai sensi dell’art. 2598 c.c.;
  • per l’effetto condannare Blasting Sagl al risarcimento del danno patrimoniale conseguente all’abusiva pubblicazione delle fotografie nella misura di € 3.050,00 ovvero nella diversa misura, maggiore o minore, che verrà determinata in corso di causa, anche in via equitativa, oltre agli interessi legali;
  • condannare altresì Blasting Sagl al risarcimento del danno patrimoniale conseguente alla condotta di concorrenza sleale posta in essere nonché del danno non patrimoniale conseguente alla lesione della reputazione commerciale dell’attrice, da liquidarsi in via equitativa;
  • ordinare a Blasting Sagl la pubblicazione dell’emananda sentenza, quantomeno per estratto ed a caratteri doppi ed in grassetto, sulla home page del sito internet it.blastingsagl.com e sul sito www.blastingnews.com entro dieci giorni dalla pubblicazione della sentenza e per un periodo di tre mesi, disponendo una sanzione pecuniaria di € 1.000,00, da corrispondersi in favore della ricorrente, per ogni giorno di ritardo; ordinare a Blasting Sagl di provvedere, a propria cura e spese, alla pubblicazione dell’emananda sentenza, quantomeno per estratto sul quotidiano “Corriere della Sera” o altro quotidiano a diffusione nazionale;
  • autorizzare LaPresse a provvedervi in vece di Blasting Sagl laddove questa non adempia entro e non oltre dieci giorni dalla pubblicazione dell’emanando provvedimento, disponendo in capo a quest’ultima l’obbligo di rifondere i relativi costi alla ricorrente;
  • autorizzare LaPresse a pubblicare sul proprio sito internet www.lapresse.it l’emanando provvedimento, in grassetto ed a caratteri doppi, per un periodo di tre mesi. Con vittoria di spese per il presente giudizio, comprensive di rimborso forfettario, I.V.A. e C.P.A. calcolate come per legge.

MOTIVI IN FATTO E IN DIRITTO DELLA DECISIONE

LaPresse S.p.A. (d’ora in poi, “LaPresse”), parte attrice nel presente procedimento, agiva contro la Blasting Sagl (d’ora innanzi, “Blasting”, rimasta contumace), lamentando la pubblicazione da parte di quest’ultima sul proprio sito di fotografie in violazione dei diritti spettanti a LaPresse in forza della L. 633/1941. Secondo l’attrice, tale condotta integrava altresì fattispecie di concorrenza sleale ex art. 2598 c.c. La pubblicazione da parte della convenuta delle fotografie in contestazione risulta documentalmente provata (docc. 8, 12, 14, 16, 18, 25 e 38-49 di parte attrice). Risulta altresì documentalmente provata la titolarità, in capo a LaPresse, del diritto connesso al diritto d’autore ex artt. 87 ss. L. 633/1941 su otto di tali fotografie e, precisamente, quelle di cui ai docc. 8, 12, 14, 16, 18, 25, 41 e 42 attorei (su cui infra). Tutte le fotografie in contestazione costituiscono, ai sensi della L. 633/1941 (d’ora in poi “l.d.a.”), “semplici fotografie”, in quanto non è possibile in esse apprezzare l’elemento soggettivo dell’autore: si tratta di mere riproduzioni della realtà, non connotate da creatività (Cass. 1992 n. 8186).

Come tali, queste fotografie sono tutelabili ai sensi del Capo V del Titolo II l.d.a. Ai sensi di tale normativa, “se l’opera è stata ottenuta nel corso e nell’adempimento di un contratto di impiego o di lavoro, entro i limiti dell’oggetto e delle finalità del contratto, il diritto esclusivo compete al datore di lavoro” (art. 88 co. 2 l.d.a.). Ebbene, le foto di cui ai docc. 8, 14, 16, 18, 25, 41 e 42 di parte attrice sono state precisamente realizzate da dipendenti di LaPresse nell’adempimento del loro contratto di impiego. Le foto di cui ai docc. 8, 16, 18, 25, 41 e 42 sono infatti state scattate dal sig. Daniele Badolato, dipendente di LaPresse (come provato dal doc. 3 di parte attrice), e ciò in costanza del rapporto di lavoro nonché in adempimento dello stesso, come risulta presuntivamente dall’archivio fotografico LaPresse, ove quale autore è indicato “LaPresse/Daniele Badolato” (docc. 9, 17, 19, 26, 41 e 42 di parte attrice).

La foto di cui al doc. 14 di parte attrice è stata similmente realizzata da altro dipendente di LaPresse, sig. Jonathan Moscrop: egli ha infatti lavorato come dipendente della società attrice (doc. 4 di parte attrice), ed ha scattato la foto in questione in costanza del rapporto di lavoro nonché in adempimento dello stesso, come risulta presuntivamente dall’archivio fotografico LaPresse, ove la foto è attribuita a “Jonathan Moscrop/LaPresse” (doc. 15 di parte attrice).

La fotografia di cui al doc. 12 di parte attrice è invece stata scattata dal sig. Alessandro Falzone, che non era dipendente di LaPresse, ma al quale dalla stessa era stato commissionato un servizio fotografico: la fotografia di cui al doc. 12 fa precisamente parte di tale servizio, come risulta dalla fattura emessa dallo stesso sig. Falzone (doc. 5 attoreo, costituente scritto proveniente da terzo ai sensi dell’art. 116 c.p.c.). Non trattandosi, nel presente caso, di lavoro alle dipendenze, non è applicabile l’art. 88 l.d.a. Risulta però applicabile l’art. 89 l.d.a., il quale sancisce: “La cessione del negativo o di analogo mezzo di riproduzione della fotografia comprende, salvo patto contrario, la cessione dei diritti previsti all’articolo precedente, sempreché tali diritti spettino al cedente”.

Difatti, pur trattandosi di foto digitale – nella quale il “negativo” è assente e, dunque, per la quale può in effetti risultare arduo distinguere una consegna della foto finalizzata a trasferire i diritti di utilizzazione da una consegna a ciò non finalizzata – nel caso di specie, operando per presunzioni, si giunge alla conclusione che il sig. Falzone abbia trasferito la foto a LaPresse con l’intento di cedere ad essa i diritti di utilizzazione: la fotografia, infatti, appare sull’archivio fotografico di LaPresse, ove quale “autore” è indicato “LaPresse/Alessandro Falzone” (doc. 13 attoreo).

Per quanto concerne, invece, le fotografie di cui ai docc. 38-40 e 43-49, LaPresse ne allega la titolarità in capo a se stessa (p. 4, seconda memoria, e verbale di udienza del 26.10.2016), ma senza allegare né tantomeno provare le ragioni di tale titolarità, ossia il rapporto fra lei stessa e gli autori materiali delle foto: la mera produzione del proprio archivio fotografico – ove tali foto risultano contenute, e nel quale comunque fra gli autori è indicata anche “LaPresse” – non è infatti di per sé sufficiente a dar prova della titolarità delle due foto in questione in capo a se stessa, in quanto – a differenza delle altre foto contestate – tale produzione non è accompagnata da ulteriori documenti che provino l’esistenza di un rapporto di lavoro alle dipendenze con gli autori materiali delle foto, o la cessione delle stesse ad opera dei professionisti che le abbiano scattate. Non essendo provata la titolarità di tali ulteriori fotografie, quanto ad esse non è possibile affermare che la loro pubblicazione ad opera di Blasting sia avvenuta in violazione dei diritti spettanti a La Presse in forza della L. 633/1941. Perciò, è per quanto riguarda le restanti otto fotografie che la loro pubblicazione ad opera di Blasting è avvenuta in violazione dei diritti spettanti a LaPresse in forza degli artt. 87 ss. l.d.a., data la prova non solo della loro pubblicazione ad opera di Blasting, ma altresì della titolarità dei diritti di utilizzazione economica delle stesse in capo a LaPresse (si veda supra). Essendo stata lesa nell’esercizio di un diritto di utilizzazione economica a lei spettante, LaPresse ha diritto al risarcimento – da lei domandato nelle proprie conclusioni – del danno conseguente alla violazione, ai sensi dell’art. 158 l.d.a. A tali fini, la giurisprudenza tende a svalutare l’accertamento della colpa nel caso concreto, ritenendola in re ipsa nel fatto stesso della violazione; peraltro, nel caso di specie, la sussistenza dell’elemento soggettivo – addirittura di quello integrante il dolo – emerge ex art. 116 c.p.c. dal comportamento extra-processuale di Blasting, la quale, avvertita a più riprese da LaPresse circa l’illiceità della propria condotta, ha mantenuto un atteggiamento interlocutorio, dilatorio e di non contestazione nelle sue comunicazioni con l’odierna attrice (si vedano i docc. 11, 23 e 29), peraltro continuando a porre in essere nuove violazioni. Per giurisprudenza consolidata, la somma da liquidarsi a titolo di risarcimento del danno è quantificabile in misura pari al c.d. “prezzo del consenso”, ossia alla somma che il titolare avrebbe percepito quale corrispettivo della propria autorizzazione all’utilizzazione a lui riservata. Nel caso di specie, parte attrice ha prodotto fatture dalla stessa emesse nei confronti di propri clienti in occasione della vendita di foto analoghe a quelle oggetto del presente giudizio: le fatture di cui ai docc. 52 e 53 attorei, in particolare, si riferiscono a “Foto con diritto di riproduzione per una sola volta. Fornitura n. 1 immagine”, e sono dunque particolarmente idonee a valutare il prezzo del consenso nel caso presente. L’importo riportato su entrambe le fatture è di euro 610,00 (ossia euro 500,00 più IVA). Ai fini del risarcimento del danno si terrà esclusivamente conto delle cinque fotografie di cui ai docc. 8, 12, 14, 16 e 18 di parte attrice (escludendo dunque le foto di cui ai docc. 25, 41 e 42): il risarcimento del danno patrimoniale conseguente all’abusiva pubblicazione delle fotografie che parte attrice domanda è infatti espressamente riferito – per quanto concerne la causa petendi – esclusivamente alle stesse (come risulta da p. 12 dell’atto di citazione), e non è stato integrato da parte attrice in corso di giudizio. Su tali basi, il Collegio Giudicante stima il prezzo del consenso in euro 500,00 a fotografia (IVA esclusa non costituente parte del danno), e dunque valuta la somma dovuta da Blasting a LaPresse a titolo di risarcimento del danno ex art. 158 l.d.a. in complessivi euro 2.500,00, oltre rivalutazione monetaria – anche se non espressamente richiesta, in quanto si tratta di obbligazione di valore (Cass. 2005 n. 19167) – e interessi legali sulle somme via via rivalutate dalla data del danno (Cass. 2016 n. 6545) fino all’effettivo saldo. Trattandosi di cinque fotografie pubblicate dalla Blasting in date diverse, in un periodo intercorrente fra il 14 luglio 2015 ed il 2 agosto 2015 (docc. 8, 12, 14, 16, 18), il presente Collegio fissa la data da considerarsi quale termine iniziale del calcolo della rivalutazione monetaria e degli interessi legali al 2 agosto 2015 data nella quale il danno complessivo, chiesto quale risarcimento, è maturato. Parte attrice domanda inoltre che si dichiari che la condotta della convenuta costituisce altresì atto di concorrenza sleale ex art. 2598 c.c., e per l’effetto la si condanni al risarcimento del danno patrimoniale derivante, nonché di quello non patrimoniale da lesione della reputazione commerciale. L’ipotesi di concorrenza sleale che si configura nel caso di specie è quella di cui al n. 3 dell’art. 2598 e, precisamente, la sua particolare declinazione nella fattispecie della c.d. concorrenza parassitaria. Infatti, la convenuta ha posto in essere una pluralità di atti – contrari ai principi della correttezza professionale, in quanto costituenti illecito extracontrattuale (si veda supra) – succedentesi nel tempo (infatti, come risulta documentalmente, le violazioni sono cominciate nel 2015 e continuate nel 2016: si confrontino, ad es., i docc. 41 e 42 attorei), diretti allo sfruttamento sistematico del lavoro di LaPresse (Cass. 1994 n. 9387) e quanto meno potenzialmente idonei a privare la concorrente di uno spazio di mercato (Cass. 1996 n. 6887). “Se gli atti di concorrenza sleale sono compiuti con dolo o con colpa, l’autore è tenuto al risarcimento dei danni”, recita l’art. 2600, co. 1, c.c. Ai sensi del co. 3, la colpa si presume, ma nel caso di specie è addirittura configurabile il dolo (si veda supra).

Malgrado tali premesse, tuttavia, non risulta possibile liquidare a LaPresse né il danno patrimoniale né il danno extra-patrimoniale da lesione della reputazione commerciale da lei domandati in conseguenza della condotta di concorrenza sleale della controparte.

Per quanto concerne il danno patrimoniale, infatti, l’unico allegato dall’attore è quello consistente nel mancato percepimento di un corrispettivo per l’utilizzo delle proprie fotografie: essendo il risarcimento di tale danno già stato liquidato ai sensi dell’art. 158 l.d.a., liquidarlo altresì ai sensi del 2598 c.c. integrerebbe una duplicazione del risarcimento.

Per il resto, non vi sono altri danni patrimoniali allegati, né tantomeno provati, neanche ai fini di una valutazione equitativa, la quale deve infatti essere limitata in modo da colmare solo le inevitabili lacune al fine della precisa determinazione del danno (Cass. 1986 n. 1212).

Per quanto concerne il danno extra-patrimoniale, la lesione della reputazione professionale è danno risarcibile ai sensi dell’art. 2059 c.c., anche in assenza di accertamento di un fatto di reato, in quanto la violazione della dignità sociale e professionale dell’imprenditore costituisce lesione di un valore costituzionalmente protetto (Cass. 2005 n. 6732).

Tuttavia, parte attrice non prova in alcun modo che sia effettivamente avvenuta una lesione della sua reputazione professionale, nemmeno ai fini di una valutazione in via equitativa (si veda supra). Si rammenta che, ai fini di valutare la mera sussistenza di un atto di concorrenza sleale, è sufficiente l’“idoneità” a danneggiare l’altrui azienda, perciò anche la sola potenzialità di un danno il quale pero’, nel caso di specie, non risulta specificamente comprovato.

Parte attrice domanda infine che sia ordinata alla convenuta la pubblicazione della presente sentenza. Firmato Da: RIZZI FRANCESCO EUGEN Emesso Da: POSTECOM CA3 Serial#: 13d0d8 Sentenza n. 2591/2017 pubbl. il 18/05/2017 RG n. 4725/2016 http://bit.ly/2xoIWsI pagina 7 di 8 Tale domanda è accoglibile ai sensi dell’art. 2600 c.c. in quanto la pubblicazione ha funzione preventiva (Cass. 1995 n. 12103) e prescinde dunque dall’accertamento di un danno (Cass. 1968 n. 825). LaPresse domanda altresì di essere ella stessa autorizzata a pubblicare la sentenza sul proprio sito internet www.lapresse.it.

L’autorizzazione puo’ essere concessa sulla base di quanto sopra. Le spese, secondo il principio generale, seguono la soccombenza, cui non vi è ragione di derogare. Esse sono dunque poste a carico di parte convenuta, e sono liquidate – avuto riguardo al d.m. 55/2014 ed alla nota spese di parte attrice del 06.04.2017 – come in dispositivo. La sentenza è provvisoriamente esecutiva ex art. 282 c.p.c.

P.Q.M.

Il Collegio, definitivamente pronunziando;

  • respinta ogni diversa istanza, eccezione e deduzione;
  • dichiara tenuta e per l’effetto condanna Blasting Sagl, in persona del legale rappresentante, a corrispondere a LaPresse S.p.A., in persona del legale rappresentante, la somma di euro 2.500,00 a titolo di risarcimento del danno per la violazione dei diritti spettanti a LaPresse in forza degli artt. 87 ss. L. 633/1941 con la rivalutazione secondo gli indici ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di impiegati e operai a decorrere dal 2.8.15 al saldo e gli interessi legali sulla somma via via rivalutata a decorrere dal 2.8.15 al saldo;
  • dichiara che la pubblicazione non autorizzata ad opera di Blasting Sagl di fotografie nella titolarità di LaPresse costituisce atto di concorrenza sleale ai sensi dell’art. 2598, co. 3, c.c.;
  • per l’effetto ordina a Blasting Sagl la pubblicazione della presente sentenza, a propria cura e spese, per un periodo di tre mesi, a caratteri doppi ed in grassetto, sulla home page del sito internet it.blastingsagl.com e sul sito www.blastingnews.com, nel termine di trenta giorni dalla pubblicazione della presente sentenza;
  • ordina a Blasting Sagl di provvedere, a propria cura e spese, alla pubblicazione di estratto della presente sentenza, per una volta, sul quotidiano “Corriere della Sera”, ed autorizza LaPresse a provvedervi in vece di Blasting Sagl laddove questa non adempia entro e non oltre trenta giorni dalla pubblicazione della presente sentenza, disponendo in questo caso in capo a Blasting Sagl l’obbligo di rifondere i relativi costi a LaPresse;
  • dichiara, per l’effetto, tenuta e condanna parte convenuta a pagare a parte attrice la somma di euro 3.032,97 (di cui euro 238,47 per esposti, euro 415,00 per la fase di studio, euro 405,00 per la fase introduttiva, euro 800,00 per la fase istruttoria ed il resto per fase decisoria e rimborso forfettario del 15%), oltre CPA e IVA come per legge sugli imponibili, a titolo di refusione delle spese processuali; dichiara la sentenza provvisoriamente esecutiva ex art. 282 c.p.c.

Così deciso in Torino, il 14 aprile 2017.

 

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Claudia è un avvocato di diritto d'autore, dei media e dell’entertainment. Rappresenta autori, musicisti e produttori cinematografici indipendenti.

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