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🎓 Diritto dell'arte, della musica e dello spettacolo

Norma e forma. È la sintesi più adatta per descrivere quello che faccio.

L’arte e il diritto coincidono sotto una serie di aspetti, tanto impensabili per noi quanto scontati per gli antichi. Il primo, forse il più importante, è che entrambi sono strumenti per relazionarsi con gli altri e che hanno senso, il loro senso più profondo, solamente se dagli altri vengono recepiti e utilizzati.

La contemporaneità ci fa pensare alla cultura e alla vita come divise in categorie, viste solamente in relazione a una utilità. C’è stato un momento in cui non c’erano distinzioni tra le cose che componevano la vita dell’uomo, in cui tutte le dimensioni della società erano connesse. Così Dante padroneggiava l’endecasillabo mentre svolgeva il suo ruolo attivo di politico o Giotto poteva stipulare contratti per le sue commissioni come un imprenditore moderno.

Non bisogna cadere nell’errore di considerare il diritto come un hortus conclusus, una serie di dettami sterili e circoscritti unicamente all’ambito più burocratico e noioso della vita civile. Sarebbe come pensare all’arte solo come a una necessità decorativa quando, invece, se si tratta di arte ben fatta, la decorazione è un’opzione accessoria. La Giurisprudenza, ne sono convinto, possiede una lettura altra da sé tanto quanto un’opera d’arte è leggibile alla luce di una serie infinita di interpretazioni.

Tutte le discipline creative sono fatte di regole e, la cosa che alimenta la sfida, è che più il prodotto creativo è di alto livello, più il funzionamento di queste regole diventa sottile e più il mondo dell’arte e del diritto si fondono, diventando un codice di lettura della società, della vita.

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