Feud
Si tratta di una serie televisiva antologica statunitense trasmessa da marzo 2017 dalla rete via cavo FX. Ogni stagione è un’autonoma miniserie che narra celebri rivalità dell’immaginario collettivo. Creata da Ryan Murphy, è la sua terza serie antologica dopo le 2 serie di successo American Horror Story e American Crime Story.
La prima stagione
Bette and Joan è incentrata sull’accesa rivalità tra le attrici Bette Davis e Joan Crawford nella vita professionale e durante la lavorazione al film del 1962 Che fine ha fatto Baby Jane?
L’attrice Olivia de Havilland

Ha deciso di querelare il network FX e la società di produzione di Ryan Murphy riguardo, secondo l’attrice, la non autorizzata e inaccurata rappresentazione di se stessa nella serie televisiva Feud: Bette and Joan.
Diritto di immagine e reputazione
La ex Melania di ‘Via col vento’ è scontenta dell‘immagine che emerge di lei attraverso il personaggio interpretato da Catherine Zeta-Jones. Nella sua querela l’attrice si lamenta del fatto che la sua reputazione di persona integerrima e dignitosa è messa in dubbio dalle parole che vengono riportate dal suo personaggio nella serie.
Alla signora de Havilland non è mai stato chiesto il permesso da parte di FX di utilizzare il suo nome e la propria identità e non è stata neanche ripagata per questo. Per di più, la serie di FX ha fatto uscire parole dalla bocca della signora de Havilland che sono del tutto inaccurate e contrarie alla reputazione che si è costruita in oltre 80 anni di carriera; in particolare rifiutando di impegnarsi in pettegolezzi sugli altri attori ed evitando dunque di attirare l’attenzione dei media su di sé.
La doppia natura del diritto di immagine
Il diritto di immagine, da un lato ha una valenza tipicamente “economica” e, dall’altro, presenta implicazioni derivanti dal suo essere altresì un diritto personalissimo. In tal senso la sistematica di matrice anglosassone ben distingue fra “right of publicity” e “right of privacy”. Proprio per la doppia natura insita nel diritto di immagine, può rivelarsi opportuno non trascurare quella “parte” del diritto di immagine che resta sempre e comunque in capo alla persona, e dunque anche al personaggio famoso, e che appunto rientra fra i diritti personalissimi, nonostante il trasferimento dei diritti di sfruttamento economico della propria immagine ad una società.
Right of Publicity
In realtà l’autore della serie non ha coinvolto l’attrice, unico personaggio ancora vivente dello show, durante la scrittura e ora ne paga le conseguenze. Olivia de Havilland è l’unico personaggio effettivamente ancora in vita, eppure la sua voce non è mai stata presa in considerazione, nonostante il suo personaggio sia stato reputato importante nello show di Ryan Murphy.
L’esito: la Corte d’Appello ribalta la sentenza. Il Primo Emendamento prevale
La causa ha avuto un percorso in tre atti che vale la pena seguire per intero, perché i suoi esiti hanno ridefinito i confini della libertà creativa nei docudrama americani.
Primo round — de Havilland vince in primo grado. Il Tribunale di Los Angeles aveva inizialmente permesso alla causa di procedere verso il processo, ritenendo che de Havilland avesse dimostrato una probabilità minima di prevalere nel merito. FX aveva chiesto al giudice di archiviare il caso ai sensi dell’anti-SLAPP statute californiana — una norma che permette di chiudere rapidamente i procedimenti che nascono da attività protette come la libertà di espressione — ma il giudice Holly Kendig aveva rigettato la richiesta.
Secondo round — la Corte d’Appello ribalta tutto. Nel marzo 2018, la Corte d’Appello californiana ha emesso una sentenza definita una vittoria totale per il Primo Emendamento, rovesciando la decisione del giudice di primo grado. La Corte ha rilevato il paradosso in cui si trovano autori e produttori: se ritraggono una persona reale in modo accurato e realistico senza pagarla, rischiano una causa per violazione del right of publicity; se la ritraggono in modo immaginativo o finanche fittizio, rischiano una causa per false light se alla persona non piace la rappresentazione. Una trappola che il Primo Emendamento non può tollerare. La Corte ha stabilito che la rappresentazione di de Havilland in Feud era trasformativa e pienamente protetta dal Primo Emendamento, e che il mancato acquisto dei diritti sull’immagine non cambiava l’analisi. De Havilland fu anche condannata a pagare le spese legali di FX. DANDI + 2
Terzo round — la Corte Suprema chiude il caso. Né la Corte Suprema della California né quella degli Stati Uniti ritennero di dover intervenire, e il caso si chiuse definitivamente nel 2019 con la vittoria di FX.
Il principio che rimane. La sentenza d’appello ha fissato un punto fermo nel diritto americano: il fatto che i creatori di Feud non abbiano ottenuto il consenso di de Havilland non cambiava l’analisi costituzionale. La libertà creativa nell’uso di persone reali nei docudrama è ampia — ma non illimitata. Il confine, come chiarisce la Corte, sta nella “actual malice”: la consapevole falsità o la grave negligenza rispetto alla veridicità di ciò che viene attribuito al personaggio reale.
E in Italia? Il sistema italiano non conosce il Primo Emendamento né il right of publicity nel senso californiano. La tutela dell’identità personale nelle opere audiovisive passa attraverso il diritto all’immagine (artt. 96-97 l.d.a.) e il diritto morale alla reputazione — strumenti che offrono protezioni diverse e in certi casi più ampie rispetto al sistema americano. Un produttore italiano che realizza un docudrama su persone reali ancora in vita non può fare affidamento sui principi del caso de Havilland: il quadro normativo è diverso e richiede una valutazione specifica.
→ Leggi anche: Disclaimer “ogni riferimento è puramente casuale”: cosa protegge davvero → Leggi anche: Diritto all’immagine — come si tutela
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