Come usare, nel rispetto della legge, le immagini di edifici storici per pubblicizzare la tua attività?

Diritto di immagine Teatro Massimo di Palermo

Il teatro massimo Vittorio Emanuele di Palermo è il più grande edificio teatrale lirico d’Italia, e uno dei più grandi d’Europa, terzo per ordine di grandezza architettonica dopo l’Opéra National di Parigi e la Staatsoper di Vienna.

Lo potresti fotografare e  poi utilizzarlo per pubblicizzare la tua attività?

Non senza aver chiesto l’autorizzazione. Il Tribunale di Palermo ha emesso una sentenza a tutela dei diritti di immagine del Teatro Massimo. Come il Tribunale di Firenze, che con un’ordinanza ha vietato la riproduzione a fini commerciali del David di Michelangelo sui biglietti d’ingresso dei musei venduti dai “bagarini”, cosi il Tribunale di Palermo ha condannato al risarcimento del danno, quantificandolo in poco meno di cinquemila euro, una Banca per avere usato l’immagine del Teatro Massimo di Palermo per scopi commerciali.

Il Fatto

La Banca Popolare del Mezzogiorno, in assenza di alcuna autorizzazione, aveva avviato nel novembre 2013, una campagna pubblicitaria denominata “Palermo al centro”, affiggendo in città cartelloni riproducenti la fotografia del Teatro Massimo di Palermo, al fine di promuovere le proprie agenzie presenti sul territorio. Obiettivo della campagna pubblicitaria era quello di associare la prestigiosa immagine del Teatro all’istituto di credito.

“Il Codice dei beni culturali – spiega il vicepresidente con delega agli Affari legali, Leonardo Di Franco – disciplina il diritto alla riproduzione dei beni culturali, sancendo il divieto di riproduzione non autorizzato”.

“L’aspetto più positivo di questa vicenda – dice Leoluca Orlando, sindaco e presidente della Fondazione Teatro Massimo – credo stia proprio nella sua origine: da simbolo negativo di abbandono e sciatteria amministrativa che era stato nel passato, il Teatro Massimo è sempre più simbolo positivo, non solo di Palermo e della sua rinascita culturale e sociale ma anche di impresa efficiente. Un simbolo non unico, ma certamente fra i più belli e importanti”.

“Ritengo sia molto importante – precisa il sovrintendente Francesco Giambrone – avere ottenuto da un giudice l’affermazione del principio che non è possibile usare l’immagine della Fondazione per scopi commerciali senza chiedere l’autorizzazione e senza concordare un corrispettivo economico per l’uso”.

Una sentenza storica, perché per la prima volta in Italia si riconosce all’ente proprietario il diritto esclusivo all’utilizzo e alla riproduzione dell’immagine del bene culturale. E si riconosce altresì il diritto a determinare e chiedere il pagamento di un corrispettivo per l’utilizzo a scopi commerciali. Secondo il Tribunale, inoltre, scopo della normativa è quello di consentire una qualche forma di controllo finalizzato a evitare un uso distorto e contrario alle finalità tipicamente culturali.

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Claudia è un avvocato di diritto d'autore, dei media e dell’entertainment. Rappresenta autori, musicisti e produttori cinematografici indipendenti.

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