Diritto di panorama e libertà di panorama

Diritto di panorama in Italia: cosa puoi fotografare e cosa no

In questa guida:

  • Cos’è il diritto di panorama
  • La situazione italiana: uso non commerciale vs. commerciale
  • Beni culturali e Codice Urbani: una tutela separata dal diritto d’autore
  • Il caso del Teatro Massimo di Palermo
  • Il caso del David di Michelangelo
  • Opere contemporanee in luoghi pubblici
  • Come funziona in Europa: Francia, Germania, Regno Unito, Belgio
  • Le domande da farsi prima di usare un’immagine

Fotografare la facciata di un palazzo storico, riprendere una scultura in piazza, immortalare un monumento iconico: sono gesti quotidiani. Ma usare quelle immagini in una campagna pubblicitaria, su un sito commerciale o in un video promozionale è tutta un’altra questione. In Italia, il confine tra uso lecito e uso illecito dell’immagine di un bene artistico o architettonico non è definito da una norma chiara — e la giurisprudenza lo ha tracciato caso per caso, con esiti che sorprendono anche i professionisti del settore.

Cos’è il diritto di panorama

Il diritto di panorama — anche detto libertà di panorama — è la facoltà di fotografare, filmare o riprodurre opere architettoniche e artistiche collocate in luoghi pubblici, e di usare quelle immagini liberamente, anche per fini commerciali. In molti Paesi europei questa libertà è garantita per legge. In Italia no, o almeno non in modo completo.

Una precisazione necessaria: il diritto di panorama non ha nulla a che vedere con le servitù di veduta disciplinate dal codice civile, che riguardano il diritto di affacciarsi sulla proprietà altrui o i divieti di costruire a determinate distanze. Qui parliamo esclusivamente di diritto d’autore e di sfruttamento dell’immagine di un’opera.

La situazione italiana: uso non commerciale vs. commerciale

La Legge sul Diritto d’Autore (L. 633/1941) consente di fotografare e pubblicare liberamente le immagini di opere esposte in luoghi pubblici, ma con un limite cruciale: l’utilizzo non deve fare concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera originale. In pratica, il discrimine fondamentale è tra uso non commerciale e uso commerciale.

Puoi fotografare e pubblicare liberamente — anche online — le immagini di edifici, monumenti e opere d’arte per finalità di studio e ricerca, libera manifestazione del pensiero, espressione creativa non commerciale o promozione culturale senza scopo di lucro. Non puoi farlo per campagne pubblicitarie, materiali commerciali, prodotti in vendita o qualsiasi utilizzo che generi un vantaggio economico diretto, salvo autorizzazione del titolare dei diritti.

Conta anche il ruolo dell’opera nell’immagine: se l’edificio o l’opera è il soggetto principale della fotografia, il rischio di contestazione è più alto. Se è semplicemente parte dello sfondo di una scena più ampia, la situazione è generalmente più libera.

Beni culturali e Codice Urbani: una tutela separata dal diritto d’autore

Il quadro si complica ulteriormente per i beni culturali — opere, edifici e monumenti soggetti al Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.Lgs. 42/2004). L’art. 107 di questo Codice attribuisce alle amministrazioni pubbliche proprietarie o gestori di beni culturali il diritto di autorizzare la riproduzione delle immagini di quei beni e di fissare un canone per l’uso commerciale.

Questo significa che anche quando il diritto d’autore sull’opera è scaduto — perché l’artista è morto da più di 70 anni e l’opera è tecnicamente in pubblico dominio — il bene culturale in cui è incorporata quella creazione può essere comunque protetto. La tutela si sposta dal diritto d’autore a una protezione legata alla gestione pubblica del patrimonio culturale.

Le Soprintendenze e gli enti gestori possono quindi vietare fotografie o riprese che possano competere con i loro interessi economici — ad esempio se hanno concesso l’esclusiva per la produzione di cartoline, libri o merchandising — e richiedere autorizzazione anche per usi apparentemente neutri.

Il caso del Teatro Massimo di Palermo

Una delle sentenze più citate in materia è quella del Tribunale di Palermo del 2017, che ha condannato una banca al risarcimento dei danni per aver utilizzato l’immagine del Teatro Massimo in una campagna pubblicitaria senza l’autorizzazione della Fondazione che gestisce il Teatro. Il tribunale ha riconosciuto il diritto esclusivo dell’ente proprietario non solo a determinare chi può usare l’immagine del bene, ma anche a fissare un corrispettivo economico per quell’uso, basandosi sull’art. 107 del Codice dei Beni Culturali.

Il caso è emblematico perché riguarda un edificio pubblico, fotografato dall’esterno, in uno spazio aperto: eppure l’uso commerciale di quell’immagine è stato ritenuto illecito in assenza di autorizzazione.

Il caso del David di Michelangelo

Nello stesso anno, il Tribunale di Firenze ha vietato la riproduzione dell’immagine del David di Michelangelo sui biglietti d’ingresso dei musei venduti abusivamente dai cosiddetti “bagarini”. Anche qui, il principio affermato è lo stesso: il David è un’opera di dominio pubblico per il diritto d’autore — Michelangelo è morto nel 1564 — ma la sua immagine è tutelata dal Codice dei Beni Culturali, e la Galleria dell’Accademia di Firenze ha il diritto esclusivo di autorizzarne l’uso a fini commerciali e di ricavarne un compenso.

La sentenza ha chiarito definitivamente che in Italia “pubblico dominio” non equivale a “libero uso commerciale” quando si tratta di beni culturali pubblici.

→ Leggi anche: tutela del design — disegni, modelli e diritto d’autore Usare l’immagine del David di Michelangelo senza permesso: cosa rischi davvero

Opere contemporanee in luoghi pubblici

Per le opere d’arte contemporanee esposte in luoghi pubblici — sculture, installazioni, murales commissionati — la situazione è ancora più restrittiva. L’autore è quasi sempre in vita o morto da meno di 70 anni, quindi il diritto d’autore è pienamente vigente. Fotografare un’opera e usarne l’immagine a fini commerciali senza autorizzazione dell’autore o del titolare dei diritti è una violazione del diritto d’autore, indipendentemente dal fatto che l’opera sia collocata in un luogo pubblico.

→ Approfondisci: diritto d’autore e fotografia — guida completa

Come funziona in Europa: un confronto

Francia e la Torre Eiffel

La Torre Eiffel è fotografabile liberamente di giorno — la struttura in sé è in pubblico dominio. Le installazioni luminose notturne, invece, sono protette dal diritto d’autore della Société nouvelle d’exploitation de la tour Eiffel (SNTE). La riproduzione e pubblicazione a fini commerciali delle immagini notturne richiede autorizzazione e pagamento di diritti, a meno che la Torre non sia un elemento secondario di un’immagine panoramica più ampia.

Germania

L’art. 59 dell’Urheberrechtsgesetz (legge tedesca sul copyright) autorizza la riproduzione e pubblicazione di opere d’arte esposte permanentemente in spazi pubblici, anche per fini commerciali. I requisiti chiave sono il carattere permanente dell’esposizione e l’accessibilità al pubblico.

Regno Unito

Il Copyright, Designs and Patents Act del 1988 consente di fotografare, filmare e riprodurre opere protette da copyright — edifici, sculture, modelli — se esposte permanentemente in luoghi pubblici o aperti al pubblico, senza violare il copyright, anche per uso commerciale.

Belgio

Nel 2016 il Belgio ha introdotto esplicitamente la libertà di panorama nella propria legislazione, autorizzando la riproduzione e comunicazione al pubblico di opere architettoniche e artistiche esposte permanentemente in spazi pubblici, purché non pregiudichino il normale sfruttamento delle opere o gli interessi legittimi dell’autore.

Il confronto evidenzia quanto l’Italia sia in controtendenza rispetto al resto d’Europa, dove la libertà di panorama è generalmente garantita per legge anche per usi commerciali.

Le domande da farsi prima di usare un’immagine

Prima di usare l’immagine di un edificio, monumento o opera d’arte in un contesto commerciale, è utile rispondere a quattro domande in sequenza.

La prima è lo scopo dell’utilizzo: è commerciale o non commerciale? Se è commerciale, la cautela è d’obbligo in qualsiasi caso.

La seconda è la natura dell’opera: è un bene culturale soggetto al D.Lgs. 42/2004? Se sì, serve l’autorizzazione dell’ente gestore indipendentemente dallo stato del diritto d’autore.

La terza è la posizione dell’opera nell’immagine: è il soggetto principale o è sullo sfondo? Più è centrale, maggiore è il rischio.

La quarta è l’autore: è in vita o è morto da meno di 70 anni? Se sì, il diritto d’autore è vigente e serve il suo consenso o quello del titolare dei diritti patrimoniali.

In caso di dubbio, la via più sicura è sempre richiedere autorizzazione al proprietario o all’ente gestore prima di procedere.

→ Leggi anche: contraffazione del marchio — guida completa

In sintesi

  • In Italia non esiste una legge generale sulla libertà di panorama: l’uso commerciale delle immagini di edifici, monumenti e opere d’arte richiede quasi sempre un’autorizzazione
  • Il discrimine fondamentale è tra uso non commerciale (generalmente libero) e uso commerciale (soggetto ad autorizzazione)
  • I beni culturali soggetti al Codice dei Beni Culturali (D.Lgs. 42/2004) sono protetti dall’art. 107 anche quando il diritto d’autore sull’opera è scaduto: l’ente gestore ha il diritto di autorizzare l’uso e di fissare un canone
  • Le sentenze sul Teatro Massimo di Palermo (2017) e sul David di Michelangelo (2017) hanno confermato che in Italia “pubblico dominio” non equivale a “libero uso commerciale” per i beni culturali
  • Le opere contemporanee in luoghi pubblici sono quasi sempre protette dal diritto d’autore: fotografarle e usarne l’immagine commercialmente richiede l’autorizzazione dell’autore o del titolare dei diritti
  • Germania, Regno Unito e Belgio garantiscono per legge la libertà di panorama anche per usi commerciali — l’Italia è in controtendenza rispetto al resto d’Europa

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Avvocata specializzata in diritto d'autore, proprietà intellettuale e diritto dello spettacolo. A Roma dal 2003, lavoro con registi, produttori, musicisti e indipendenti — dalla fase di sviluppo fino alla distribuzione.

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