Sting contro i Police: la causa sulle royalty e i diritti nelle band

Royalties non pagate cosa fare: il caso Sting vs Police

In sintesi

Andy Summers e Stewart Copeland, chitarrista e batterista dei Police, hanno portato Sting davanti all’Alta Corte di Londra. Non contestano che Sting sia l’autore dei grandi successi della band: sostengono che non abbia pagato per intero gli arranger’s fees, la quota di circa il 15% di alcuni proventi editoriali che i tre si erano riconosciuti già alla fine degli anni Settanta, e che questa quota debba applicarsi anche allo streaming. Sting ha già versato oltre mezzo milione di sterline per pagamenti arretrati che ha riconosciuto, ma contesta il resto.

Il caso è inglese, ma le domande sono le stesse in Italia: chi è autore in una band, come si compensa chi arrangia senza firmare, e se un contratto scritto per i dischi copre lo streaming.

Una band è fatta di persone che suonano insieme, ma i diritti sulle canzoni seguono regole diverse da quelle della sala prove. Il caso dei Police lo mostra bene: quasi cinquant’anni dopo la fondazione del gruppo, i tre ex membri si ritrovano in tribunale per stabilire come vanno divisi i proventi di brani come Every Breath You Take.

I fatti

I Police si formano a Londra nel 1977 e diventano una delle band più vendute degli anni Ottanta. Sting è accreditato come unico autore della gran parte del loro repertorio, compresa Every Breath You Take, il cui celebre riff di chitarra è però di Andy Summers.

Per riconoscere i contributi musicali degli altri due, già alla fine degli anni Settanta i tre si accordano su un arranger’s fee: quando uno di loro firma un brano, gli altri ricevono una quota, nell’ordine del 15%, di alcuni proventi editoriali. L’intesa viene formalizzata nel 1981, rivista nel 1997 dopo che Summers e Copeland lamentano pagamenti insufficienti, e regolata di nuovo con un accordo transattivo del 2016.

Il nodo attuale è lo streaming. Secondo Summers e Copeland, la quota spetta su tutti i proventi editoriali, comunque generati; secondo Sting, gli accordi riguardano i proventi da dischi fisici, mentre lo streaming sarebbe assimilabile a un’esecuzione pubblica, esclusa dalla quota. L’azione è stata avviata a fine 2024 contro Sting e la sua società Magnetic Publishing ed è diventata pubblica nell’estate del 2025. A gennaio 2026, in un’udienza preliminare davanti all’Alta Corte, è emerso che Sting aveva già pagato oltre 595.000 sterline per arretrati riconosciuti; i due ex compagni stimano il loro credito complessivo, streaming compreso, in oltre 8 milioni di sterline. Il processo vero e proprio deve ancora concludersi.

Chi è autore in una band: il diritto italiano

In Italia autore è chi crea l’opera, e i diritti nascono con la creazione. Per una canzone conta chi ha scritto la musica e chi ha scritto il testo: chi l’ha solo suonata, anche per vent’anni, non ne diventa autore.

Le canzoni hanno regole proprie, agli artt. 33 e seguenti della legge sul diritto d’autore. Per l’art. 34, salvo accordi diversi, l’esercizio dei diritti di utilizzazione economica spetta all’autore della musica, e nelle composizioni musicali con parole i proventi si dividono in parti uguali tra musica e testo. Se invece la canzone nasce da contributi che non si possono separare, per esempio una musica scritta insieme in sala, si applica la comunione dell’art. 10: i diritti appartengono a tutti i coautori, che possono regolarne le quote per iscritto.

Chi suona nel disco ha invece i diritti connessi di artista interprete sulle proprie esecuzioni (art. 80 LDA), mentre il master appartiene al produttore fonografico (art. 72), che può essere l’etichetta o la band stessa. Sono voci diverse, che seguono contratti e canali di pagamento diversi.

→ Approfondimenti: Copyright su una canzone · Diritti d’autore nella musica

Il riff non firmato e gli arranger’s fees

Il caso Police nasce da una situazione frequente in qualsiasi band: un membro firma le canzoni, gli altri contribuiscono in modo decisivo al suono (un riff, una parte di batteria, un arrangiamento) senza figurare come autori. L’arranger’s fee è la soluzione contrattuale che i Police avevano trovato: non cambiare i crediti, ma riconoscere una quota dei proventi.

In Italia la stessa esigenza si può gestire in due modi. Se il contributo è creativo e ha reso il brano quello che è, si può riconoscere chi l’ha dato come coautore, con una quota dichiarata alla collecting society. Se si preferisce lasciare i crediti come sono, serve un accordo scritto tra i membri che fissi la quota, su quali proventi si calcola e per quanto tempo. Il caso Police mostra che la seconda strada funziona solo se l’accordo è scritto bene: tre revisioni in quarant’anni non sono bastate a evitare la causa.

I vecchi contratti e lo streaming

La vera domanda del processo londinese riguarda le parole. Gli accordi parlano di proventi “meccanici” e di compensi da esecuzione pubblica, categorie pensate per un mondo di vinili, radio e concerti. Lo streaming non esisteva, e nella prassi europea i proventi editoriali dello streaming mescolano una componente di riproduzione e una di comunicazione al pubblico. A quale categoria appartengono? Dalla risposta dipendono milioni di sterline.

In Italia un contratto analogo andrebbe interpretato secondo le regole del codice civile, cercando la comune intenzione delle parti. In più, per le cessioni di diritti d’autore vale un criterio restrittivo: ciò che non è stato ceduto espressamente resta all’autore (art. 119 LDA). La lezione pratica è la stessa ovunque: un contratto musicale deve dire se una quota vale “per ogni forma di sfruttamento, presente e futura”, o elencare con precisione le fonti di provento su cui si calcola.

Nel 2022 Sting ha venduto il proprio catalogo editoriale, compresi i brani dei Police, a Universal Music Publishing, per una cifra riportata intorno ai 300 milioni di dollari. È un’operazione ormai comune tra i grandi autori.

La causa però è rivolta contro Sting e la sua società, non contro l’acquirente: gli obblighi assunti verso gli ex compagni sono suoi, e una vendita del catalogo non li cancella. È un punto da tenere presente anche nei cataloghi più piccoli. Chi vende deve sapere quali impegni gravano sui brani (quote promesse ad altri, accordi tra coautori) e regolarli nel contratto di cessione; chi compra deve verificarli prima, perché ogni coautore può cedere solo la propria quota e non quella degli altri.

→ Approfondimento: Battisti e Mogol: coautori, eredi e catalogo

La prescrizione: perché aspettare costa

Nelle cause sulle royalties il tempo pesa. In Inghilterra le azioni contrattuali si prescrivono di regola in sei anni, e gli arretrati più vecchi rischiano di non essere più recuperabili.

In Italia il termine ordinario per i crediti contrattuali è di dieci anni (art. 2946 c.c.). Per le somme da pagare periodicamente, come i rendiconti annuali o semestrali, può però venire in gioco il termine di cinque anni dell’art. 2948, n. 4, c.c., e la questione va valutata caso per caso. In entrambi i casi la regola pratica è la stessa: chi nota un’irregolarità nei pagamenti deve chiedere i rendiconti e contestarla subito, per iscritto, interrompendo la prescrizione.

Il contratto di band

Il contratto di band è l’accordo interno tra i membri, e il caso Police mostra che non basta averne uno: deve essere scritto pensando al futuro. Dovrebbe regolare almeno questi punti:

  • Crediti e quote su ogni brano: chi è autore della musica e del testo, con quali percentuali, e come si dichiarano alla collecting society.
  • Quote per i contributi non firmati: se chi arrangia senza firmare riceve una parte dei proventi, su quali entrate si calcola e per quanto tempo.
  • Ogni forma di sfruttamento: se le quote valgono per dischi, streaming, sincronizzazioni e per le forme di sfruttamento che verranno.
  • Gestione dei proventi: chi incassa, chi rendiconta, con quale periodicità, e il diritto di ciascuno di controllare i conti.
  • Decisioni strategiche: chi decide su etichette, licenze, sincronizzazioni e vendita del catalogo, e se serve l’unanimità o la maggioranza.
  • Nome della band: a chi appartiene e chi può usarlo se un membro esce o il gruppo si scioglie.
  • Uscita e scioglimento: come si gestiscono i proventi futuri del catalogo già registrato, e se chi esce può cedere la propria quota, con un diritto di prelazione per gli altri.

→ Approfondimenti: Il nome della band come marchio · Il contratto discografico · I contratti internazionali nella musica

Domande frequenti

Perché Andy Summers e Stewart Copeland hanno fatto causa a Sting?

Non contestano la paternità delle canzoni, accreditate a Sting. Sostengono che Sting non abbia pagato per intero gli arranger’s fees, la quota di circa il 15% di alcuni proventi editoriali che i membri dei Police si erano riconosciuti per i contributi musicali, in particolare sui proventi dello streaming. Sting sostiene che gli accordi riguardino solo i supporti fisici.

Chi possiede i diritti sulle canzoni di una band in Italia?

Gli autori della musica e del testo. Per le canzoni, salvo accordi diversi, l’esercizio dei diritti spetta all’autore della musica e i proventi si dividono a metà tra musica e testo (art. 34 LDA). Chi ha solo suonato il brano ha i diritti connessi di interprete sulla registrazione, non diritti d’autore; il master appartiene al produttore fonografico.

Un vecchio contratto copre anche lo streaming?

Dipende da come è scritto. È il cuore del caso Police: se una quota è legata ai proventi meccanici o alla vendita di dischi, bisogna stabilire se lo streaming vi rientri. In Italia le cessioni di diritti si interpretano in modo restrittivo, e ciò che non è stato ceduto espressamente resta all’autore.

Le royalties non pagate si prescrivono?

Sì. In Italia il termine ordinario per i crediti contrattuali è di 10 anni (art. 2946 c.c.), ma per i pagamenti periodici può venire in gioco il termine di 5 anni dell’art. 2948 n. 4 c.c. In Inghilterra le azioni contrattuali si prescrivono di regola in 6 anni. Conviene contestare presto le irregolarità.

Cosa deve prevedere un contratto di band?

La ripartizione dei crediti e delle quote su ogni brano, le eventuali quote per chi arrangia senza firmare, la gestione dei proventi, chi decide su etichette, licenze e cessioni del catalogo, l’uso del nome della band e cosa succede se un membro esce o la band si scioglie. E deve dire se le quote valgono per ogni forma di sfruttamento, presente e futura.


Sei in una band e non avete mai messo per iscritto crediti e quote? Stai vendendo o comprando un catalogo, o pensi che i tuoi rendiconti non tornino? Scopri come lavoriamo come avvocati del diritto d’autore o contattaci.

Link utili

ArgomentoDove
Canzoni: esercizio dei diritti e ripartizione (art. 34 LDA)Normattiva
Opere in comunione (art. 10 LDA)Normattiva
Interpretazione restrittiva delle cessioni (art. 119 LDA)Normattiva
Prescrizione ordinaria e breve (artt. 2946 e 2948 c.c.)Normattiva
Copyright su una canzoneDANDIpedia
Battisti e MogolDANDIpedia
Il nome della band come marchioDANDIpedia
Avvocati del diritto d’autoreDANDI.media

Lo Studio Legale Dandi fornisce assistenza legale in Diritto d'autore. Dai un'occhiata ai nostri servizi oppure contattaci!

Avvocata specializzata in diritto d'autore, proprietà intellettuale e diritto dello spettacolo. A Roma dal 2003, lavoro con registi, musicisti e produttori indipendenti — dalla fase di sviluppo fino alla distribuzione.

Site Footer