Nell’agosto 2025, Andy Summers e Stewart Copeland — il chitarrista e il batterista dei Police — hanno presentato ricorso all’Alta Corte di Londra contro Gordon Matthew Sumner, in arte Sting. L’accusa: royalties non pagate sulle canzoni della band. Secondo quanto riportato dal Daily Mail, Sting guadagna circa 550.000 sterline all’anno solo da “Every Breath You Take”. I suoi ex compagni di band sostengono di avere diritto a una parte di quei proventi che non hanno mai ricevuto.
Il caso è britannico e si svolgerà secondo il diritto inglese. Ma le questioni che solleva — chi possiede i diritti sulle canzoni di una band, cosa succede quando uno dei membri cede il catalogo, come si regolano le royalties in assenza di un contratto chiaro — sono identiche in qualsiasi giurisdizione, Italia inclusa.
I fatti
I Police si sono formati a Londra nel 1977 e si sono sciolti nel 1984, dopo aver venduto 75 milioni di dischi. “Every Breath You Take” è il singolo più venduto del 1983 e genera ancora oggi proventi significativi da streaming, sincronizzazioni e performance pubbliche.
Nel febbraio 2022, Sting ha ceduto l’intero suo catalogo — incluse le canzoni dei Police — a Universal Music Publishing Group per oltre 300 milioni di dollari. È una pratica sempre più comune nel settore: artisti come Bob Dylan, Bruce Springsteen e Neil Young hanno fatto operazioni simili negli ultimi anni. Ma quando il catalogo ceduto include composizioni scritte in co-autorialità con altri, la questione si complica.
Summers e Copeland sostengono che nei pagamenti delle royalties derivanti dallo sfruttamento del catalogo ci siano irregolarità — e che i negoziati extragiudiziali abbiano fallito. Il tribunale dovrà stabilire cosa dicevano i contratti originali degli anni ’70 e ’80, come sono stati interpretati nel tempo e se i pagamenti effettuati corrispondono agli accordi.
Il problema dei diritti nelle band
Il caso Police illumina una questione che riguarda qualsiasi ensemble musicale: in una band, chi possiede cosa?
La risposta dipende da due elementi distinti che spesso vengono confusi.
I diritti d’autore sulla composizione
I diritti d’autore (testi e musica) appartengono a chi ha effettivamente creato l’opera. Se un solo membro ha scritto testi e musica, i diritti d’autore sono suoi — anche se gli altri eseguono il brano da vent’anni. Se la composizione è il frutto di un lavoro collettivo, i diritti appartengono a tutti i co-autori in proporzione al loro contributo.
In Italia, i diritti d’autore sulle composizioni musicali sono tutelati dalla Legge sul Diritto d’Autore (L. 633/1941) e gestiti dalla SIAE. Le royalties derivanti dallo sfruttamento delle composizioni — streaming, radio, sincronizzazioni, performance pubbliche — vengono distribuite agli autori registrati in proporzione alle loro quote.
I diritti connessi sulla registrazione
Distinti dai diritti d’autore sulla composizione, i diritti connessi riguardano la registrazione specifica — il master. Appartengono al produttore fonografico ai sensi dell’art. 72 LDA. Nelle produzioni con un’etichetta discografica, il produttore fonografico è in genere l’etichetta. Nelle produzioni indipendenti, può essere la band stessa o uno dei suoi membri.
Questa distinzione è fondamentale: un membro della band può ricevere royalties come autore della composizione (tramite SIAE) e royalties come artista interprete ed esecutore (tramite il contratto con l’etichetta o i diritti connessi), e le due voci possono essere gestite in modo completamente diverso.
→ Approfondimento: Diritti d’autore nella musica: guida completa per artisti e produttori
La cessione del catalogo e i diritti degli altri
La vendita del catalogo di Sting a Universal Music per 300 milioni di dollari è legittima per la quota di diritti che appartiene a lui. Il problema è quando in un catalogo ceduto rientrano composizioni scritte in co-autorialità con altri.
Ogni co-autore può cedere la propria quota dei diritti patrimoniali — ma non quella degli altri. Se la cessione ha incluso diritti su composizioni in cui Summers o Copeland erano co-autori, o se ha alterato la struttura di pagamento delle royalties a loro spettanti, la contestazione ha una base giuridica solida.
In Italia, questa situazione è regolata dall’art. 10 LDA sulla comunione del diritto d’autore: in assenza di accordo tra i co-autori, ciascuno può esercitare i propri diritti solo nella misura della propria quota, senza pregiudicare i diritti degli altri.
Il contratto di band: quello che quasi nessuno firma
Il caso Police ha una radice molto comune: la band si è formata e ha avuto successo senza mai formalizzare in modo chiaro come funziona la ripartizione dei diritti. Negli anni ’70 era normale. Oggi lo è ancora di più di quanto si pensi.
Un contratto di band è l’accordo interno tra i membri che regola almeno questi punti:
- Ripartizione dei diritti sulle composizioni: percentuale di ciascun membro su ogni brano, con criterio di attribuzione del contributo creativo
- Gestione dei proventi: come vengono raccolti e distribuiti i ricavi da streaming, live, sincronizzazioni, merchandising
- Decisioni strategiche: chi decide se firmare con un’etichetta, cedere il catalogo, autorizzare sincronizzazioni — e se è necessario il consenso unanime o di maggioranza
- Uso del nome della band: chi può usare il nome in caso di scioglimento o di uscita di un membro
- Exit strategy: cosa succede quando un membro lascia o la band si scioglie — come vengono gestite le royalties future sul catalogo già registrato
- Clausole di prelazione: se un membro vuole cedere la propria quota a terzi, gli altri hanno il diritto di acquistarla prima
In assenza di questo contratto, ogni disputa viene risolta applicando le norme generali — con esiti spesso imprevedibili e dopo anni di contenzioso. Il caso Police dimostra che le dispute sui diritti emergono anche decenni dopo lo scioglimento, quando il valore economico del catalogo è diventato impossibile da ignorare.
→ Approfondimento: Il contratto discografico: clausole essenziali e cosa non firmare mai
→ Approfondimento: Cessione dei diritti d’autore: come funziona
La prescrizione: perché aspettare costa
Una delle questioni che il tribunale londinese dovrà affrontare è la prescrizione: i crediti relativi a royalties non pagate per periodi lontani nel tempo potrebbero essere prescritti, indipendentemente dal loro fondamento.
In Italia, il diritto al pagamento di royalties di natura contrattuale si prescrive in genere in 10 anni (art. 2946 c.c.). Per i crediti gestiti da collecting societies come la SIAE esistono termini specifici. Un membro della band che rileva irregolarità nei pagamenti e aspetta anni prima di contestarle rischia di perdere la parte del credito già prescritta — indipendentemente dalla fondatezza della rivendicazione nel merito.
La lezione pratica
Il caso Police non è la storia di tre rockstar ricche che litigano per soldi. È la storia di quello che succede quando una collaborazione artistica di enorme successo non ha mai definito per iscritto le regole del gioco.
I Police si sono sciolti nel 1984 senza un accordo formale su come gestire il catalogo nel futuro. Per quarant’anni il problema è rimasto latente. Poi il valore economico di “Every Breath You Take” è diventato impossibile da ignorare — e la disputa è diventata inevitabile.
Per una band italiana alle prime armi, il contratto di band sembra una formalità inutile. Per una band che ha successo, diventa lo strumento che decide chi guadagna cosa per i decenni successivi.
Sei in una band e non avete mai formalizzato la ripartizione dei diritti? Stai valutando di cedere il tuo catalogo e vuoi capire come gestire i diritti dei tuoi co-autori? Contattaci — la contrattualistica tra artisti e la gestione dei diritti musicali è una delle aree in cui operiamo quotidianamente.
Leggi anche: Diritti d’autore nella musica · Contratto discografico · Cessione dei diritti d’autore · Alternative SIAE · Licenze master
Lo Studio Legale Dandi fornisce assistenza legale in Diritto d'autore. Dai un'occhiata ai nostri servizi oppure contattaci!



