La smaterializzazione portata dal digitale ha avuto i suoi effetti anche sulla creatività e, in particolare, la possibilità di realizzare contenuti in tempo reale (un po’ come andare al fast food) ha sconvolto e non poco, il sistema dell’industria creativa e la genialità e l’unicità che ne erano la massima espressione. Non solo, questo ci ha anche fatto diventare degli accumulatori seriali.

Io ho memorizzato sul cellulare o magari chissà su quale nuvola nel mondo dell’intangibile, migliaia di video e foto inutili. Tengo tutto, è più forte di me, non riesco proprio a cestinare. Mi ripeto come un mantra che prima o poi sentirò un bisogno impellente di riguardare quella foto o quel video, come se si trattasse di qualcosa di eccezionale, per poter ricordare quel giorno.

Lo ammetto, ormai fotografo e faccio video compulsivamente e di qualsiasi cosa. Poi conservo, anche se le immagini sono inguardabili. Infatti raramente le riguardo.

Non ho bagagli. Non ho scatole di libri o DVD o CD da impacchettare quando trasloco. Ho file digitali, ritratti di vita dimenticata o da dimenticare ma, in realtà, tutta memorizzata in un server chissà in quale parte del mondo.

Hai presente l’espressione bagaglio culturale? Ecco oggi potremmo convertirla in server della memoria. Non abbiamo bagagli ma solo un telefono cellulare che ci segue e che purtroppo ci spia. Ma questa è un’altra storia!

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