Diritti connessi: cosa sono, a chi spettano e come funzionano in Italia
Quando un brano musicale va in radio, chi viene pagato? La risposta che quasi tutti danno è “l’autore”. La risposta corretta è: dipende. Perché dietro ogni canzone che senti ci sono almeno due categorie di diritti distinte — il diritto d’autore sulla composizione e i diritti connessi sulla sua esecuzione e registrazione — e spesso i titolari sono persone diverse.
Confondere le due categorie — o non sapere che esistono entrambe — è uno degli errori più costosi che un artista, un produttore o un’impresa può fare. Questa guida spiega cosa sono i diritti connessi, a chi spettano, chi li gestisce in Italia e cosa cambia nella pratica.
Diritto d’autore e diritti connessi: la distinzione fondamentale
Il diritto d’autore tutela la creazione originale: la melodia, il testo, la sceneggiatura, il romanzo. Appartiene a chi ha creato l’opera — il compositore, il paroliere, lo scrittore. In Italia è disciplinato dalla Legge 633/1941 e dura tutta la vita dell’autore più 70 anni dalla sua morte.
I diritti connessi tutelano chi porta quell’opera al pubblico senza averne creato il contenuto originale: chi la esegue, chi la registra, chi la trasmette. Sono “connessi” al diritto d’autore perché presuppongono l’esistenza di un’opera altrui, ma sono diritti autonomi, con titolari propri e durata propria.
La distinzione non è solo teorica. Se ascolti una canzone in streaming, stai usando:
- i diritti d’autore del compositore e del paroliere (gestiti da SIAE o Soundreef)
- i diritti connessi del cantante che l’ha incisa (gestiti da NUOVO IMAIE o GetSound)
- i diritti connessi del produttore fonografico che ha finanziato la registrazione (gestiti da SCF)
Tre categorie, tre titolari, tre flussi di compenso separati.
Chi è titolare dei diritti connessi
Artisti interpreti ed esecutori
Sono i cantanti, i musicisti, gli attori, i danzatori — chiunque esegua un’opera altrui dal vivo o in una registrazione. La loro prestazione è protetta come diritto connesso perché aggiunge un contributo creativo e professionale all’opera originale, anche se non ne sono gli autori.
I diritti connessi degli artisti interpreti ed esecutori comprendono:
- il diritto di fissazione: autorizzare o vietare la registrazione della propria performance su qualsiasi supporto
- il diritto di riproduzione: autorizzare o vietare la copia e la distribuzione della registrazione
- il diritto di comunicazione al pubblico: percepire un compenso ogni volta che la registrazione viene trasmessa in radio, TV, streaming o diffusa in pubblico
- il diritto morale: opporsi a usi della registrazione che danneggino la propria reputazione
La durata dei diritti connessi degli artisti interpreti ed esecutori è di 70 anni dalla prima fissazione o diffusione dell’opera — termine esteso dalla Direttiva 2011/77/UE e recepito in Italia con il D.Lgs. 22/2014.
In Italia, la gestione collettiva di questi diritti è affidata principalmente a NUOVO IMAIE, l’ente di riferimento per gli artisti del settore audiovisivo e musicale. Esistono anche alternative più recenti come GetSound e It’sRight, aperte a chi vuole gestire i propri diritti connessi fuori da NUOVO IMAIE.
Produttori fonografici
Il produttore fonografico è chi finanzia e organizza la registrazione di un brano — che sia un’etichetta discografica o un privato che investe nella produzione. Non è necessariamente anche il produttore artistico: è chi assume il rischio economico della registrazione.
Il produttore fonografico ha il diritto esclusivo di:
- riprodurre e distribuire il fonogramma
- concedere licenze per la sua diffusione pubblica e in streaming
- percepire il compenso per l’equo compenso da copia privata
In Italia i diritti connessi dei produttori fonografici sono gestiti da SCF (Società Consortile Fonografici). Quando un’attività commerciale — un ristorante, un hotel, una palestra — diffonde musica registrata, deve pagare sia la SIAE (per il diritto d’autore) che la SCF (per i diritti connessi dei produttori e degli artisti).
Produttori di opere audiovisive
Chi produce un film o una serie televisiva detiene diritti connessi sull’opera audiovisiva come insieme — distinti dai diritti d’autore del regista, dello sceneggiatore, del compositore della colonna sonora. Questi diritti connessi coprono la riproduzione e la distribuzione dell’opera audiovisiva e durano 50 anni dalla prima messa a disposizione del pubblico.
Emittenti radiotelevisive
Le radio e le televisioni hanno diritti connessi sulle proprie emissioni — il segnale che trasmettono, indipendentemente dal contenuto. Chiunque voglia ritrasmettere o registrare un’emissione deve ottenere l’autorizzazione dell’emittente. Questi diritti durano 50 anni dalla prima diffusione.
Editori di pubblicazioni online
Con il recepimento della Direttiva Copyright 2019/790/UE attraverso il D.Lgs. 177/2021, è stata introdotta una nuova categoria di diritti connessi: quelli degli editori di pubblicazioni giornalistiche online. Gli editori hanno ora il diritto esclusivo di autorizzare la riproduzione e la comunicazione al pubblico delle proprie pubblicazioni da parte di piattaforme come Google News o aggregatori di contenuti, per un periodo di due anni dalla pubblicazione. Le trattative con le piattaforme avvengono direttamente tra editori e piattaforme (o attraverso le associazioni di categoria), senza passare da un unico ente collettivo come la SIAE.
Chi gestisce i diritti connessi in Italia: la mappa
| Titolare | Ente di riferimento | Tipo di diritto |
|---|---|---|
| Artisti interpreti ed esecutori (musica e audiovisivo) | NUOVO IMAIE | Diritti connessi artisti |
| Artisti (alternativa) | GetSound, It’sRight | Diritti connessi artisti |
| Produttori fonografici | SCF | Diritti connessi produttori |
| Autori e compositori | SIAE o Soundreef | Diritto d’autore (non connesso) |
| Editori pubblicazioni online | Negoziazione diretta | Diritto connesso editori |
Una nota importante: l’iscrizione a SIAE o Soundreef non sostituisce l’iscrizione a NUOVO IMAIE. I due sistemi tutelano diritti diversi. Un cantante che ha inciso un disco e non è iscritto a NUOVO IMAIE sta rinunciando ai compensi per diritti connessi che gli spettano ogni volta che quella registrazione viene trasmessa o diffusa pubblicamente.
Quanto durano i diritti connessi
| Tipo di diritto connesso | Durata |
|---|---|
| Artisti interpreti ed esecutori | 70 anni dalla prima fissazione o diffusione |
| Produttori fonografici | 70 anni dalla prima pubblicazione del fonogramma |
| Produttori di opere audiovisive | 50 anni dalla prima messa a disposizione del pubblico |
| Emittenti radiotelevisive | 50 anni dalla prima diffusione |
| Editori di pubblicazioni online | 2 anni dalla pubblicazione |
Quando si devono pagare i diritti connessi: casi pratici
Musica in attività commerciali
Se la tua attività — un ristorante, un negozio, una palestra, un hotel — diffonde musica registrata, devi pagare due licenze distinte: una alla SIAE (o Soundreef, a seconda del repertorio) per il diritto d’autore, e una alla SCF per i diritti connessi dei produttori e degli artisti.
Il confine tra chi deve pagare e chi no è stato tracciato dalla giurisprudenza. La Corte di Cassazione ha stabilito che la musica di sottofondo in uno studio dentistico non richiede il pagamento dei diritti connessi: il “pubblico” della sala d’attesa è scarso, indeterminato e di passaggio, non costituisce un vero pubblico nel senso giuridico del termine. Al contrario, in un hotel o in un ristorante la musica è un servizio che contribuisce all’atmosfera e all’esperienza del cliente — qui i diritti connessi si pagano. Per approfondire questo tema, leggi il nostro articolo sulla musica di sottofondo e copyright.
Streaming e piattaforme digitali
Ogni volta che un brano viene riprodotto su Spotify, Apple Music, YouTube Music o una piattaforma equivalente, vengono generati compensi sia per il diritto d’autore che per i diritti connessi. Le piattaforme hanno accordi di licenza con le collecting — SIAE, SCF, NUOVO IMAIE — e distribuiscono i compensi attraverso i loro sistemi. Chi non è iscritto alle collecting non percepisce questi compensi, anche se la sua musica è sulle piattaforme.
Contratto discografico e cessione dei diritti connessi
Quando un artista firma un contratto discografico, cede al produttore i propri diritti connessi sulla registrazione. È la base del rapporto discografico: il produttore investe nella registrazione e acquisisce i diritti di distribuzione e sfruttamento economico. Per questo la scelta del contratto discografico e la negoziazione delle clausole sui diritti connessi è fondamentale — come illustra anche la vicenda di Taylor Swift, che ha dovuto reincidere sei album per recuperare il controllo sulle proprie registrazioni. Per approfondire, leggi il nostro articolo su Taylor Swift e i master musicali.
Il cantautore: titolare di entrambi
Il cantautore che scrive, interpreta e produce la propria musica è titolare sia del diritto d’autore (come compositore e paroliere) che dei diritti connessi (come artista interprete). Questo significa che riceve compensi da più canali — SIAE o Soundreef per la composizione, NUOVO IMAIE per la performance, SCF per la registrazione se è anche produttore. È una posizione di vantaggio, ma richiede iscrizioni e gestioni separate.
Il cantante che non compone: cosa spetta e cosa no
Una delle confusioni più frequenti riguarda il cantante che interpreta brani altrui. Molti pensano che, non essendo l’autore, non abbia diritti sulla musica. Non è così.
Il cantante che incide un brano — anche se non l’ha scritto — è titolare di diritti connessi sulla propria esecuzione. Ha diritto a un compenso ogni volta che quella registrazione viene trasmessa o diffusa pubblicamente. Quello che non ha è il diritto d’autore sulla composizione: le royalty per il testo e la melodia vanno all’autore, non a chi l’ha cantata.
Questo significa che iscriversi a NUOVO IMAIE è rilevante anche per chi non è autore — anzi, per molti interpreti è il principale canale di compenso.
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