Copyright e blog a scopo di lucro: quando un blog può essere considerato a scopo di lucro?

Copyright blog scopo di lucro

Copyright blog scopo di lucro

È vero che un blog può essere considerato un “sito commerciale”, anche se non compare alcuna pubblicità di prodotti ma solo il marchio aziendale a piè pagina?

Lo scopo di lucro

L’art. 71-sexies, comma 1, della Legge sul diritto dʼAutore che: “è consentita la riproduzione privata di fonogrammi e videogrammi su qualsiasi supporto, effettuata da una persona fisica per uso esclusivamente personale, purché senza scopo di lucro e senza fini direttamente o indirettamente commerciali, nel rispetto delle misure tecnologiche di cui all’articolo 102-quater”.

In un blog, lo scopo di lucro può essere diretto e indiretto.

Nel primo caso, si fa riferimento allʼutilizzo di banner pubblicitari, sponsorizzazioni, affiliazioni o vendita di spazi pubblicitari. Tuttavia, anche non in presenza di uno di questi elementi pubblicitari e di vendita, un blog può dar vita ad uno scopo di lucro indiretto quando si presenti come una specie di bigliettino da visita utile ad accresce i propri introiti. Si tratta di una strategia di inbound marketing: il blog diventa lo strumento ideale per intercettare le domande dei clienti e attirarli a se, cosi da poter guadagnare, ad esempio, attraverso unʼattività di condivisione sui social o attraverso i forum.

Insomma attraverso unʼattività che indirettamente consente al titolare del sito di accrescere il proprio volume dʼaffari.

Detto ciò, occorre precisare che si è sempre in presenza di un utilizzo commerciale ogni qualvolta si persegue un fine economico. La Cassazione ha avuto modo di precisare che lʼesecuzione di opere allʼinterno di un processo produttivo dedito al profitto costituisce utilizzazione economica riservata allʼautore. Trasportando tale argomentazione al web facilmente si può ritenere ogni utilizzo inserito nellʼambito di un processo dedito al profitto come riservato allʼautore, indipendentemente dallʼeffettivo profitto raggiunto. Per cui lʼinserimento, per esempio, di banner commerciali in un sito determinerebbe sempre la sussistenza dellʼattività commerciale, anche se il guadagno effettivo è di poche decine di euro (parliamo dei comunissimi banner AdSense inseriti in un blog al solo scopo di guadagnare poche decine di euro, per ripagare il costo dellʼhosting). In passato un caso giuridico relativo a detta problematica in rete si è avuto, parliamo del sito Homolaicus al quale fu contestato proprio lʼuso di opere protette in presenza di banner commerciali, cosa che la Siae ritenne illecita. Lʼuso di banner determina lʼattività commerciale, senza entrare nel merito di una quantificazione dei profitti ottenuti, e la libertà di consultazione, essendo il sito visibile a tutti, determina la concorrenza con i diritti dellʼautore. Se un sito ha una finalità commerciale, non possono essere utilizzati liberamente, al suo interno, contenuti protetti da copyright.

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Claudia è un avvocato di diritto d'autore, dei media e dell’entertainment. Rappresenta autori, musicisti e produttori cinematografici indipendenti.

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