Il Tribunale di Torino, con sentenza n.940 del 2019, ha condannato la società 2223 S.A.S. per aver commercializzato, senza consenso, l’immagine di Audrey Hepburn usandola su delle magliette delle linea Let’s Bubble, che usa ritratti di personaggi famosi che masticano la gomma!
Audrey Hepburn: i diritti d’immagine e la sentenza del Tribunale di Torino
Il nome e il volto di Audrey Hepburn sono un’icona immortale, ma la tutela della sua immagine è stata oggetto di una lunga battaglia legale. Un caso emblematico è la sentenza n. 940/2019 del Tribunale di Torino, che ha ribadito con forza l’importanza del diritto all’immagine e la sua protezione anche dopo la morte di un personaggio noto.
Il caso e la posizione degli eredi
I figli e unici eredi di Audrey Hepburn, Luca Dotti e Sean Hepburn Ferrer, hanno citato in giudizio la società 2223 S.A.S., rea di aver prodotto e commercializzato capi di abbigliamento, in particolare magliette, con l’immagine dell’attrice senza la loro autorizzazione. L’utilizzo non autorizzato includeva ritratti dell’attrice alterati, come l’immagine di Hepburn che alza il dito medio o è ricoperta di tatuaggi, che gli eredi hanno ritenuto lesivi del suo onore e decoro.
La decisione del Tribunale e i principi giuridici
Il Tribunale di Torino ha dato pienamente ragione agli eredi, condannando la società per l’uso illecito dell’immagine. La sentenza si basa su due pilastri fondamentali del diritto italiano:
- Legge sul Diritto d’Autore (L. 633/1941): L’articolo 96 stabilisce che il ritratto di una persona non può essere esposto o commercializzato senza il suo consenso. Dopo la morte, questo diritto passa agli eredi legittimi.
- Codice Civile (art. 10): L’articolo sull’abuso dell’immagine altrui prevede che, in caso di utilizzo non consentito e lesivo del decoro o della reputazione, l’autorità giudiziaria possa ordinarne la cessazione e un risarcimento dei danni.
Il Tribunale ha specificato che la notorietà di un personaggio non giustifica l’uso della sua immagine per fini commerciali, a meno che non ci sia un esplicito interesse pubblico di informazione, circostanza che non ricorreva nel caso specifico delle magliette. La sentenza ha quindi riconosciuto non solo un danno patrimoniale (la perdita del valore commerciale dell’immagine), ma anche un danno non patrimoniale per la lesione del decoro e della reputazione di Audrey Hepburn.
Questa sentenza rappresenta un’importante vittoria per la tutela del diritto all’immagine dei personaggi noti, confermando che anche dopo la loro morte, la loro immagine non può essere sfruttata liberamente senza l’autorizzazione dei legittimi eredi.
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