Il nome e il volto di Audrey Hepburn hanno un valore economico misurabile, ancora oggi, quasi trent’anni dopo la sua morte. Qualcuno ha deciso di sfruttarlo senza chiedere il permesso ai suoi eredi. Il Tribunale di Torino gli ha dato torto — e la sentenza n. 940/2019 è diventata un punto di riferimento italiano sulla tutela del diritto all’immagine dei personaggi famosi deceduti.
Il caso: le magliette e gli eredi
I figli e unici eredi di Audrey Hepburn — Luca Dotti e Sean Hepburn Ferrer — hanno citato in giudizio la società 2223 S.A.S. La società commercializzava magliette della linea Let’s Bubble, che usava ritratti di personaggi famosi alterati in chiave ironica. Tra le immagini usate senza autorizzazione, quelle di Audrey Hepburn — alcune delle quali particolarmente lesive: l’attrice ritratta mentre alza il dito medio o coperta di tatuaggi.
Gli eredi hanno contestato sia l’uso commerciale dell’immagine senza consenso, sia le specifiche alterazioni — ritenute lesive dell’onore e del decoro dell’attrice. La sentenza completa è disponibile come documento PDF sul sito di DANDI.
La decisione del Tribunale di Torino
Il Tribunale di Torino, con sentenza n. 940 del 2019, ha dato pienamente ragione agli eredi. La società 2223 S.A.S. è stata condannata per l’uso illecito dell’immagine di Audrey Hepburn.
Due i profili di danno riconosciuti:
- Danno patrimoniale: il valore commerciale dell’immagine di cui gli eredi sono stati privati senza compenso — il cosiddetto “prezzo del consenso”, ossia quanto avrebbero chiesto per autorizzare quell’uso specifico
- Danno non patrimoniale: il pregiudizio all’onore e alla reputazione di Audrey Hepburn derivante dalle immagini alterate, lesivo anche degli interessi degli eredi alla tutela della memoria del loro familiare
Il Tribunale ha specificato che la notorietà di un personaggio non giustifica l’uso della sua immagine per fini commerciali. L’unica eccezione — l’interesse pubblico di informazione — non ricorreva nel caso delle magliette.
La base legale: artt. 96-97 LDA e art. 10 c.c.
La sentenza si fonda su due norme distinte che si sovrappongono nella tutela del diritto all’immagine.
Gli artt. 96-97 della Legge sul Diritto d’Autore (L. 633/1941) stabiliscono che il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il suo consenso — salvo le eccezioni previste dall’art. 97 per finalità di pubblica informazione relative a persone notorie nell’esercizio della loro attività pubblica. Dopo la morte, questo diritto passa agli eredi.
L’art. 10 del Codice Civile prevede che, in caso di utilizzo non consentito e lesivo del decoro o della reputazione, l’autorità giudiziaria possa ordinarne la cessazione e accordare un risarcimento dei danni. È la norma che fonda l’azione degli eredi per il danno non patrimoniale derivante dalle immagini alterate.
→ Approfondimento: Pubblicazione di immagini senza consenso: guida completa
→ Approfondimento: Liberatoria utilizzo immagini: quando serve e cosa deve contenere
Per quanto tempo dura la tutela post mortem?
La legge italiana non fissa un termine preciso per il diritto all’immagine post mortem — a differenza del diritto d’autore, che dura esattamente 70 anni dalla morte dell’autore ai sensi dell’art. 25 LDA.
Per il diritto all’immagine — fondato sull’art. 10 c.c. e sugli artt. 96-97 LDA — la giurisprudenza ha riconosciuto la tutela degli eredi senza un limite temporale esplicito, ma i confini rimangono incerti. In pratica, finché il personaggio è riconoscibile, il suo nome mantiene un valore economico identificativo e ci sono eredi in grado di far valere i diritti, la tutela persiste.
Audrey Hepburn è morta nel 1993. Trent’anni dopo, il suo volto vale ancora milioni in contratti di licensing — e gli eredi hanno ancora piena legittimazione ad agire. Il caso del 2019 lo dimostra.
Il collegamento con i deepfake AI
La sentenza del 2019 riguardava magliette con immagini fotografiche alterate. Oggi la stessa questione si pone in modo ancora più radicale con i deepfake — immagini e video generati dall’intelligenza artificiale che riproducono fedelmente l’aspetto e la voce di personaggi anche deceduti.
Audrey Hepburn è stata già oggetto di ricostruzioni digitali — alcune autorizzate dagli eredi, altre no. Il principio giuridico è lo stesso della sentenza del 2019: usare l’immagine di una persona deceduta a fini commerciali senza il consenso degli eredi è illecito, indipendentemente dal fatto che si tratti di una fotografia reale o di una ricostruzione digitale.
Il GDPR aggiunge un ulteriore livello: le immagini di persone fisiche riconoscibili sono dati personali anche quando generate artificialmente. Il trattamento di questi dati senza una base giuridica valida — incluso il consenso degli eredi per le persone decedute — configura una violazione del Regolamento.
→ Approfondimento: Clonazione vocale AI e deepfake: come tutelarsi
→ Approfondimento: Sora e i deepfake: rischi legali e tutele
Domande frequenti
Gli eredi di un personaggio famoso possono vietare l’uso commerciale della sua immagine?
Sì. Il diritto all’immagine sopravvive alla morte e può essere esercitato dagli eredi legittimi ai sensi degli artt. 96-97 LDA e dell’art. 10 c.c. La sentenza n. 940/2019 del Tribunale di Torino lo ha confermato per gli eredi di Audrey Hepburn.
Per quanto tempo gli eredi possono tutelare l’immagine di un personaggio famoso?
La legge italiana non fissa un termine preciso per il diritto all’immagine post mortem. La tutela persiste finché il personaggio è riconoscibile, il suo nome ha un valore economico e ci sono eredi legittimati ad agire. È diverso dal diritto d’autore, che dura esattamente 70 anni dalla morte.
La notorietà giustifica l’uso commerciale dell’immagine senza consenso?
No. La notorietà consente solo usi informativi nell’esercizio dell’attività pubblica del soggetto (art. 97 LDA). L’uso commerciale — su prodotti, campagne pubblicitarie, merchandising — richiede sempre il consenso del soggetto o degli eredi.
Cosa succede se l’immagine viene alterata?
L’alterazione peggiora la posizione di chi usa l’immagine. Se lesiva dell’onore o del decoro, aggiunge alla violazione del diritto all’immagine una violazione del diritto morale d’autore, con un danno non patrimoniale aggiuntivo risarcibile.
I deepfake di personaggi deceduti violano il diritto all’immagine?
Sì, se usati a fini commerciali senza consenso degli eredi. Il principio è lo stesso delle fotografie reali: l’immagine digitalmente generata di una persona riconoscibile è soggetta alle stesse regole. Il GDPR aggiunge che anche le immagini artificiali di persone riconoscibili sono dati personali.
Stai usando l’immagine di un personaggio famoso — in vita o deceduto — in un progetto commerciale? Hai ricevuto una diffida per uso non autorizzato di immagini? Contattaci — la tutela del diritto all’immagine è una delle aree in cui operiamo quotidianamente.
Leggi anche: Pubblicazione di immagini senza consenso · Liberatoria utilizzo immagini · Deepfake e diritto all’immagine · Violazione del diritto d’autore · Diritti d’autore sulle fotografie
Lo Studio Legale Dandi fornisce assistenza legale in Diritto d'autore. Dai un'occhiata ai nostri servizi oppure contattaci!



