Il concetto di fair use e Pepe the Frog

Negli Stati Uniti è scoppiata una polemica. La protagonista è una rana verde antropmorfa nota  con il nome di “Pepe the frog”. Pepe è stata la protagonista, sin dal 2005, di uno dei più famosi fumetti dell’ultimo decennio “Boy’s Club”. L’autore del fumetto è Matt Furie. A seguito del grande successo ottenuto, la rana Pepe è diventata un meme su Internet. Fino al 2015 “Pepe the Frog” era semplicemente un meme che veniva raffigurato in diverse espressioni: felice, triste, compiaciuto etc.

Il fair use e Pepe Il concetto di fair use e Pepe the Frog: le cose cambiano nel 2015

Nel 2005 l’attuale Presidente degli Usa, Donald Trump, retweetta un’immagine pubblicata dal gruppo di estrema destra alt-right: una raffigurazione di se stesso nei panni di Pepe associato ad un video intitolato “You Can’t Stump the Trump” (Non puoi troncare Trump”).

Il fair use e Pepe Da quel momento in poi l’alt-right decise di associare l’immagine di Pepe alla sua campagna elettorale a sostegno del candidato per la Presidenza degli Stati Uniti, Donald Trump. In pratica si assiste ad una sorta di “rapimento” (anche digitale) della rana verde antropomorfa da parte dei gruppi di estrema destra americani al fine di sfruttare la notorietà raggiunta, proponendola in ogni forma e associandola a fotomontaggi e messaggi di scherno e odio.

Il messaggio politico del gruppo di estrema destra alt-right è islamofobico, razzista e xenofobo.

Il motivo di questo sfruttamento da parte del gruppo alt-right, venne spiegato dalla giornalista Olivia Nuzzi del “The Daily Beast”. Pepe era diventato un personaggio mainstream e pertanto troppo normale. Si è scatenata una campagna per reclamare indietro Pepe dai “normies”. La trasformazione della rana verde antropomorfa in un’icona dei suprematisti bianchi viene considerata come una vittoria da parte dell’alt-right.   

Come ha reagito l’autore di Pepe? “Pepe the Frog is officially dead”

Il fair use e Pepe Il vignettista decise nel 2017 di “uccidere” la sua creatura, raffigurando la stessa rana in una bara, con a fianco la sua immagine raffigurata in un quadro. Matt Furie non condivideva nel modo più assoluto che la sua rana venisse raffigurata per esprimere concetti come l’isalmofobia, la xenofobia etc. Aveva lanciato su Twitter la campagna #SavePepe e aveva ripetuto che l’anfibio era “un simbolo d’amore e non di odio”, ma ciò non è bastato. Considerato che la rana è stata associata in rete, alla xenofobia, al razzismo, all’islamofobia, all’antisemitismo ed è diventato un simbolo diffamante, la l’Anti-Defamation League l’ha inserita fra le raffigurazioni che incitano all’odio e all’antisemitismo.

Il suo vignettista è pertanto dovuto ricorrere alla maniere forti:

dopo diversi tentativi di “riabilitarne” la reputazione in maniera a sua volta giocosa e virale (senza molto successo) ha intentato una serie di ordini di rimozione (cease and desist letters) per violazione del diritto d’autore verso i siti “alt right”. Non solo, anche nei confronti di giganti come Google, Amazon and Reddit (per mezzo dei DMCA Takedown Notices) notificandoli che l’uso di Pepe da parte dei siti alt-right viola il copyright.

L’azione dell’autore si basa sul concetto del “fair use” (uso corretto di un prodotto della creatività).

Nel Copyright Act, al titolo 17, § 107 si consente la rielaborazione e la riproduzione di opere protette solo per usi educativi, di parodia e  per documentare.  Matt Furie ha richiesto la rimozione delle immagini della rana verde antropomorfa dalla rete [per mezzo dei DMCA Takedown Notices – Title 17, United State code, Section 512(c)] fondando la sua richiesta sul Digital Millennium Copyright Act, (la legge sul diritto d’autore online).

Il concetto di fair use

La disavventura capitata a “Pepe the frog” ed al suo creatore Matt Furie è lo spunto per affrontare il “fair use”, un istituto tipicamente di diritto anglosssone (nello specifico Americano).

Scopo del fair use è permettere l’utilizzo privato dell’opera con l’obiettivo che i soggetti terzi possano trarne, dalla diffusione, benefici sociali, culturali e didattici.

È ammesso però il “transformative use”

Su questo punto ci si chiede se la figura della rana verde antropomorfa da parte dei gruppi alt-right possa essere considerata un nuovo personaggio distinto da Pepe the frog di Furie.

Ad opinione di Mitch Stoltz, la battaglia legale portata avanti da Matt Furie non avrà la meglio, nelle aule di giustizia, cntro la difesa del fair use invocata dai gruppi alt-right. Il motivo è che l’immagine di Pepe è troppo semplice “crudely drawn character” e non ci sono molti elementi distintivi che gli attribuiscono una forte personalità ed un deciso carattere distintivo.

Stoltz continua affermando che:

chiunque può disegnare una rana ed attribuirgli il significato che vuole. Pepe, prima dell’utilizzo da parte dei gruppi alt-right nel 2016, è stato utilizzato in diversi modi e Furie non ha avuto da dire alcunché. Dato il fatto che la rana verde è stata utilizzata per diversi fini ed è diventato in qualche modo un simbolo, non si capisce il perchè i gruppi alt-right non lo potrebbero utilizzare per i loro scopi. Essi hanno trasformato Pepe per un uso a loro più congegniale. Nella storia del copyright solo pochi personaggi, quali ad esempio Sherlock Holmes o James Bond, aventi in forte carattere distintivo sono riusciti a vincere battaglie legali

Ad opinione, invece, dell’Avvocato di Matt Furie, Louis Tompros, l’uso fatto di Pepe da parte dei gruppi alt-right non è minimamente “trasformativo”.

Il loro scopo è soltanto quello di sfruttare un personaggio popolare per attirare l’attenzione su di essi, rendono “divertenti” le loro battaglie politiche.

L’Avvocato di Matt Cernovich (un alt-right blogger che ha utilizzato l’immagine di Pepe in vari video), Marc Randazza, ha dichiarato che

“l’uso della rana di Furie si basa su ragioni di parodia, il quale rientra nei casi di appello al fair use. Pertanto la figura di Furie si potrà utilizzare liberamente”.

Conclusioni sul Fair Use

Personalmente non vedo nell’uso fatto di “Pepe the frog”, da parte dei siti alt-right, alcun beneficio sociale, culturale e didattico. Vedo invece un uso che rientrante nella parodia. Questi gruppi politici di ultra destra si sono appropriati dell’opera di Furie usandola come la loro “mascotte” per rendere più riconoscibile e “divertente” l’inneggiare all’odio ed al razzismo.  Occorre ricordare che Pepe è un simbolo di amore e non di odio e che la ADL è intervenuta nella questione per dichiarare che in origine il personaggio di Furie non aveva alcun connotato razzista od antisemitico.

Posso soltanto pensare che siccome era divenuto un personaggio troppo “mainstream” in rete, questi gruppi politici, definiti dalla Clinton “Deplorable” (deplorevoli), abbiano voluto “denormalizzare” questa rana verde antroporfa.

Non è, come scritto poc’anzi, la prima volta che l’immagine di Furie viene utilizzata per altri scopi ma in questo caso, ad opinione dello scrivente, i fini perseguiti sono lontanissimi da quelli previsti dal “fair use”.

L’unica spiegazione che posso azzardare a dare per trovare una giustificazione giuridica al comportamento degli alt-right, è quella di voler giustificare la loro azione, oltre che per le ragioni indicate da Stoltz, anche sulla base del 1^ emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti d’America (I – Il Congresso non potrà fare alcuna legge che stabilisca una religione di Stato o che proibisca il libero esercizio di una religione; o che limiti la libertà di parola o di stampa; o il diritto del popolo di riunirsi pacificamente, e di rivolgere petizioni al governo per la riparazione di torti.)

Pur ammettendo la libertà di parola o di stampa, a mio parere c’è sempre un limite a questa libertà.

Vedremo nei prossimi mesi cosa succederà, soprattutto alla luce delle decisioni di Cernovich (se attenersi o meno alle richieste di Furie) e su di una eventuale pronuncia di un Giudice nel merito se l’uso descritto del personaggio di Pepe the Frog possa o meno rientrare nell’eccezione del “fair use”.

articolo di Domenico Piero Muscillo

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