Legge cinema, sì unanime del Senato. Gli autori scettici

Una rara unanimità in Parlamento, una divisione evidente nel settore. Il 4 novembre il Senato ha dato il via libera definitivo alla nuova legge sul cinema e l’audiovisivo di cui avevamo scritto in vista dell’approvazione: 123 sì, zero contrari, zero astenuti. A dieci anni dalla legge Franceschini, il testo ridisegna chi decide e chi gestisce le risorse pubbliche per il cinema italiano. Ma proprio chi i film li scrive e li dirige parla di un’occasione in parte mancata.

Il voto: una legge bipartisan in sei articoli

Il provvedimento chiude un percorso che ha unito proposte di maggioranza e opposizione. Prima firmataria è Elly Schlein, presente in tribuna al momento del voto insieme ai fratelli Pupi e Antonio Avati. Il regista, tra i primi a chiedere un’Agenzia autonoma per il cinema, ha commentato: «Questa è la mia legge».

Il testo è snello, sei articoli, e interviene soprattutto sulla governance del settore. Il resto del riordino è affidato a una delega al Governo, da esercitare entro 24 mesi dall’entrata in vigore.

I nuovi organismi istituiti dalla legge cinema

La riforma crea due nuovi soggetti, con ruoli distinti: uno gestisce, l’altro consiglia.

  • Agenzia per il cinema e l’audiovisivo
    • Operativa dal 1° gennaio 2028.
    • Ente pubblico con autonomia organizzativa, patrimoniale, finanziaria e gestionale.
    • Assorbe le funzioni gestionali e operative oggi svolte dal Ministero della Cultura (bandi, contributi, istruttorie).
    • Resta sotto la vigilanza del Ministero.
    • Obiettivo: separare la gestione tecnica dalle scelte politiche, con più efficienza, trasparenza e continuità amministrativa.
  • Forum del cinema e dell’audiovisivo
    • Organismo permanente di consultazione e analisi delle politiche pubbliche per il settore.
    • Composto da otto esperti nominati dal ministro della Cultura.
    • Le nomine possono avvenire anche su designazione delle associazioni di categoria.
  • Il Ministero della Cultura cambia ruolo
    • Non è un nuovo organismo, ma ne esce ridefinito: mantiene l’indirizzo politico, la vigilanza strategica e le attività ispettive.

Cosa cambia rispetto alla legge Franceschini (220/2016)

La legge 220/2016 aveva riformato strumenti e fondi; la nuova legge interviene soprattutto su chi li gestisce.

  • Gestione delle risorse
    • Prima: bandi, contributi e tax credit gestiti direttamente dal Ministero, tramite la Direzione generale Cinema e audiovisivo.
    • Ora: dal 2028 la gestione passa all’Agenzia; al Ministero restano indirizzo, vigilanza e ispezioni.
  • Consultazione del settore
    • Prima: il ruolo consultivo spettava al Consiglio superiore del cinema e dell’audiovisivo, istituito nel 2016.
    • Ora: nasce il Forum, otto esperti dedicati all’analisi delle politiche pubbliche. (Da verificare: sorte del Consiglio superiore nei decreti attuativi.)
  • Programmazione delle risorse
    • Prima: dotazione e riparto del Fondo definiti di anno in anno.
    • Ora: la delega prevede una programmazione triennale, procedure semplificate e tempi certi per l’erogazione dei contributi.
  • Controlli
    • Ora: previsti controlli più rigorosi sull’uso dei finanziamenti pubblici.
  • Produzione indipendente e piccoli budget
    • Ora: attenzione specifica a produzione indipendente, opere prime e seconde, giovani autori e cinema di genere, con criteri dedicati per i film sotto 1,5 milioni di euro di budget.
  • Sale cinematografiche
    • Ora: previsto un piano nazionale di riapertura e rigenerazione degli schermi.
  • Lavoro
    • Ora: riordino di tutele previdenziali e assistenziali, ammortizzatori sociali e indennità di discontinuità.
  • Temi nuovi rispetto al 2016
    • Ora: principi di trasparenza e tutela dei diritti di autori e interpreti rispetto all’intelligenza artificiale, e misure contro la pirateria.

Le reazioni: soddisfazione istituzionale, critiche dagli autori

Il Governo parla di svolta storica. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha definito l’approvazione un risultato storico per la cultura italiana, capace di dare alla filiera regole adatte alle trasformazioni industriali e tecnologiche. Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera, ha sottolineato il carattere bipartisan del testo e un modello di Agenzia diverso da quello francese. La sottosegretaria Lucia Borgonzoni ha promesso decreti attuativi rapidi e nessun blocco del settore durante la transizione.

Di segno opposto la posizione del Coordinamento Autori e Autrici (100autori, ACMF, AIDAC, AIR3, ANAC, Writers Guild Italia). Le critiche principali:

  • Emendamenti ritirati: al Senato le modifiche proposte sono state trasformate in ordini del giorno, senza recepire le richieste degli autori.
  • Autonomia ridotta: l’Agenzia resterebbe dipendente dal Governo per indirizzi e risorse, con il rischio di moltiplicare i livelli decisionali.
  • Poco spazio alle professioni: il peso delle rappresentanze del settore sarebbe stato ridimensionato.
  • Finanziamenti instabili: manca un meccanismo di risorse certe, come i prelievi sulle attività che sfruttano le opere, su cui si regge il CNC francese.
  • Tempi stretti: gli autori chiedevano di rinviare l’avvio dell’Agenzia al 2029 per evitare problemi nel passaggio di competenze.

La partita vera si gioca sui decreti

Il voto sulla Legge cinema chiude la fase politica, ma la riforma si misurerà sull’attuazione. Contano tre cose: quante risorse avrà davvero l’Agenzia, con quali criteri selezionerà le opere e se saprà garantire stabilità a produttori, autori, lavoratori ed esercenti. Le risposte arriveranno con i decreti attuativi, attesi entro 24 mesi, e con l’avvio dell’Agenzia nel 2028.

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Sono l'Avvocato degli artisti: norma e forma è la sintesi più adatta per descrivere quello che faccio. Da sempre mi occupo del rapporto tra il diritto e le arti, collaborando con artisti e autori in diversi campi creativi come musica, cinema, arti visive, editoria, entertainment. Scrivo recensioni e testi critici di arte contemporanea.