Se penso a quanto è importante leggere bene gli accordi e capire quello che si sta per firmare in un campo regolato dai contratti com’è quello del diritto d’autore, mi viene subito in mente la storia di Allen Klein. È la storia di un manager che ha fatto della lettura fine dei contratti la propria arma — e degli artisti che non l’avevano letta la propria vittima.
Chi era Allen Klein
Allen Klein nasce a Newark, New Jersey, figlio di immigrati ebrei ungheresi. Suo padre faceva il macellaio, sua madre morì prima che compisse un anno. Da ragazzo svolse diversi lavori frequentando le scuole serali. Nel 1956 si diplomò all’Upsala College di East Orange. Nel 1957 iniziò la sua carriera nel mondo degli affari, mettendosi in società con la moglie Betty.
Scelse il music business, e nell’industria del settore cominciò presto a godere fama di persona volitiva e risoluta — che non lesinava il ricorso a un linguaggio al limite dell’intimidazione nel perseguire i propri scopi. Non era un musicista. Era un contabile, poi diventato imprenditore. E sapeva leggere i contratti molto meglio di chiunque sedesse dall’altra parte del tavolo.
Klein è diventato il manager più infame degli anni del rock — e uno dei personaggi più discussi nella storia della musica degli anni Sessanta e Settanta. Ha curato gli affari dei Rolling Stones e dei Beatles, ed è stato protagonista di una delle peggiori battaglie legali di diritto d’autore nella storia dell’industria musicale.
Cosa fa un manager musicale
Prima di entrare nel caso Klein, vale la pena capire cosa fa — e cosa dovrebbe fare — un manager musicale, perché è proprio il divario tra le due cose che Klein ha sfruttato sistematicamente.
Il manager musicale è l’intermediario tra l’artista e l’industria: negozia con le etichette discografiche, gestisce le finanze, costruisce il piano di carriera, supervisiona il marketing e la comunicazione, gestisce i diritti di immagine e il merchandising, organizza le tournée e i contratti con i promoter. È la figura che conosce l’industria — spesso molto meglio dell’artista — e che agisce come suo rappresentante nei rapporti commerciali.
Il problema strutturale del rapporto artista-manager è questo: l’artista affida al manager il compito di proteggerlo dall’industria. Ma chi protegge l’artista dal manager?
La risposta dovrebbe essere: il contratto di management, letto e compreso prima di firmare. Klein ha dimostrato che questo non sempre avviene.
Klein e i Rolling Stones: l’inganno della Nanker Phelge USA
Nel 1965, Klein divenne il manager dei Rolling Stones, prendendo il testimone da Andrew Loog Oldham che rimase produttore fino alla fine del 1967. Klein portò i risultati che si aspettavano: migliori contratti, più soldi, più controllo sul prodotto artistico. Gli Stones erano soddisfatti.
Quello che non sapevano — o non avevano capito — era cosa stava accadendo con i loro diritti.
Il meccanismo era elegante nella sua semplicità. I Rolling Stones avevano già una società britannica chiamata Nanker Phelge Music, in cui ognuno di loro aveva una quota. Klein convinse la band a cedere i diritti sulle proprie canzoni a una nuova società americana chiamata Nanker Phelge USA, presentandola come la versione statunitense della stessa società di cui erano già soci — una scelta fiscalmente vantaggiosa, disse.
Come racconta Keith Richards nella sua biografia Life:
I membri della band furono tratti in inganno dal fatto che, avendo già ognuno di loro una quota nella società inglese Nanker Phelge Music, la Nanker Phelge USA fosse la medesima società di cui erano soci, ma in versione statunitense.
Così invece non era. La Nanker Phelge USA era sotto l’assoluto controllo di Klein — non degli Stones. Firmando quella cessione, la band aveva trasferito i diritti su tutte le proprie canzoni precedenti al 1971 a una società che non controllava.
Nel 1970 gli Stones decisero di licenziare Klein e curarsi da soli il management. Ma era troppo tardi: i diritti erano già andati. Seguì una battaglia legale durata diciassette anni. Al termine, fu confermato che Klein era il legittimo detentore di tutti i diritti d’autore e di pubblicazione delle canzoni dei Rolling Stones fino al 1971 — incluse I Can’t Get No Satisfaction e Jumpin’ Jack Flash.
Keith Richards descrisse l’episodio come:
il prezzo da pagare per l’inesperienza dimostrata.
Klein e i Beatles
Alla fine degli anni Sessanta, Klein aveva anche convinto John Lennon, George Harrison e Ringo Starr a ingaggiarlo come manager dei Beatles — contro la volontà di Paul McCartney, che preferiva il suocero Lee Eastman. Klein ebbe un ruolo centrale nel contenzioso che nel 1969 portò alla fine dei Fab Four, rompendo definitivamente i rapporti con McCartney. Con Harrison si riavvicinò solo in occasione del Concerto per il Bangladesh del 1971. Rimase sempre in buoni rapporti con Lennon e Yoko Ono.
Quando Lennon e Harrison gli avevano chiesto di diventare il loro manager, pare avessero detto:
Ci serve uno squalo che tenga lontani tutti gli altri.
Lo squalo c’era. Il problema è che non era addomesticato.
La ABKCO Music e il catalogo sottratto
Klein aveva fondato una propria compagnia, la ABKCO Music, diventata una delle maggiori etichette indipendenti in un mondo controllato dalle multinazionali. Sfruttando il catalogo degli Stones pre-1971, negli anni successivi immise sul mercato un profluvio di raccolte e compilation — Hot Rocks 1964-1971, More Hot Rocks, Singles Collection: The London Years, e molte altre — senza che la band potesse opporsi.
Pubblicò anche Metamorphosis, una raccolta semi-bootleg degli Stones mai autorizzata dai membri della band, ma tuttora in catalogo.
Dopo la morte di Klein, la ABKCO è passata ai suoi tre figli, che continuano a gestire un patrimonio che comprende le registrazioni degli Stones, degli Animals, di Herman’s Hermits, di Bobby Womack, dei Kinks, di Chubby Checker e Bobby Rydell, oltre ai diritti di oltre duemila brani.
Degli Stones non è rimasto nulla di quel catalogo.
La lezione: cosa controllare prima di firmare
Allen Klein, oltre a essere un esempio di manager che cura i propri interessi piuttosto che quelli del cliente, dovrebbe essere un esempio per gli artisti che — contenti di aver ricevuto un ingaggio o di aver trovato una produzione — non leggono gli accordi che vengono loro proposti.
Una regola che ho imparato molto prima di studiare legge è: prima di firmare un contratto dovresti leggere e solo dopo firmare. Oggi, dopo anni di professione, ti dico che non basta leggere — bisogna anche capire fino in fondo quello che si firma.
I punti critici in un contratto di management musicale che ogni artista dovrebbe verificare:
- Chi detiene i diritti sulle opere prodotte durante il mandato — il caso Nanker Phelge insegna che la cessione dei diritti può avvenire in modo indiretto, attraverso la costituzione di società fittizie o la firma di accordi accessori apparentemente innocui
- La durata del contratto e le clausole di recesso — un contratto di management senza clausola di recesso efficace può trasformarsi in un vincolo pluridecennale
- I poteri del manager di firmare in nome dell’artista — una procura troppo ampia può consentire al manager di cedere diritti senza l’approvazione specifica dell’artista
- La struttura della commissione — su quali introiti si applica, per quanto tempo dopo la fine del rapporto, se include i diritti ceduti durante il mandato
- La sorte dei diritti alla fine del rapporto — cosa succede ai diritti già ceduti o gestiti dal manager se il rapporto si interrompe
In Italia, i contratti che prevedono la cessione di diritti d’autore devono essere in forma scritta ai sensi dell’art. 110 LDA. Ma la forma scritta è solo il primo requisito — non garantisce che il contenuto sia equo o che l’artista abbia capito cosa sta cedendo.
La storia di Klein dimostra che i rischi maggiori non stanno nelle clausole che si leggono e non si capiscono. Stanno in quelle che non si leggono affatto.
→ Approfondimento: Il contratto discografico: clausole essenziali
→ Approfondimento: Cessione dei diritti d’autore: forma e requisiti
→ Approfondimento: Royalties musicali: come funzionano
Domande frequenti
Cosa ha fatto Allen Klein ai Rolling Stones?
Ha convinto la band a cedere i diritti sulle proprie canzoni pre-1971 a una società americana (Nanker Phelge USA) presentata come la versione statunitense di una società già esistente di cui gli Stones erano soci. In realtà era sotto il suo controllo esclusivo. Al termine di una battaglia legale di diciassette anni, Klein fu confermato legittimo detentore di tutti quei diritti.
I Rolling Stones hanno mai recuperato quei diritti?
No. Il catalogo pre-1971 — incluse Satisfaction e Jumpin’ Jack Flash — è rimasto alla ABKCO Music di Klein, oggi gestita dai suoi figli. Gli Stones non hanno più alcun controllo su quelle registrazioni.
Cosa deve controllare un artista prima di firmare con un manager?
Chi detiene i diritti sulle opere prodotte durante il mandato, la durata e le clausole di recesso, i poteri di firma del manager, la struttura della commissione, e cosa succede ai diritti alla fine del rapporto. I rischi maggiori stanno nelle clausole che non si capiscono — non in quelle che non si leggono.
Il contratto di management deve essere in forma scritta?
Sì. In Italia, i contratti che prevedono la cessione di diritti d’autore devono essere in forma scritta ai sensi dell’art. 110 LDA. Ma la forma scritta è solo il primo requisito — non garantisce che il contenuto sia equo o compreso dall’artista.
Cos’è la ABKCO Music?
La casa editrice fondata da Klein, oggi una delle maggiori etichette indipendenti. Il suo catalogo comprende le registrazioni dei Rolling Stones pre-1971, degli Animals, di Bobby Womack, dei Kinks e oltre duemila brani tra cui Satisfaction e Jumpin’ Jack Flash. Gestita dai figli di Klein dopo la sua morte.
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