In sintesi
- In Italia non esiste una libertà di panorama generale: fotografare un monumento è libero, usarne l’immagine per vendere qualcosa spesso no.
- Per i beni culturali pubblici (monumenti, musei, siti archeologici) l’uso commerciale dell’immagine richiede di regola una concessione e un canone dell’ente che li gestisce (art. 107-108 del Codice dei beni culturali), anche se l’opera è antica.
- Promuovere visite guidate a pagamento sul sito di un tour operator è un uso commerciale.
- Una foto comprata da un archivio di stock non risolve il problema: la licenza del fotografo è una cosa, il permesso dell’ente un’altra.
- Attenzione anche a persone riconoscibili, opere d’arte e architetture contemporanee, eventi.
State rifacendo il sito di un tour operator, di un hotel o di un’agenzia di eventi. Servono belle immagini: il Colosseo al tramonto, l’interno di un museo, gli scavi di un parco archeologico, la foto di gruppo dell’ultima visita guidata. Le avete scattate voi, le ha fatte un fotografo o le avete comprate da un archivio di stock: sembra tutto in regola.
Spesso non lo è. In Italia l’immagine di un monumento o di un’opera d’arte pubblica non è liberamente utilizzabile per vendere un servizio, e il problema non riguarda il fotografo ma il bene fotografato. Questa guida spiega cosa controllare prima di pubblicare.
Prima domanda: di chi è la foto?
Il primo diritto da verificare è quello sulla fotografia stessa.
- Foto scattate da voi o da un vostro dipendente: in genere i diritti sono dell’azienda, ma conviene che sia scritto.
- Foto di un fotografo incaricato: il contratto deve dire per quali usi le potete utilizzare (sito, social, pubblicità, stampa) e per quanto tempo.
- Foto di stock: leggete la licenza. Molte licenze “standard” escludono alcuni usi, e quasi tutte avvertono che la licenza copre solo i diritti del fotografo, non quelli su ciò che è fotografato.
- Foto trovate online: non si usano. Le società che cercano violazioni per conto dei fotografi le individuano in automatico.
Seconda domanda: cosa c’è nella foto?
Monumenti, musei e siti archeologici pubblici
È il punto che i tour operator conoscono meno. Il Codice dei beni culturali (art. 107-108) attribuisce allo Stato, alle Regioni e agli enti pubblici che hanno in consegna un bene culturale il potere di consentirne la riproduzione e di chiedere un canone per l’uso commerciale. Vale anche per opere vecchie di secoli, che per il diritto d’autore sarebbero libere: un Michelangelo o un tempio romano sono in pubblico dominio, ma la loro immagine, se usata a scopo di lucro, è soggetta all’autorizzazione dell’ente che li gestisce.
Sono invece libere, senza canone, le riproduzioni per finalità di studio, ricerca, libera manifestazione del pensiero, espressione creativa e promozione della conoscenza del patrimonio culturale, purché senza scopo di lucro. Il sito di un tour operator che vende visite guidate non rientra in queste ipotesi.
Per i luoghi della cultura statali, gli importi minimi dei canoni sono fissati dalle linee guida del Ministero della cultura (D.M. 161/2023, poi modificato); i singoli musei e parchi archeologici applicano i propri tariffari. I beni di Comuni, Regioni e altri enti seguono i regolamenti di ciascun ente. Prima di pubblicare, quindi, va chiesta la concessione all’ente che gestisce il bene.
I tribunali applicano queste regole anche contro le imprese turistiche. Il Tribunale di Firenze, nel 2017, ha vietato di usare l’immagine del David di Michelangelo per vendere biglietti d’ingresso ai musei senza l’autorizzazione della Galleria dell’Accademia; e il Tribunale di Palermo, nello stesso anno, ha condannato chi aveva usato l’immagine del Teatro Massimo in una campagna pubblicitaria senza il consenso della Fondazione che lo gestisce.
Dentro musei e parchi archeologici
Oltre al canone per l’immagine, valgono i regolamenti dei singoli luoghi: in molti musei e siti si può fotografare per uso personale, ma i servizi fotografici e le riprese per scopi commerciali richiedono un’autorizzazione specifica e spesso il pagamento per l’uso degli spazi. Una foto scattata da una guida durante una visita, e poi usata sul sito, è un uso commerciale.
Architetture e opere d’arte contemporanee
Un edificio moderno, una scultura in una piazza, un murale: se l’autore è vivo o è morto da meno di settant’anni, l’opera è ancora protetta dal diritto d’autore. L’Italia non ha recepito la libertà di panorama prevista come facoltativa dalla normativa europea: a differenza di Germania o Regno Unito, usare commercialmente l’immagine di un’opera protetta collocata in un luogo pubblico richiede in genere il consenso dell’autore. Il rischio è più basso se l’opera è un elemento secondario di un’immagine più ampia, più alto se è il soggetto principale.
Persone riconoscibili
Turisti, partecipanti alle visite, guide, ospiti di un evento: se sono riconoscibili, per usare la loro immagine a fini promozionali serve il loro consenso (art. 96-97 della legge sul diritto d’autore e art. 10 del Codice civile), oltre al rispetto della normativa privacy. La soluzione pratica è una liberatoria raccolta al momento della prenotazione o all’inizio dell’evento, e per i minori il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale.
Eventi
Per foto e video di concerti, spettacoli o manifestazioni organizzati da altri possono servire anche il consenso dell’organizzatore e degli artisti, e il rispetto dei marchi presenti. Se l’evento è vostro, prevedete le autorizzazioni già nei contratti con artisti e fornitori.
Cosa fare in pratica
- Fate un elenco delle immagini che volete usare, con la fonte di ciascuna e cosa rappresenta.
- Per i beni culturali pubblici, chiedete la concessione all’ente che li gestisce, indicando l’uso (sito, social, pubblicità) e la durata. Molti istituti hanno moduli online e tariffari pubblicati.
- Valutate alternative: immagini fornite dall’ente stesso con licenza, scorci in cui il monumento non è il soggetto principale, foto delle persone e dell’esperienza più che del bene.
- Raccogliete le liberatorie delle persone riconoscibili.
- Scrivete i contratti con fotografi e videomaker indicando usi, durata e chi si occupa delle autorizzazioni.
- Se siete un’agenzia web, chiarite nel contratto con il cliente chi fornisce le immagini e chi garantisce di avere i diritti, con una manleva.
Domande frequenti
Posso usare la foto di un monumento sul sito della mia agenzia di viaggi?
Se il monumento è un bene culturale pubblico e la foto serve a promuovere un servizio a pagamento, di regola serve la concessione dell’ente che lo gestisce e il pagamento di un canone, anche se la foto l’avete scattata voi.
Se compro la foto da un archivio di stock sono a posto?
Non del tutto. La licenza copre i diritti del fotografo, non l’autorizzazione all’uso commerciale dell’immagine del bene culturale, né il consenso delle persone ritratte.
In Italia esiste la libertà di panorama?
Non come regola generale. Per le opere ancora protette dal diritto d’autore e per i beni culturali pubblici, l’uso commerciale delle immagini richiede in genere un’autorizzazione.
Le foto delle visite guidate con i clienti si possono pubblicare?
Sì, se le persone riconoscibili hanno dato il consenso e se per l’eventuale bene culturale ritratto c’è l’autorizzazione necessaria. Conviene raccogliere la liberatoria al momento della prenotazione.
Le regole sono le stesse per i beni dei Comuni?
Il principio sì, ma tariffe e procedure dipendono dal regolamento di ciascun ente.
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