Spezzoni di film: si devono pagare i diritti d’autore?

Creare un’opera nuova utilizzando spezzoni di film

Quando occorre l’autorizzazione dei singoli autori, quando si devono pagare i diritti? Un breve vademecum per chi organizza mostre ed eventi culturali.

Il caso riguarda un parere, redatto per una società che organizza eventi sulla possibilità di dedicare una sala al personaggio principale della mostra, mettendo insieme vari spezzoni di film che lo riguardavano e descrivevano la sua personalità. Gli spezzoni erano rimontati con un filone logico e senza aggiunta di musica, con i dialoghi originali. Il caso mi è parso delicato, anche perché, tra i film scelti, c’erano certi titoli veramente datati.

La legge sul diritto d’autore si riferisce ad opere del genere definendole opere audiovisive, di per sé protette dal diritto in quanto opere autonome (Art. 3 della legge 633/41). Si tratta di opere assimilabili alle opere cinematografiche ma che si esprimono mediante un insieme organico di immagini in movimento corredate da suoni o musiche, non necessariamente a contenuto narrativo (senza pretesa esaustiva lo sono i videoclip musicali, i programmi televisivi di intrattenimento ed i videogiochi). Gli spezzoni sono vere e proprie sequenze di film ripresi con i relativi dialoghi inseriti però in un diverso contesto che li snatura dal quello loro originale, ma che crea comunque un video con un suo filone narrativo.

Detto ciò, parto con una premessa che reputo doverosa. Nel diritto d’autore, come in tutti i rapporti tra professionisti, riveste un ruolo centrale e deve essere sempre rispettata, la regola del consenso. Il principio è semplice: vuoi usare un’opera di altri? Allora chiedi il permesso. A volte è più facile di quello che sembra ed in ogni caso avere il consenso dell’autore è essenziale per la buona riuscita di un lavoro artistico originale.

Il consenso non è solo il presupposto dettato dalla legge sul diritto d’autore per utilizzare legittimamente l’opera di qualcun altro, ma è anche una regola di buona educazione che considero fondamentale per chi naviga online e utilizza gli strumenti di diffusione offerti dal web.

Ma tornando al fatto, quello che interessa è: se voglio usare spezzoni di vecchi film e rimontarli insieme, a chi devo chiedere il consenso?

Quale richiesta deve essere inoltrata all’avente diritto per ottenere la relativa licenza per l’utilizzo?

L’opera cinematografica è formata da più elementi (il soggetto, la sceneggiatura, la musica) che conservano una propria autonomia rispetto ad essa, proprio come accade nelle opere collettive. La nostra giurisprudenza considera solo il regista come vero e proprio autore principale dell’opera. A lui, in quanto tale, infatti, spetta la determinazione del momento di compimento dell’opera (il cosiddetto diritto di final cut).

Occorre però fare una distinzione fondamentale per quanto riguarda i diritti spettanti ai soggetti autori dell’opera. Infatti, occorre distinguere il diritto morale dal diritto patrimoniale d’autore.

Il diritto patrimoniale d’autore è costituito dal diritto alla utilizzazione economica esclusiva dell’opera (art. 12 LDA e art. 2577 c.c). Essa consiste nel diritto di autorizzare o meno la riproduzione, la trascrizione o la distribuzione del film e di percepire un compenso.

Il diritto morale consiste, invece, nel diritto dell’autore di rivendicare la paternità dell’opera, di opporsi a modificazioni e deformazioni dell’opera (come potrebbe essere il rimontaggio degli spezzoni) e a ogni altro atto a danno dell’opera stessa, che possano essere di pregiudizio all’onore o alla reputazione dell’opera stessa e di ritirare l’opera dal commercio (artt. 142 e 143 LDA). I diritti morali spettano ai coautori. Al produttore, che è colui che finanzia la realizzazione dell’opera cinematografica, invece, spettano i diritti di utilizzazione economica nei limiti dello sfruttamento cinematografico.

Ma torniamo al caso in esame.

Trattandosi di una mostra a pagamento, l’iniziativa non può rientrare negli eventi a scopo culturale o didattico, per i quali si può prescindere, generalmente, dalla richiesta del consenso o dell’autorizzazione dell’avente diritto (art. 70 LDA). Al fine di rientrare nell’utilizzo lecito di un’opera altrui, senza il preventivo consenso del titolare, è necessaria la sussistenza di una causa di giustificazione, tendenzialmente rivolta ad escludere lo scopo di lucro. Lo scopo di lucro, rappresentato dall’obbligatorio acquisto del biglietto per prendere parte alla mostra, è evidente.

Ne consegue che per utilizzare parti dei film in questione occorre ottenere il consenso degli aventi diritto. Per regolarizzare un utilizzo come quello ipotizzato, si deve contattare il produttore e richiedere una autorizzazione alla diffusione dei singoli spezzoni, anche se di pochi secondi.

Per essere certi di non incorrere in nessuna violazione è consigliabile anche ottenere una manleva che dica non vi è violazione del diritto morale d’autore.

La manleva è utile perché, inserendola ci si protegge da un’azione di violazione del diritto morale d’autore. Esiste, infatti, la possibilità che gli autori dell’opera, come sopra evidenziati, o i loro eredi, possano avanzare una domanda di lesione del diritto morale d’autore per aver rimontato spezzoni di film insieme ed avere modificato l’opera in modo contrario alla sua integrità.

E’ un’ipotesi che potrebbe essere fatta valere, ma se mai qualsiasi avente diritto dovesse avanzare una qualche pretesa in tal senso, gli si potrà opporre la manleva o il fatto che il montaggio degli spezzoni è finalizzato a esaltare o spiegare, in un contesto comunque museale e di una certa levatura culturale, quello che è il personaggio su cui ruota la mostra.

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Claudia è un avvocato di diritto d'autore, dei media e dell’entertainment. Rappresenta autori, musicisti e produttori cinematografici indipendenti.

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