Musica e diritti d’autore: la battaglia dei diritti sulla musica di Lucio Battisti

Il caso Lucio Battisti: Emozioni in Tribunale

Il 9 settembre 2018 è stato il ventennale della morte di Lucio Battisti, uno dei geni assoluti della musica italiana. Morto a 55 anni, stroncato da una malattia, solo per un caso l’anniversario della sua scomparsa coincide con la notizia che potrebbe forse trovare fine la difficilissima e intricatissima, nonché lunghissima, battaglia legale legata alla sua musica.

Battisti ha costruito la sua leggenda sulla sua musica di talento visionario e sulla sua assenza. Detestava la pubblicità e i riti della comunicazione. La sua ultima, storica apparizione alla tv italiana è datata 23 aprile 1972: il programma era “Studio 10”. Dopo aver presentato in playback “I giardini di marzo” si lanciava in un duetto con Mina.  Qualche anno dopo sceglierà la via della chiusura totale a incontri, interviste, esibizioni lasciando parlare solo i suoi dischi. Il resto è stato, fino alla fine, impenetrabile riservatezza.

“Tutto mi spinge verso una totale ridefinizione della mia attività professionale. In breve tempo ho conseguito un successo di pubblico ragguardevole. Per continuare la mia strada ho bisogno di nuove mete artistiche, di nuovi stimoli professionali: devo distruggere l’immagine squallida e consumistica che mi hanno cucito addosso. Non parlerò mai più, perché un artista deve comunicare solo per mezzo del suo lavoro. L’artista non esiste. Esiste la sua arte.” (1979, ultima intervista di Lucio Battisti (5/3/43-9/9/98))

Ma torniamo al caso giudiziario con il quale ho aperto l’articolo. Si tratta dei diritti dei 12 album più amati e conosciuti della carriera di Battisti: quelli incisi con i testi di Mogol. Tutto nasce dalla decisione di Grazia Letizia Veronese di non autorizzare la diffusione della musica del marito se non per vinili e cd. Divieto di sfruttamento per pubblicità, colonne sonore, omaggi, perfino festival. Forse in linea con quello che avrebbe voluto il marito?

E cosi arriviamo al tema avvincente: la diffusione su Internet. Un NO deciso alle piattaforme di streaming, il che significa una enorme potenzialità commerciale, non sfruttata, di questo catalogo.

La battaglia legale per i diritti d’autore

Se non conosci la vicenda giudiziaria te la riassumo in poche righe. La società Acqua Azzurra, proprietaria dei diritti di tutte le canzoni pubblicate dal 1969 al 1980 (con una rendita di circa 800 mila euro l’anno), vede da una parte la vedova Grazia Letizia Veronese e il figlio Luca, e dall’altra Mogol e la Universal Ricordi, del gruppo francese Vivendi di Vincent Bolloré. Le incomprensioni fra le parti hanno portato a cause di risarcimento, fino all’inevitabile messa in liquidazione nel 2016 per il mancato raggiungimento di un voto a maggioranza qualificata (dove il 56% degli eredi Battisti non sarebbe stato sufficiente). Ma i problemi non sono finiti lì: la gestione dei liquidatori nominati dagli azionisti è stata messa a dura prova, costringendo i due alle dimissioni e a contattare il Tribunale delle Imprese, che ha deciso di nominare un commissario. Ecco dunque la novità: vista l’impossibilità di arrivare a una soluzione, il Tribunale di Milano si è affidato a un esperto, affidandogli “tutti i poteri di legge volti alla miglior liquidazione della società (Le edizioni Acqua Azzurra, di cui sono soci tutti i soggetti citati sopra), nessuno escluso, che eserciterà nella sua piena discrezionalità e responsabilità senza necessità di autorizzazione alcuna dei soci, compresa la possibilità di concedere licenze di sfruttamento economico delle opere anche online”.

Musica e diritti d’autore online

La musica di Lucio Battisti potrebbe essere diffusa online e dunque finire a disposizione anche di quel pubblico che ormai da tempo non utilizza i supporti fonografici. In alternativa o in concorso con la vendita in blocco del catalogo editoriale, ci sarà la possibilità di concedere licenze di sfruttamento economico delle opere “anche online”. Fa una certa impressione che la rievocazione di Lucio Battisti coincida con le notizie che vengono da un tribunale. Per la musica non è certo una novità.

Pensa per fare solo qualche nome, a quanto accaduto a George Michael, deceduto il giorno di Natale del 2016. E’ stata subito guerra tra le sorelle del cantante e Fadi Fawaz, che accampava diritti sull’eredità e vive in una delle case di George vicino a Regent’s Park (valore sei milioni di sterline).

Anche la gestione del catalogo di Prince ha creato non pochi scompigli, tra gli eredi. Questi ultimi hanno affidato la gestione del catalogo dell’artista al gruppo editoriale Universal Music Publishing tramite un accordo, valido a livello mondiale, da 31 milioni di dollari (più di 27,7 milioni di euro). A Universal, in un secondo momento, è stato anche assegnato il diritto di pubblicare in esclusiva i dischi di Prince pubblicati per la NPG Records, l’etichetta che fondò negli anni ’90 dopo aver interrotto i rapporti con Warner (major alla quale era precedentemente legato).

Controllo sui diritti anche per Frank Zappa, la cui moglie, dalla morte dell’artista, ha curato per lui tutto suo il patrimonio discografico e la sua sterminata produzione musicale. La donna, nel 2008, aveva citato in giudizio gli organizzatori di “Zappanale”, il festival mondiale in cui ogni anno per tre giorni in Germania un pubblico venuto da tutto il mondo va in estasi ascoltando sosia e mini rockband improvvisate eseguire la musica del maestro. Due interpretazioni opposte del rapporto tra diritti d’ autore e libertà di riesecuzione della musica. “Non è solo questione di soldi”, diceva Gail Zappa. “Se si fa domanda per ottenere un marchio registrato, è per proteggere le opere di una persona – ho la sensazione che la gente oggi non sappia più chi è stato Frank Zappa, e questo è preoccupante”. E così, combattiva e irriducibile, la vedova aveva fatto causa alla “Zappanale” chiedendo 150 milioni di euro per i danni già fatti, e altri 250 se i fan continueranno a suonare e a vendere gadget. Il marchio è detenuto dalla Zappa family trust.

Musica e diritti d'autore

Ancora tu: ma non dovevamo vederci più…

Ma torniamo a Battisti. In fondo il sodalizio con Mogol si è interrotto perchè proprio Mogol pretendeva di dividere al 50% i diritti delle canzoni scritte insieme. E bisogna ricordare che Battisti non è soltanto quello con Mogol. Nell’attesa che la Corte d’Appello si pronunci sul risarcimento di 2,6 milioni di euro riconosciuto a Mogol nel 2016, e mentre la Universal, spera ancora di poter uscire dalla liquidazione, la situazione resta complessa e la guerra non è ancora finita.

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Claudia è un avvocato di diritto d'autore, dei media e dell’entertainment. Rappresenta autori, musicisti e produttori cinematografici indipendenti.

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