Lucio Battisti: diritti d’autore e battaglie legali

Lucio Battisti è stato un’icona della musica italiana, e il suo vasto catalogo musicale continua a essere un punto di riferimento per intere generazioni. Ma dietro l’eredità artistica si nasconde una storia complessa fatta di diritti d’autore e lunghe battaglie legali. Dopo la sua morte, la gestione dell’enorme patrimonio musicale è diventata un campo di scontro, dimostrando quanto sia cruciale la tutela legale per l’opera di un artista.

La gestione dell’eredità musicale

Alla scomparsa di Battisti nel 1998, i diritti d’autore sulle sue canzoni passarono per intero alla moglie, Grazia Letizia Veronesi, e al figlio Luca. Per gestire questo immenso catalogo, è stata istituita la società Edizioni Musicali Acqua Azzurra. Da allora, la famiglia ha mantenuto un controllo molto stretto sulla musica, decidendo autonomamente le sorti di ogni brano.

Il conflitto con Mogol

La battaglia legale più nota è stata quella tra Grazia Letizia Veronesi e Mogol, il paroliere storico di Battisti. La rottura tra i due risale agli anni ’80, ma le controversie legali sono esplose in pieno dopo la morte del cantautore. Mogol lamentava di essere stato messo da parte e sosteneva che la gestione del catalogo da parte degli eredi fosse stata dannosa per la sua diffusione. Il culmine arrivò nel 2012, quando Mogol richiese un risarcimento milionario, accusando gli eredi di non aver valorizzato adeguatamente la musica. La causa si risolse parzialmente con un accordo, ma evidenziò la tensione tra il co-autore creativo e i detentori dei diritti economici.

Le battaglie per la digitalizzazione

Per anni, l’eredità di Battisti è stata al centro di una battaglia contro la modernità. Gli eredi si erano opposti fermamente alla distribuzione digitale del catalogo. Per oltre un decennio, la sua musica è rimasta assente da piattaforme come Spotify e Apple Music. Questa scelta, motivata da una volontà di proteggere l’opera e l’immagine dell’artista, ha sollevato un ampio dibattito. Solo nel 2017, dopo anni di trattative e scontri legali, la famiglia ha ceduto, rendendo l’intero catalogo finalmente disponibile in streaming.

Diritti d’autore e protezione dell’opera

Il caso Battisti è l’esempio più lampante di quanto il diritto d’autore non sia solo una questione economica. Le battaglie legali della famiglia sono state guidate dalla volontà di mantenere un controllo totale sulla musica, per preservarne l’integrità e proteggerla da usi ritenuti inappropriati. Questa storia dimostra la forza del diritto d’autore come strumento per un erede o un autore, che può utilizzarlo per difendere il proprio lavoro e decidere autonomamente il futuro di un’opera.

Anche la gestione del catalogo di Prince ha creato non pochi scompigli, tra gli eredi. Questi ultimi hanno affidato la gestione del catalogo dell’artista al gruppo editoriale Universal Music Publishing tramite un accordo, valido a livello mondiale, da 31 milioni di dollari (più di 27,7 milioni di euro). A Universal, in un secondo momento, è stato anche assegnato il diritto di pubblicare in esclusiva i dischi di Prince pubblicati per la NPG Records, l’etichetta che fondò negli anni ’90 dopo aver interrotto i rapporti con Warner (major alla quale era precedentemente legato).

Controllo sui diritti anche per Frank Zappa, la cui moglie, dalla morte dell’artista, ha curato per lui tutto suo il patrimonio discografico e la sua sterminata produzione musicale. La donna, nel 2008, aveva citato in giudizio gli organizzatori di “Zappanale”, il festival mondiale in cui ogni anno per tre giorni in Germania un pubblico venuto da tutto il mondo va in estasi ascoltando sosia e mini rockband improvvisate eseguire la musica del maestro. Due interpretazioni opposte del rapporto tra diritti d’ autore e libertà di riesecuzione della musica. “Non è solo questione di soldi”, diceva Gail Zappa. “Se si fa domanda per ottenere un marchio registrato, è per proteggere le opere di una persona – ho la sensazione che la gente oggi non sappia più chi è stato Frank Zappa, e questo è preoccupante”. E così, combattiva e irriducibile, la vedova aveva fatto causa alla “Zappanale” chiedendo 150 milioni di euro per i danni già fatti, e altri 250 se i fan continueranno a suonare e a vendere gadget. Il marchio è detenuto dalla Zappa family trust.

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Sono Claudia Roggero, avvocata specializzata in Proprietà Intellettuale, Diritto d’Autore e dello Spettacolo. La mia missione non è solo guidarti attraverso il labirinto normativo che governa il mondo delle arti, della musica, dell’audiovisivo, dell’editoria e del digitale. Con bravura ed una competenza d’eccellenza, mi dedico a trasformare le complessità legali in opportunità strategiche, sempre con un approccio profondamente umano.

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