Sora 2, deepfake e diritto d’autore: le lezioni legali della più controversa app AI della storia
A dicembre 2024, OpenAI ha lanciato Sora: un generatore text-to-video capace di produrre clip fotorealistiche da un semplice comando testuale. Scrivi “Tom Cruise che balla il tango sotto la pioggia” e in venti secondi ottieni una sequenza cinematografica con movimenti fluidi, illuminazione coerente, espressioni realistiche. La differenza rispetto a Midjourney o DALL-E non è di grado — è di natura. Quelli producono immagini statiche. Sora produce il movimento.
Il 24 marzo 2026, OpenAI ha annunciato la chiusura dell’app standalone Sora. Ma il modello Sora 2 resta accessibile agli abbonati ChatGPT Plus e Pro. La tecnologia non è sparita — è stata reindirizzata verso applicazioni industriali e robotica. E le questioni legali che Sora ha aperto non si chiudono con un comunicato su X.
Questa guida le analizza una per una.
Cosa ha chiuso e cosa resta
Prima di entrare nel merito, una distinzione necessaria per chi lavora nel settore.
Cosa ha chiuso: l’app standalone Sora — quella con il feed verticale stile TikTok — e l’API pubblica. Il prodotto consumer è terminato.
Cosa resta: il modello Sora 2, accessibile all’interno di ChatGPT Plus e Pro. La generazione video non scompare da OpenAI — cambia canale.
Dove va la ricerca: OpenAI ha dichiarato di voler concentrare lo sviluppo della tecnologia video sulla simulazione del mondo fisico e sulla robotica, dove il valore economico a lungo termine è più chiaro. Il mercato consumer del video generativo — almeno nella forma dell’app dedicata — non ha retto.
Perché Sora è stata chiusa
Tre fattori hanno determinato questa decisione.
I costi. Generare video fotorealistici richiede una potenza computazionale enormemente superiore alla generazione di testo o immagini statiche. OpenAI spendeva circa 15 milioni di dollari al giorno solo per l’inferenza — il processo di generazione dei video. Bill Peebles, responsabile del progetto, lo aveva definito pubblicamente “completamente insostenibile”. Il modello di business non reggeva il costo del prodotto.
L’engagement. Gli utenti attivi mensili hanno raggiunto il picco a dicembre 2025, per poi crollare nel 2026. A febbraio 2026 i download erano scesi a poco più di un milione. La curiosità iniziale non si era trasformata in uso abituale.
L’esposizione legale. Sora non era solo costosa da gestire — era un rischio legale strutturale. Le grandi agenzie di Hollywood (WME, CAA, UTA) avevano definito lo strumento un “rischio significativo” per i diritti dei creativi. OpenAI era stata costretta a intervenire sulla generazione di video con le sembianze di Michael Jackson, Martin Luther King Jr. e Mister Rogers — ma solo dopo le proteste degli eredi e dei sindacati. Il meccanismo di opt-out — che imponeva ai titolari di diritti di notificare esplicitamente ogni contenuto da proteggere — era insostenibile su scala.
Lo scandalo Hollywood e l’accordo Disney
A settembre 2024, pochi giorni prima del lancio, la situazione con Hollywood era già esplosiva. Le agenzie avevano scoperto che il meccanismo era inverso rispetto a quanto OpenAI aveva inizialmente comunicato: non era OpenAI a chiedere il consenso delle star, erano le star a doversi registrare per non apparire nei video generati dalla piattaforma.
“Immagina di chiamare un cliente per dirgli di registrarsi su Sora” ha dichiarato un partner WME. “Quel cliente ti licenzierebbe sul posto. Nessuno di noi farebbe quella chiamata.”
Disney aveva risposto con una lettera formale: “Disney non è tenuta a fare opt-out per preservare i suoi diritti di copyright.” Il principio era esatto — e rimane valido indipendentemente dalla chiusura dell’app.
A dicembre 2025, Disney aveva siglato un accordo triennale con OpenAI: licenza per oltre 200 personaggi tra Disney, Marvel, Pixar e Star Wars, più un investimento azionario da un miliardo di dollari. Tre mesi dopo, con la chiusura dell’app, l’accordo è morto. Il denaro non è mai cambiato di mano. Era la prima volta che Disney concedeva in licenza la propria proprietà intellettuale a una piattaforma AI generativa. È durata tre mesi.
Le tre questioni legali che restano aperte
La chiusura dell’app non risolve nulla sul piano giuridico. Cristallizza le questioni aperte e le trasferisce al prossimo strumento di generazione video AI — che esiste già, in molti casi.
1. Il training su opere protette
Per imparare a generare video fotorealistici, Sora è stata addestrata su milioni di video protetti da copyright — film, serie televisive, contenuti YouTube, produzioni professionali — senza richiedere autorizzazioni ai titolari.
OpenAI si è difesa invocando il fair use americano: il training è un uso trasformativo perché trasforma i contenuti in parametri statistici, non li riproduce nella forma originale. È un argomento che i tribunali americani stanno ancora valutando, con esiti non uniformi.
In Italia e in Europa questa difesa non esiste nella stessa forma. Il fair use non è un istituto del diritto italiano. Le eccezioni al diritto d’autore sono tassative — elencate dalla legge, non valutate con un test di ragionevolezza caso per caso.
Il testo and data mining (TDM), disciplinato dagli artt. 70-quater e 70-quinquies l.d.a. (introdotti con il recepimento della Direttiva DSM 2019/790), prevede che i titolari di diritti possano escludere le proprie opere dal mining commerciale con un’apposita riserva esplicita. Se non hai mai inserito questa riserva — nei tuoi contratti di cessione, nel tuo sito, nei metadati dei tuoi file — le tue opere erano tecnicamente disponibili per il training commerciale.
L’AI Act europeo (Reg. 2024/1689) aggiunge un obbligo di trasparenza: chi sviluppa sistemi AI deve dichiarare quali opere protette ha utilizzato per il training. Non è ancora un obbligo di licenza preventiva, ma crea una tracciabilità che prima non esisteva.
2. Il deepfake e il diritto all’immagine
Con Sora — e con gli strumenti analoghi che continuano a esistere — creare un video realistico di una persona reale è diventato tecnicamente elementare. Le implicazioni per il diritto all’immagine sono dirette.
In Italia, le tutele sono più forti che negli USA:
L’art. 10 del Codice Civile permette di richiedere la rimozione immediata di qualsiasi rappresentazione non autorizzata della propria immagine e il risarcimento dei danni.
Gli artt. 96-97 della Legge sul Diritto d’Autore vietano esplicitamente la pubblicazione del ritratto di una persona senza il suo consenso, con eccezioni tassative legate alla notorietà, all’interesse pubblico o a finalità culturali.
Il GDPR qualifica il volto e la voce come dati biometrici — categorie particolari ai sensi dell’art. 9 — che richiedono consenso esplicito per qualsiasi trattamento. Quando Sora genera video con persone riconoscibili, sta elaborando dati biometrici senza base giuridica. Le sanzioni GDPR arrivano fino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato globale annuo.
La Legge 132/2025, in vigore dal 10 ottobre 2025, ha introdotto il nuovo art. 612-quater del Codice Penale: reclusione da uno a cinque anni per chi diffonde senza consenso immagini, video o audio falsificati tramite AI. Il deepfake ingannevole è ora un reato autonomo nel diritto italiano — non più solo diffamazione o violazione della privacy, ma una fattispecie specifica.
Il limite pratico rimane: il procedimento giudiziario richiede tempo, e quando un deepfake diventa virale il danno reputazionale è già avvenuto. La prevenzione — clausole contrattuali che vietano esplicitamente la clonazione vocale e visiva, inserite in tutti i contratti di ingaggio e cessione — è più efficace della reazione.
3. Chi detiene i diritti sui video generati con AI
Il paradosso che Sora ha reso concreto: investi tempo, creatività e denaro per creare un video con uno strumento AI, e il risultato potrebbe non essere tuo nel senso giuridico del termine.
Sia l’U.S. Copyright Office sia la normativa italiana concordano sul principio: un contenuto generato dall’AI senza un apporto creativo umano riconoscibile non è proteggibile dal diritto d’autore. Cade in una zona assimilabile al pubblico dominio — chiunque può usarlo, nessuno può rivendicarne la titolarità.
La Legge 132/2025 ha codificato questo principio nell’ordinamento italiano: le opere realizzate con l’ausilio dell’AI sono tutelate solo se riflettono un contributo creativo umano determinante e documentabile. Chi scrive un prompt, seleziona tra output, modifica e integra il risultato può avere una protezione — ma deve poterla dimostrare.
Per chi investe in produzione video AI, questo crea un rischio concreto: i contenuti prodotti potrebbero non essere proteggibili. E chi non documenta il proprio processo creativo si trova in una posizione molto debole se la questione viene sollevata.
USA vs. Italia: le differenze
| Aspetto | USA | Italia / Europa |
|---|---|---|
| Training su opere protette | Fair use — contenzioso aperto | Probabile violazione — eccezioni TDM con opt-out |
| Deepfake come reato | Assente a livello federale | Art. 612-quater c.p. — 1-5 anni di reclusione |
| Diritto all’immagine | Varia per stato, limitato | Art. 10 c.c. + artt. 96-97 l.d.a. — tutela forte |
| Privacy | Frammentaria | GDPR — sanzioni severe |
| Responsabilità piattaforme | Section 230 — quasi immunità | DSA — obbligo di moderazione |
| Copyright sull’output AI | Nessuna protezione automatica | Nessuna protezione senza contributo umano dimostrabile |
Le domande frequenti
Sora 2 è legale in Italia? Lo strumento in sé è legale. Molti usi non lo sono: generare video con persone riconoscibili senza il loro consenso, usare personaggi protetti da copyright, creare deepfake ingannevoli. La legalità dipende da cosa si genera, non dallo strumento.
Cosa faccio se trovo un deepfake che mi riguarda? Richiedi la rimozione immediata invocando l’art. 10 c.c. e gli artt. 96-97 l.d.a. Presenta denuncia penale ai sensi dell’art. 612-quater c.p. Segnala la violazione al Garante Privacy se sono stati trattati dati biometrici senza consenso. Conserva tutti gli screenshot e le prove prima che il contenuto venga rimosso.
I miei video online possono essere stati usati per addestrare Sora? Se erano pubblicamente accessibili prima del 2024, è possibile. In Europa puoi esercitare il diritto alla cancellazione ai sensi dell’art. 17 GDPR — ma l’applicazione pratica ai dataset di training è tecnicamente complessa e giuridicamente ancora in evoluzione.
Chi possiede i diritti su un video generato con Sora? Dipende dal tuo contributo creativo. Se hai guidato il processo con scelte precise e documentabili, puoi avere una tutela. Se hai usato un prompt generico e pubblicato il primo risultato, probabilmente no. Documenta sempre il processo.
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