Audible detiene le licenze per distribuire migliaia di audiolibri. Questo le dava il diritto di generare automaticamente un testo a partire dall’audio? Sette grandi editori americani hanno risposto no — e un accordo stragiudiziale ha dato loro ragione. Il caso Audible Captions illustra un principio che vale in qualsiasi sistema di diritto d’autore: la licenza per un formato non implica automaticamente la licenza per un altro.
Il caso: cosa voleva fare Audible
Audible — la piattaforma di audiolibri di Amazon — aveva sviluppato una funzione denominata Captions: un sistema che generava automaticamente un testo sincronizzato con l’audio degli audiolibri, pensato per supportare l’alfabetizzazione e i disturbi dell’apprendimento come la dislessia. L’idea era permettere all’utente di ascoltare e leggere contemporaneamente, con il testo che scorreva in sincronia con la narrazione audio.
Prima del lancio ufficiale, sette importanti editori americani — tra cui Penguin Random House, HarperCollins e Simon & Schuster — hanno presentato ricorso d’urgenza per bloccare il progetto.
La posizione degli editori
L’argomentazione degli editori era fondata su un principio semplice: le licenze che Audible deteneva riguardavano la distribuzione e la riproduzione in formato audio. Nulla in quegli accordi prevedeva la creazione di un formato testuale.
Produrre un testo a partire dall’audio non è un’operazione tecnica neutra — è la creazione di una nuova versione dell’opera in un formato diverso, che richiede una licenza distinta. Secondo gli editori, la funzione Captions era equiparabile alla vendita di un ebook senza autorizzazione: stesso contenuto, formato diverso, nessuna licenza.
La distinzione non è formale: i diritti sugli ebook e sugli audiolibri vengono negoziati separatamente, spesso con soggetti diversi e a prezzi diversi. Consentire la conversione automatica da audio a testo avrebbe aggirato questa struttura commerciale.
La difesa di Audible: il fair use
Audible si è difesa invocando il fair use — la dottrina del diritto americano che consente l’uso di opere protette senza licenza in determinate circostanze, valutando quattro fattori: lo scopo dell’uso (commerciale o non commerciale), la natura dell’opera, la quantità dell’opera utilizzata, e l’impatto sul mercato dell’opera originale.
L’argomentazione di Audible si basava su tre elementi: la funzione aveva finalità educativa, non lucrativa in senso diretto; mostrava solo una piccola porzione di testo alla volta; e serviva utenti con difficoltà di apprendimento. Tutti e tre i fattori, secondo Audible, deponeano a favore del fair use.
Il punto debole era il quarto fattore — l’impatto sul mercato. Un sistema che genera automaticamente il testo completo di un audiolibro, anche mostrando una porzione alla volta, crea potenzialmente un sostituto del formato testuale licenziato. Questo è il fattore che i tribunali americani pesano di più nelle valutazioni di fair use.
L’esito: accordo e licenze obbligatorie
La vertenza si è conclusa nei primi mesi del 2020 con un accordo extragiudiziale. Audible ha accettato di versare una somma riservata agli editori querelanti e all’Associazione degli Editori Americani (AAP), e si è impegnata a ottenere le licenze necessarie per il formato testuale prima di lanciare Captions sul mercato.
Il risultato pratico: Captions non è mai stato distribuito su vasta scala. Una versione pilota è disponibile solo per un ristretto gruppo di studenti, usando esclusivamente testi di pubblico dominio — per i quali non serve alcuna licenza.
Il principio: ogni formato è un diritto distinto
La lezione del caso Audible Captions va oltre la disputa specifica. Il principio affermato — implicitamente dalla posizione degli editori e confermato dall’accordo — è che ogni formato di distribuzione di un’opera richiede una licenza distinta.
Audio, ebook, testo stampato, versione podcast, adattamento cinematografico: ciascuno è un diritto separato che deve essere negoziato e acquistato separatamente. La licenza per uno non implica automaticamente la licenza per un altro, anche quando il contenuto sottostante è identico.
Questo principio vale nel diritto americano come in quello italiano ed europeo. La LDA italiana (art. 13) tutela il diritto di riproduzione in qualsiasi modo o forma — e la conversione da audio a testo è una forma di riproduzione che richiede autorizzazione.
→ Approfondimento: Il diritto di riproduzione nel diritto d’autore italiano
Il diritto italiano: le eccezioni per l’accessibilità
La difesa di Audible era basata sul fair use — uno strumento che non esiste nel diritto italiano. In Italia le eccezioni al diritto d’autore sono tassative e previste dagli artt. 65-71-nonies LDA. Non c’è una clausola generale che permetta usi non autorizzati per finalità educative o di accessibilità, salvo quelli espressamente previsti dalla legge.
Per finalità analoghe a quelle invocate da Audible, il diritto italiano prevede però un’eccezione specifica — e particolarmente rilevante. Il D.Lgs. 5 maggio 2021, n. 68 ha recepito la Direttiva UE 2017/1564 e il Trattato di Marrakesh, consentendo alle organizzazioni autorizzate di produrre e distribuire copie in formato accessibile — braille, testi digitali adattati, audiolibri, file con sintesi vocale — per beneficiari con disabilità visive o difficoltà di lettura, senza necessità di autorizzazione dei titolari dei diritti.
Questa eccezione avrebbe potuto applicarsi, almeno parzialmente, al caso Audible Captions se si fosse verificato in un contesto europeo — purché la distribuzione fosse limitata ai beneficiari qualificati e gestita da un’organizzazione autorizzata. Ma Audible non è un’organizzazione senza scopo di lucro per persone con disabilità — è una piattaforma commerciale. E questo avrebbe limitato significativamente l’applicabilità dell’eccezione.
Il caso AI: le trascrizioni automatiche oggi
Il caso Audible Captions risale al 2019-2020. Oggi la stessa questione si ripropone in un contesto più ampio: i sistemi di intelligenza artificiale sono in grado di trascrivere automaticamente qualsiasi contenuto audio con una precisione molto superiore a quella disponibile all’epoca di Captions.
La domanda è sempre la stessa: chi detiene una licenza per distribuire un audiolibro su una piattaforma può offrire agli utenti una funzione di trascrizione automatica? La risposta, alla luce del caso Audible, rimane no — salvo che la licenza lo preveda esplicitamente.
Le implicazioni si estendono oltre gli audiolibri: podcast, interviste audio, registrazioni di conferenze — qualsiasi contenuto audio protetto dal diritto d’autore che venga trascritta automaticamente da un sistema AI senza autorizzazione del titolare dei diritti configura potenzialmente una riproduzione non autorizzata in un formato diverso da quello licenziato.
Le piattaforme che offrono funzioni di trascrizione automatica devono verificare che le licenze sui contenuti audio che ospitano consentano esplicitamente questa operazione — o devono ottenere licenze aggiuntive.
→ Approfondimento: AI e diritto d’autore: AI Act e opt-out per il training
→ Approfondimento: Il contratto di licenza: ogni formato è un diritto distinto
Domande frequenti
Cos’è il caso Audible Captions?
Audible aveva sviluppato una funzione che generava automaticamente testo sincronizzato con l’audio degli audiolibri. Gli editori hanno contestato che le licenze audio non includevano il diritto di creare un formato testuale. L’accordo del 2020 ha confermato: ogni formato è un diritto distinto che richiede una licenza separata.
La licenza per un audiolibro include il diritto di generare un testo?
No, in assenza di una previsione esplicita. La licenza audio copre la distribuzione audio, non la creazione di formati testuali derivati. Il caso Audible ha chiarito questo principio.
Il fair use americano esiste in Italia?
No. In Italia le eccezioni al diritto d’autore sono tassative (artt. 65-71-nonies LDA). Non esiste una clausola generale di fair use. Le eccezioni per finalità educative e di accessibilità esistono ma sono limitate a specifiche categorie di usi e beneficiari.
In Italia esiste un’eccezione per l’accessibilità?
Sì. Il D.Lgs. 68/2021 (Trattato di Marrakesh, Direttiva 2017/1564) consente alle organizzazioni autorizzate di creare e distribuire formati accessibili per persone con disabilità visive o difficoltà di lettura, senza autorizzazione dei titolari. Non si applica alle piattaforme commerciali.
La trascrizione AI di un audiolibro richiede una licenza separata?
Sì. La trascrizione automatica crea una riproduzione dell’opera in un formato diverso da quello licenziato. Il principio del caso Audible si applica: la licenza audio non include il diritto di produrre un testo, anche se generato da AI.
Gestisci contenuti audio licenziati e vuoi verificare se le tue licenze coprono funzioni di trascrizione o accessibilità? Stai negoziando una licenza su contenuti audiovisivi e vuoi assicurarti di coprire tutti i formati rilevanti? Contattaci — la negoziazione di contratti di licenza è una delle nostre aree principali.
Leggi anche: Il diritto di riproduzione · Contratto di licenza royalties · AI e diritto d’autore · Diritto d’autore su internet · Violazione del diritto d’autore
Lo Studio Legale Dandi fornisce assistenza legale in Diritto d'autore. Dai un'occhiata ai nostri servizi oppure contattaci!



