Embeddare una foto da Instagram è lecito? Il caso Sinclair e la legge europea
Hai trovato una fotografia perfetta per il tuo articolo. È pubblica su Instagram. Invece di scaricarla e ricaricarla, incorpori il post direttamente nel tuo sito web con la funzione di embedding nativa di Instagram. Stai violando il copyright?
La risposta è più complessa di quanto sembri — e negli ultimi anni è cambiata, sia negli Stati Uniti che in Europa.
Il caso Sinclair v. Mashable: quando il giudice disse “lecito”
Nel 2020 un giudice federale di New York affrontò questa domanda in modo diretto, nel caso che vide protagonisti la fotografa professionista Stephanie Sinclair e il sito di attualità Mashable.

Sinclair aveva pubblicato su Instagram, con profilo pubblico, una fotografia di una madre e un bambino in Guatemala. Mashable voleva usarla per un articolo sulle donne e la fotografia, e la contattò offrendo 50 dollari per i diritti di licenza. Sinclair rifiutò. Mashable pubblicò comunque l’articolo, incorporando il post Instagram tramite la funzione di embedding nativa — senza scaricare né ricaricare l’immagine.
Sinclair citò Mashable per violazione del copyright.
Il giudice diede torto alla fotografa con un ragionamento preciso: accettando i Termini di Servizio di Instagram, Sinclair aveva concesso alla piattaforma una licenza non esclusiva, trasferibile e sub-licenziabile sui propri contenuti. Instagram aveva quindi il diritto di concedere a sua volta una sub-licenza a Mashable per incorporare il post. Pubblicando la fotografia con profilo pubblico, Sinclair aveva — nelle parole del giudice — “fatto la sua scelta”.
Il giudice riconobbe esplicitamente il problema: “Il dominio di Instagram sui social media per la condivisione di fotografie, unito al trasferimento dei diritti che Instagram richiede ai suoi utenti, significa che il problema sollevato dal querelante è reale. Ma pubblicando la fotografia sul suo account Instagram in modalità pubblica, il querelante ha fatto la sua scelta.”
Il ribaltamento: cosa è successo dopo
La storia non finisce qui. La sentenza di primo grado fu successivamente rivista: nel procedimento d’appello e nei casi successivi, i tribunali americani hanno preso le distanze dall’interpretazione più permissiva sull’embedding, chiarendo che la catena di sub-licenza di Instagram non copre automaticamente qualsiasi tipo di uso dei contenuti embedded — in particolare quando l’uso ha finalità commerciali o è svincolato dal contesto originale del post.
Il caso Sinclair rimane un precedente discusso e non consolidato nel diritto americano, dove il dibattito sull’embedding è ancora aperto.
La prospettiva europea: la sentenza CGUE sul framing
In Europa il tema è stato affrontato dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea con la sentenza Nils Thys (C-392/19, 2021), che ha stabilito principi significativamente diversi da quelli emersi nel diritto americano.
La CGUE ha stabilito che il framing — incorporare un contenuto di un sito terzo all’interno del proprio sito tramite iframe o tecnologie simili — può costituire una “comunicazione al pubblico” ai sensi della Direttiva Copyright, e quindi richiedere l’autorizzazione del titolare dei diritti, quando:
- il sito di origine ha adottato misure tecniche di restrizione dell’accesso (ad esempio, un paywall o una limitazione ai soli utenti registrati);
- l’embedding aggira queste misure, rendendo il contenuto accessibile a un pubblico più ampio di quello originariamente previsto dal titolare.
Quando invece il contenuto è liberamente accessibile sul sito di origine senza restrizioni tecniche, il framing non costituisce necessariamente una nuova comunicazione al pubblico — purché non raggiunga un pubblico “nuovo” rispetto a quello già raggiunto dalla pubblicazione originale.
Applicato a Instagram: se la foto è pubblica e senza restrizioni di accesso, l’embedding tramite funzione nativa potrebbe non configurare una violazione secondo il diritto europeo. Ma questa non è una risposta definitiva — dipende dalle circostanze specifiche, dalla finalità dell’uso e dal contesto in cui il contenuto viene incorporato.
Cosa dice il diritto italiano dopo il D.Lgs. 177/2021
Il D.Lgs. 177/2021 ha recepito in Italia la Direttiva Copyright UE (2019/790), rafforzando la responsabilità delle piattaforme di condivisione e introducendo nuovi diritti per editori e autori.
Sul tema specifico dell’embedding, la normativa italiana non dà una risposta univoca. Il criterio guida resta quello elaborato dalla CGUE: l’embedding che raggiunga un pubblico nuovo rispetto a quello della pubblicazione originale — o che aggirassi misure tecniche di protezione — richiede l’autorizzazione del titolare dei diritti.
In pratica, per chi gestisce un sito o un blog in Italia, valgono queste indicazioni:
L’embedding tramite funzione nativa di Instagram (il codice embed ufficiale, che mantiene il link al post originale e l’attribuzione all’autore) è la soluzione tecnicamente più sicura — ma non garantisce l’impunità in tutti i casi, specialmente se l’uso è commerciale.
Scaricare e ricaricare la foto è sempre una violazione del copyright, indipendentemente da qualsiasi teoria sull’embedding.
Il rifiuto esplicito del titolare — come nel caso Sinclair, che aveva rifiutato i 50 dollari — è un elemento rilevante. Se il titolare ha espresso la propria volontà di non concedere la licenza, qualsiasi uso successivo — anche tramite embedding — espone a un rischio legale maggiore.
La finalità commerciale dell’uso pesa sulla valutazione: un giornale che incorpora una foto per un articolo redazionale è in una posizione diversa rispetto a un e-commerce che usa la stessa foto per promuovere un prodotto.
La lezione pratica per fotografi e creator
Il caso Sinclair ha reso evidente un problema strutturale: le condizioni di utilizzo dei social media sono progettate nell’interesse delle piattaforme, non dei creator. Pubblicare con profilo pubblico su Instagram significa accettare una catena di licenze su cui il fotografo ha poco controllo.
Le misure pratiche per ridurre il rischio:
Imposta il profilo come privato se non vuoi che i tuoi contenuti vengano incorporati da terzi. È la soluzione più radicale ma anche la più sicura.
Pubblica versioni a bassa risoluzione — meno appetibili per usi editoriali di qualità.
Monitora l’uso delle tue immagini con strumenti come Google Immagini, TinEye o Pixsy, che permettono di tracciare dove appaiono le tue fotografie online.
Rispondi alle richieste di licenza — il rifiuto esplicito, documentato, rafforza la tua posizione in caso di contenzioso successivo.
Se subisci un uso non autorizzato, anche tramite embedding, la lettera di diffida è il primo strumento legale: intima la rimozione del contenuto e apre la strada al risarcimento.
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