Tsai Ming-liang e la libertà di non raccontare: cosa ci insegna The Walker sul cinema (e sui diritti d’autore)

Tsai Ming-liang e la libertà di non raccontare: cosa ci insegna The Walker sul cinema (e sui diritti d'autore)

Il regista taiwanese era al Cinema Troisi di Roma la scorsa settimana. Le sue parole sfidano l’industria — e aprono domande interessanti per chi produce cinema d’autore.

Tsai Ming-liang non fa film con una trama. Lo dice lui stesso, senza imbarazzo. I suoi film non hanno una storia nel senso convenzionale: sono sequenze di lunghe inquadrature fisse che mostrano la vita nella sua forma più grezza, esplorando l’impotenza umana, il desiderio, il vuoto e la solitudine.

Eppure — e qui sta la provocazione — afferma che il cinema è un prodotto commerciale. Non una contraddizione: una presa di posizione radicale su cosa significa “valore” in un’opera audiovisiva.

Il monaco che cammina (lentamente) per il mondo

La serie Walker è iniziata nel 2012 con il cortometraggio No Form e conta oggi undici film, girati in luoghi come Marsiglia, Tokyo, Washington D.C., Hong Kong e, più di recente, i Paesi Baschi. In ogni episodio, l’attore Lee Kang-sheng interpreta un monaco buddista che avanza a passo lentissimo attraverso metropoli contemporanee.

Il progetto è nato quasi per caso: nel 2011, Tsai vide Lee Kang-sheng durante le prove di un’opera teatrale in cui camminava in modo estremamente rallentato per diciassette minuti. Un anno dopo, i due cominciarono a girare Walker.

Lee Kang-sheng: un sodalizio lungo trent’anni

La collaborazione tra Tsai Ming-liang e Lee Kang-sheng è iniziata nel 1989 e continua ancora oggi. Lee è l’attore di quasi tutti i film del regista — non un volto intercambiabile, ma una presenza costruita nel tempo, film dopo film. Tsai tipicamente non lavora con una sceneggiatura completa: fornisce a Lee una sinossi, lasciando ampio spazio all’improvvisazione.

Questo metodo di lavoro — minimalista, privo di copione rigido — pone questioni precise sul piano dei diritti: chi è titolare del contributo creativo in un set così aperto? Dove finisce la regia e dove inizia l’interpretazione?

Il cinema come pittura: e i diritti?

Tsai Ming-liang ha dichiarato di aver vissuto la massima libertà artistica nella serie Walker, definendola “pittura” — libera da narrazione e significati espliciti. Si interroga apertamente sul perché un cinema non possa essere anche un museo.

Questa visione ha conseguenze concrete per chi produce o distribuisce opere di questo tipo. Un film senza trama, pensato come installazione, che valica confini tra cinema e arte contemporanea, impone una riflessione sui modelli di licenza applicabili: dal licensing museale alla gestione dei diritti di sincronizzazione, dalla tutela dell’opera come “opera delle arti visive” fino alla questione dei diritti morali dell’autore in contesti di distribuzione non convenzionale.

Il cinema d’autore radicale non è una zona franca dal punto di vista giuridico — anzi, proprio la sua originalità lo rende un terreno delicato e prezioso.


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Sono Claudia Roggero, avvocata specializzata in Proprietà Intellettuale, Diritto d’Autore e dello Spettacolo. La mia missione non è solo guidarti attraverso il labirinto normativo che governa il mondo delle arti, della musica, dell’audiovisivo, dell’editoria e del digitale. Con bravura ed una competenza d’eccellenza, mi dedico a trasformare le complessità legali in opportunità strategiche, sempre con un approccio profondamente umano.

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