Dal 3 al 6 luglio 2026 siamo stati a Karlovy Vary, in Repubblica Ceca, per la 60ª edizione del Karlovy Vary International Film Festival. Non per presentare progetti — per osservare il mercato, incontrare persone, capire come si muove il cinema in un’area che seguiamo con attenzione.
E per vedere un film che, per caso, ci ha dato il pretesto per parlare di una delle questioni più pratiche e trascurate della produzione cinematografica: la clearance del materiale d’archivio.
Karlovy Vary: il festival
Karlovy Vary è una città molto legante: case colorate in mezzo al bosco, un fiume che scorre lento, i boschi di pini e faggi. Il festival è molto ben organizzato — a patto di parlare ceco. Le sale sono sparse, le navette ci sono ma a orari improbabili, la app ufficiale funziona a giorni alterni e il badge industry non esonera dalla fila per vedere i film. I cechi sono riservati: ognuno vive la sua vita in solitudine perdendo di vista il fine del festival e l’outsider con il badge al collo si sente invisibile. Un mondo triste e bello, come dice il titolo del film che (miracolosamente) siamo riusciti a vedere.
È successa la cosa per cui i festival, nonostante tutto, continuano ad avere senso: si entra in una sala quasi per caso, si spengono le luci, e ci si innamora di un film.
Un percorso nell’Europa dell’Est
Karlovy Vary è una tappa di un percorso più ampio. Stiamo seguendo il mercato audiovisivo dell’Europa dell’Est e dei Balcani convinti che abbia ancora molto margine di crescita — e per conoscerlo davvero abbiamo scelto di andarci di persona:
- Belgrado — Beldocs, il festival del documentario, e i primi contatti con i produttori dell’area (maggio 2026)
- Karlovy Vary — luglio 2026, Repubblica Ceca
- Sarajevo — agosto 2026, Bosnia ed Erzegovina, al Sarajevo Film Festival
Tre città, un solo obiettivo: capire come si muove il mercato e costruire relazioni con chi vi lavora. Con DANDI stiamo seguendo un progetto di co-produzione con partner dell’Est Europa, e Karlovy Vary è uno dei posti dove queste cose si costruiscono — o dovrebbero.
Le relazioni si costruiscono prima che servano. Conoscere oggi i professionisti dell’Est europeo significa avere domani la rete giusta nel momento in cui un progetto o una collaborazione prenderanno forma.
Il film: A Sad and Beautiful World
A Sad and Beautiful World di Cyril Aris — regista libanese al suo primo lungometraggio di finzione dopo due documentari passati proprio da Karlovy Vary — è la storia di Nino e Yasmina, che si conoscono da bambini a Beirut durante la guerra, si perdono e si ritrovano da adulti. Un film romantico nel senso più diretto del termine — non disagio e dramma da therapist, ma amore che resiste alla guerra, alla corruzione, all’isolamento. Il Libano lo ha scelto come proprio candidato agli Oscar.
È un film che intreccia la storia dei suoi protagonisti con quella vera del Libano: trent’anni di conflitti, telegiornali d’epoca, riprese di repertorio, immagini di cronaca. E qui inizia la questione professionale.
La clearance del materiale d’archivio
Un film che racconta trent’anni di storia di un Paese ha un problema molto concreto: la Storia, quella vera, da qualche parte bisogna farla vedere. Telegiornali d’epoca, riprese di repertorio, immagini di cronaca. Questo è il materiale d’archivio — ed è uno dei terreni dove le produzioni inciampano più spesso, e quasi sempre in ritardo.
La regola di partenza è semplice: quel filmato d’archivio è un’opera protetta, e appartiene a qualcuno. Una televisione, un archivio, un produttore, a volte gli eredi di un operatore che ha ripreso la piazza giusta nel momento giusto. Per usarlo dentro un film serve una licenza: un contratto che specifichi quali immagini, per quanto tempo, in quali territori e su quali canali — sala, piattaforme, televisione, festival.
Se domani il film esce su una piattaforma mondiale e la licenza copriva solo “l’Europa in sala”, il problema non ce l’ha l’archivio: ce l’ha la produzione.
La clearance è il processo di verifica e acquisizione di questi diritti su ogni frammento che entra nel montaggio. È il lavoro invisibile: passare al setaccio ogni spezzone e chiedersi, per ciascuno, chi devo pagare, chi devo far firmare, cosa devo verificare. Molto noioso, rispetto all’amore che racconta il film. Ma l’alternativa è ricevere una diffida a opera finita.
Cosa copre — e cosa non copre — la licenza dell’archivio
Quasi tutti dimenticano questa parte: la licenza dell’archivio copre i diritti sul filmato, non tutto quello che c’è dentro il filmato.
Le persone riconoscibili riprese in quelle immagini hanno diritti propri sulla loro immagine. Servono le liberatorie — o una valutazione seria del contesto, perché la cronaca e i fatti di interesse pubblico godono di spazi di libertà che un uso narrativo e commerciale non sempre eredita. Una ripresa di cronaca usata in un telegiornale del 1989 e la stessa ripresa usata trent’anni dopo in un film di finzione distribuito su piattaforme globali sono due contesti molto diversi.
La musica in sottofondo nel repertorio ha i suoi titolari — e la licenza del filmato non la include automaticamente. Se in una ripresa d’archivio si sente anche solo qualche secondo di un brano protetto, quei diritti vanno acquisiti separatamente.
Le conseguenze di una clearance incompleta non si vedono in produzione: si vedono quando il film viene venduto a un broadcaster internazionale o a una piattaforma streaming, che chiede la documentazione completa prima di acquisirlo. Un’opera con clearance parziale può diventare invendibile — o richiedere una riedizione di montaggio dopo che il film è già finito.
Nino e Yasmina passano la vita a cercare di dimenticare la guerra; chi il film lo ha prodotto ha dovuto fare l’esatto contrario: recuperarla spezzone per spezzone, firmarci sopra contratti e liberatorie, chiedere il permesso. Il mondo resta triste e bello, a Beirut come a Karlovy Vary. Almeno, che sia in regola.
→ Approfondisci: la catena dei diritti cinematografici (chain of title)
→ Leggi anche: cosa fa un avvocato del cinema
→ Diritto d’autore e work made for hire nel cinema
In sintesi
- Karlovy Vary 2026 (3–6 luglio) è stata la seconda tappa del nostro percorso nel mercato audiovisivo dell’Est Europa, dopo Belgrado (Beldocs) e prima di Sarajevo (agosto)
- Il materiale d’archivio è un’opera protetta: per usarlo in un film serve una licenza che specifichi immagini, territorio, durata e canali di distribuzione
- La licenza dell’archivio non copre i diritti sulle persone riconoscibili nel filmato né la musica in sottofondo: vanno acquisiti separatamente
- La clearance incompleta non si vede in produzione: si vede quando il film viene venduto a piattaforme o broadcaster internazionali che richiedono la documentazione completa
- Il contesto di cronaca garantisce spazi di libertà che l’uso narrativo e commerciale non eredita automaticamente: ogni caso richiede una valutazione specifica
Domande frequenti
Cos’è la clearance del materiale d’archivio?
Il processo di verifica e acquisizione dei diritti su ogni frammento di materiale d’archivio usato in un film: identificare il titolare, acquisire la licenza con territorio, durata e canali definiti, verificare i diritti sulle persone e sulla musica presenti nel filmato.
La licenza dell’archivio copre tutti i diritti sul filmato?
No. Copre il filmato come opera audiovisiva. Le persone riconoscibili hanno diritti propri sull’immagine; la musica in sottofondo ha titolari separati. Entrambi vanno gestiti indipendentemente dalla licenza dell’archivio.
Chi possiede i diritti sul materiale d’archivio?
Dipende dall’origine: emittente televisiva, agenzia di cronaca, archivio pubblico o privato, produttore, o gli eredi di un operatore. Identificare il titolare corretto è il primo passo della clearance.
Cosa succede se uso materiale d’archivio senza clearance?
Il titolare può inviare una diffida, chiedere un risarcimento o bloccare la distribuzione. Le piattaforme internazionali e i broadcaster richiedono sempre la documentazione completa: un film senza clearance adeguata può diventare invendibile.
Il contesto di cronaca protegge dall’obbligo di liberatoria?
Solo in parte. Le riprese di cronaca godono di spazi di libertà per l’uso giornalistico. Quando lo stesso materiale viene usato in un film narrativo o commerciale, questi spazi si restringono. Una valutazione caso per caso è indispensabile prima del montaggio definitivo.
Stai producendo un film che usa materiale d’archivio e hai bisogno di assistenza sulla clearance? Contattaci — assistiamo produttori cinematografici nella gestione della catena dei diritti e nella clearance del materiale audiovisivo.
Leggi anche: Catena dei diritti cinematografici · Avvocato del cinema · Diritto di sincronizzazione · Diritto dello spettacolo · Co-produzione cinematografica internazionale
Lo Studio Legale Dandi fornisce assistenza legale in Diritto d'autore. Dai un'occhiata ai nostri servizi oppure contattaci!



