Anthropic, copyright e AI: dalla sentenza Alsup al settlement da 1,5 miliardi

Anthropic, copyright e AI: dalla sentenza Alsup al settlement da 1,5 miliardi

Anthropic, copyright e AI: dalla sentenza Alsup al settlement da 1,5 miliardi

Anthropic, con una recente sentenza che la vede come protagonista, ha scosso le fondamenta del dibattito sul diritto d’autore nell’era dell’intelligenza artificiale. Nonostante l’accusa di aver impiegato libri protetti da diritto d’autore per l’addestramento dei suoi modelli di intelligenza artificiale, Anthropic è stata dichiarata non colpevole di violazione del copyright.

La Sentenza è stata emessa dal giudice Alsup del Tribunale appartenente al distretto settentrionale della California. Questa decisione, potrebbe segnare un precedente significativo, o quantomeno indicare una nuova direzione nella complessa interazione tra creatività umana e capacità computazionali delle macchine.

La questione centrale è sempre la stessa: l’uso di opere protette da copyright per addestrare un’IA costituisce una violazione dei diritti degli autori? E fino a che punto un’opera generata da un’IA può essere considerata “originale” e quindi soggetta a propria protezione?

Antropich e l’IA generativa: le sfide del copyright 

La sentenza Anthropic solleva interrogativi cruciali e mette in luce le enormi sfide che il diritto d’autore sta affrontando con l’avanzare dell’IA generativa. Se l’addestramento di un modello di IA con dati protetti non costituisce di per sé una violazione, si apre la strada a scenari potenzialmente problematici:

  • Il concetto di “uso trasformativo”: Molti sostengono che l’addestramento di un’IA rientri nel concetto di “uso trasformativo”, in quanto i dati vengono “trasformati” in algoritmi e pattern e non riprodotti nella loro forma originale. La sentenza Anthropic sembra avvalorare questa tesi, ma i confini rimangono ancora molto labili.
  • Attribuzione e paternità: Se un’IA è in grado di generare contenuti in stile e in forma simili a quelli di opere esistenti, come si può garantire che gli autori originali ricevano il giusto riconoscimento o compenso?
  • Opere derivate vs. opere originali: Quando un’IA produce un’opera basandosi su una vasta gamma di input protetti da copyright, in che misura questa può essere considerata un’opera “originale” e non semplicemente una “derivata” che viola i diritti d’autore delle opere originali utilizzate nell’addestramento?
  • La “black box” dell’IA: La natura complessa e spesso opaca dei modelli di IA rende difficile tracciare l’origine di specifici output, complicando ulteriormente la dimostrazione di una potenziale violazione.

La sentenza Antropich e il contesto della sentenza Alsup sui libri e sui testi delle canzoni

La sentenza, pur riconoscendo il “Fair Use” per l’addestramento in sé, ha anche duramente criticato e distinto l’uso di “copie piratate” per l’addestramento, che resta un illecito separato e perseguibile.

C’è un altro caso simile che riguarda gli editori musicali e che vede come controparte sempre Anthropic. Il “primo round” di questa causa, in cui i Music Publishers chiedevano un’ingiunzione preliminare per bloccare l’uso dei testi delle canzoni, è stato deciso dalla Giudice Eumi Lee (nel marzo 2025), che ha respinto la richiesta perché i Publishers non avevano dimostrato un danno irreparabile e perché la questione del “Fair Use” doveva essere approfondita nel merito.

Il principio del “Fair Use” per l’addestramento trasformativo è un tema centrale in entrambi i contesti e le decisioni si influenzano a vicenda nel dibattito legale in corso.

Anthropic, IA e copyright: un futuro incerto, ma con una certezza

La sentenza Anthropic rende evidente il fatto che il quadro normativo attuale fatichi a stare al passo con i rapidi progressi tecnologici. Sarà fondamentale che legislatori, giuristi e tecnologi collaborino per definire linee guida chiare e bilanciate che proteggano i diritti dei creatori senza soffocare l’innovazione.

In un contesto così dinamico e incerto, la consulenza di un professionista esperto in diritto d’autore è assolutamente essenziale. Solo un avvocato specializzato potrà guidarvi attraverso le complessità del copyright nell’era dell’intelligenza artificiale, sia che siate creatori di contenuti, sviluppatori di IA o aziende che intendono sfruttare queste nuove tecnologie.

Il seguito: il più grande settlement di copyright della storia

Nonostante la sentenza del giudice Alsup avesse riconosciuto il fair use per il training in sé, Anthropic ha poi scelto di pagare il più grande accordo di copyright nella storia americana — 1,5 miliardi di dollari per circa 500.000 opere protette, con un corrispettivo di circa 3.000 dollari per opera.

Questo non contraddice la sentenza sul training: dimostra che vincere sul fair use non significa non pagare nulla. Il mercato ha fatto quello che la giurisprudenza non aveva ancora definito con chiarezza — ha stabilito un prezzo per l’uso delle opere nel training AI, indipendentemente dall’esito giudiziario.

La prospettiva italiana

Il fair use non esiste nel diritto italiano nella forma flessibile americana. Gli artt. 70-quater e 70-quinquies l.d.a. — introdotti con il recepimento della Direttiva DSM — regolano il text and data mining: i titolari di diritti possono escludere le proprie opere dal TDM commerciale con apposita dichiarazione esplicita. Se non lo hai mai fatto, le tue opere potrebbero essere state usate per addestrare modelli AI senza che tu lo sappia e senza compenso.

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Avvocata specializzata in diritto d'autore, proprietà intellettuale e diritto dello spettacolo. A Roma dal 2003, lavoro con registi, produttori, musicisti e indipendenti — dalla fase di sviluppo fino alla distribuzione.

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