Universal Monsters e diritti di immagine: Lugosi, Chaney e gli eredi degli attori

Universal Monsters e diritti di immagine: Lugosi, Chaney e gli eredi degli attori

 

 

Frankenstein, il Lupo Mannaro, la Mummia, il Figlio di Dracula — quattro personaggi iconici del cinema horror degli anni Trenta e Quaranta, quattro maschere indossate da un solo attore: Lon Chaney Jr. Quando un attore diventa inseparabile da un personaggio, chi possiede quella faccia dopo la sua morte? L’attore — o chi ha creato il personaggio?

Questa è la domanda al centro di due dispute legali che hanno opposto gli eredi degli attori degli Universal Monsters alla Universal Pictures, distanziate di quarant’anni ma costruite sulla stessa tensione: il confine tra i diritti sul personaggio di finzione e i diritti sull’immagine dell’attore in carne e ossa.

La distinzione fondamentale: personaggio vs. attore

Prima di entrare nei casi, vale la pena chiarire la distinzione che li attraversa entrambi — perché è la radice del problema.

I diritti sul personaggio di finzione (il Lupo Mannaro, la Mummia, Frankenstein come creature immaginarie) appartengono a chi li ha creati — in questo caso Universal Pictures, che ha sviluppato questi personaggi nelle proprie produzioni degli anni Trenta. Universal può liberamente creare merchandising, sequel e adattamenti dei propri personaggi di finzione senza chiedere il permesso a nessuno.

I diritti sull’immagine dell’attore — le fattezze specifiche di Lon Chaney Jr. nel costume del Lupo Mannaro, il volto di Béla Lugosi nel trucco di Dracula — sono un’altra cosa. Quando Universal usa la rappresentazione specifica di un attore reale per promuovere il merchandising dei propri personaggi, entra nel territorio dei diritti di immagine dell’attore. Non del personaggio — dell’attore.

Questa distinzione sembra semplice sulla carta. Nella pratica, i confini sono spesso sfumati — e le major hanno tutto l’interesse a mantenerli tali.

Il caso Lugosi v. Universal (1979): Universal vince

Il primo grande scontro su questo tema riguardò Béla Lugosi — l’attore ungherese che nel 1931 aveva interpretato Dracula per Universal, diventando il volto definitivo del vampiro nel cinema hollywoodiano.

Lugosi morì nel 1956 senza aver mai commercializzato sistematicamente la propria immagine come Dracula — nessun accordo di licensing, nessuna campagna di merchandising, nessun marchio registrato sulla propria somiglianza. Sua moglie e suo figlio, nel 1966, citarono in giudizio Universal sostenendo che lo studio stesse sfruttando l’immagine di Lugosi come Dracula su giocattoli, poster e modellini senza pagare royalties agli eredi.

Il tribunale di primo grado diede ragione agli eredi. Ma la Corte Suprema della California, nel 1979, ribaltò la decisione. Il principio affermato fu netto: il diritto di pubblicità — il diritto di sfruttare commercialmente la propria immagine — non è automaticamente trasmissibile agli eredi. Per essere trasmissibile, deve essere stato attivamente esercitato dall’attore durante la propria vita come diritto patrimoniale.

Lugosi non aveva mai monetizzato sistematicamente la propria immagine come Dracula. Non aveva ceduto licenze, non aveva firmato accordi di merchandising, non aveva rivendicato commercialmente quel diritto mentre era in vita. Di conseguenza, non c’era niente da trasmettere agli eredi. Universal vinse il caso.

Il California Celebrity Rights Act: la legge cambia

La decisione Lugosi era chiara ma scomoda — stabiliva che gli attori più importanti, quelli le cui immagini erano diventate icone culturali, potevano essere sfruttati commercialmente dopo la morte senza che i loro eredi ricevessero nulla, se non avevano avuto l’accortezza di commercializzare la propria immagine in vita.

La California intervenne nel 1985 con il Celebrity Rights Act, che riconosceva il diritto di pubblicità come diritto trasmissibile agli eredi per 70 anni dalla morte del personaggio pubblico — indipendentemente dal fatto che fosse stato sfruttato commercialmente durante la vita. Una svolta significativa, che ha cambiato radicalmente il panorama per gli eredi di star decedute.

È questa legge che ha reso possibile le rivendicazioni degli eredi di Marilyn Monroe, James Dean, Elvis Presley — e che ha aperto la strada alle successive dispute sugli Universal Monsters.

Il caso Chaney Entertainment v. Universal (2013)

Lon Chaney Jr. (1906-1973) è stato il protagonista di una serie di film di mostri Universal negli anni Quaranta: il Lupo Mannaro, la Mummia, il Figlio di Dracula, il Fantasma di Frankenstein. A differenza di Lugosi, i suoi eredi avevano una posizione contrattuale più solida: dopo la sua morte, avevano costituito la Chaney Entertainment e avevano sottoscritto una serie di accordi formali con Universal per la gestione dei diritti di immagine dell’attore.

Questi accordi coprivano il nome, la voce, la firma, la silhouette e altri aspetti della persona di Lon Chaney Jr. — compresi i diritti per l’uso della sua immagine nel merchandising legato agli Universal Monsters. L’accordo di rappresentanza esclusiva era scaduto il 31 dicembre 2008.

Nel giugno 2013, Chaney Entertainment depositò una causa alla Superior Court di Los Angeles chiedendo oltre 1 milione di dollari in danni, sostenendo che Universal continuasse a sfruttare l’immagine di Lon Chaney Jr. dopo la scadenza dell’accordo — sia direttamente nel merchandising, sia indirettamente come leva per attrarre licenziatari.

L’accordo scaduto e lo stratagemma di marketing

La causa descriveva un meccanismo in due fasi. Universal avrebbe continuato a usare il nome e la somiglianza di Lon Chaney Jr. per attirare potenziali licenziatari di merchandising interessati agli Universal Monsters — sfruttando il potere evocativo dell’attore come gancio commerciale. Una volta che i licenziatari erano interessati, gli accordi effettivi riguardavano però i diritti sui personaggi (che appartengono a Universal), non i diritti sull’immagine di Chaney (che appartengono agli eredi).

La causa sosteneva anche che nel 1994 le parti avevano raggiunto un accordo transattivo in base al quale Universal Home Video si era obbligata a pagare alla Chaney Entertainment un canone di 1.500 dollari ogni volta che una terza parte concedeva in licenza materiale audiovisivo contenente le sembianze dell’attore. Le royalties previste da quell’accordo non erano state pagate.

Non risulta un esito pubblico definitivo della causa — probabile accordo riservato tra le parti, come spesso avviene in queste controversie. La Chaney Entertainment continua a gestire attivamente il patrimonio di Lon Chaney Jr. attraverso il proprio sito e accordi di licensing.

Come funziona in Italia: artt. 96-97 LDA

Il quadro italiano sui diritti di immagine post mortem è disciplinato da norme diverse rispetto a quello californiano — e vale la pena conoscerlo per chi lavora con attori, performer e con l’uso di archivi cinematografici.

L’art. 10 del Codice Civile tutela il diritto all’immagine della persona, vietandone la pubblicazione senza consenso. Gli artt. 96-97 LDA disciplinano il diritto al ritratto, prevedendo che il ritratto di una persona non possa essere esposto o messo in commercio senza il suo consenso.

Dopo la morte, il diritto di opporsi all’uso non autorizzato dell’immagine può essere esercitato dal coniuge, dai figli, dai genitori e dai fratelli e sorelle — senza un limite temporale espresso nella LDA. La giurisprudenza italiana ha generalmente riconosciuto questo diritto per un periodo ragionevole dopo la morte, ma senza la certezza dei 70 anni garantiti dal diritto californiano.

I diritti dell’artista interprete ed esecutore sulle proprie interpretazioni (artt. 80-83 LDA) durano invece 70 anni dalla fissazione della registrazione. Gli eredi di un attore cinematografico possono quindi rivendicare diritti connessi sulle interpretazioni archiviate — distinti dai diritti di immagine in senso stretto.

La distinzione tra diritti di immagine e diritti connessi sull’interpretazione è centrale in ogni negoziazione che coinvolga l’uso di materiale d’archivio con attori deceduti — dal doppiaggio di vecchi film alle deepfake tecnologiche, fino al merchandising.

→ Approfondimento: Il diritto all’immagine: quando serve il consenso
→ Approfondimento: Diritto di immagine post mortem: il caso Audrey Hepburn
→ Approfondimento: I diritti dell’artista esecutore nelle registrazioni storiche

La lezione per gli eredi degli attori

I casi Lugosi e Chaney insegnano la stessa cosa da direzioni diverse.

Il caso Lugosi insegna che aspettare la morte di un attore per rivendicare i diritti sulla sua immagine può essere troppo tardi — specialmente se l’attore non ha commercializzato sistematicamente quella immagine in vita. In California, il Celebrity Rights Act del 1985 ha risolto questo problema legislativamente. In Italia, il quadro è meno definito.

Il caso Chaney insegna che anche quando esistono accordi formali, la scadenza dell’accordo non ferma necessariamente lo sfruttamento — e che il confine tra uso dei diritti sul personaggio (lecito per Universal) e uso dell’immagine specifica dell’attore (soggetto ai diritti degli eredi) è abbastanza sfumato da richiedere una vigilanza attiva.

Per gli eredi di attori cinematografici — e per le produzioni che utilizzano immagini di attori deceduti — la due diligence deve sempre includere: la verifica della titolarità dei diritti di immagine, lo stato degli eventuali accordi di licensing esistenti, e la distinzione tra diritti sul personaggio e diritti sull’interprete.

Domande frequenti

I diritti di immagine di un attore si trasmettono agli eredi?

In California sì, per 70 anni dalla morte (Celebrity Rights Act, 1985). In Italia, gli artt. 96-97 LDA consentono agli eredi di opporsi all’uso non autorizzato dell’immagine, senza un limite temporale espresso. I diritti connessi sulle interpretazioni durano 70 anni dalla fissazione.

Qual è la differenza tra diritti sul personaggio e diritti sull’immagine dell’attore?

I diritti sul personaggio (il Lupo Mannaro, Frankenstein come creature di finzione) appartengono al produttore. I diritti sull’immagine dell’attore specifico che ha interpretato quel personaggio appartengono all’attore e ai suoi eredi. Usare l’immagine specifica di Lon Chaney Jr. come Lupo Mannaro richiede l’autorizzazione degli eredi — non solo i diritti Universal sul personaggio.

Cos’ha stabilito Lugosi v. Universal nel 1979?

Che il diritto di pubblicità non è automaticamente trasmissibile agli eredi se non è stato attivamente sfruttato dall’attore durante la propria vita. Lugosi non aveva commercializzato sistematicamente la propria immagine come Dracula — Universal vinse il caso. Il California Celebrity Rights Act del 1985 ha poi cambiato questa regola.

Cosa chiedeva Chaney Entertainment a Universal?

Oltre 1 milione di dollari in danni per l’uso continuato dell’immagine di Lon Chaney Jr. dopo la scadenza dell’accordo di rappresentanza (31 dicembre 2008), e il pagamento delle royalties previste dall’accordo del 1994 (1.500 dollari per ogni licenza di materiale audiovisivo con le sembianze dell’attore).

Come si tutelano in Italia gli eredi di un attore cinematografico?

Attraverso il diritto all’immagine (artt. 96-97 LDA e art. 10 c.c.) e i diritti connessi sulle interpretazioni (artt. 80-83 LDA, durata 70 anni dalla fissazione). La distinzione tra diritti di immagine e diritti connessi è fondamentale per qualsiasi uso di materiale d’archivio con attori deceduti.


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Leggi anche: Il diritto all’immagine · Diritto di immagine post mortem · Diritti dell’artista esecutore · Il contratto d’attore · Diritti d’autore alla morte dell’autore

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