Luca Ward registra la sua voce: la mossa che ogni artista italiano dovrebbe fare

Luca Ward registra la sua voce: la mossa che ogni artista italiano dovrebbe fare

Luca Ward registra la sua voce

Ieri la notizia ha fatto il giro del web: Luca Ward, la voce italiana di Russell Crowe, Keanu Reeves e decine di altri protagonisti del grande schermo, ha depositato il proprio timbro vocale per tutelarsi dagli usi non autorizzati dell’intelligenza artificiale. Una scelta pionieristica in Italia, che segue le orme di Matthew McConaughey: lo scorso ottobre l’attore premio Oscar aveva registrato negli Stati Uniti otto marchi a protezione della sua immagine, del suo timbro vocale e delle sue espressioni più celebri.

Non è un caso che siano due voci — nel senso più letterale — a guidare questa battaglia. La voce è probabilmente l’asset più esposto al rischio di clonazione AI. Con strumenti come ElevenLabs o gli ultimi modelli di sintesi vocale, bastano pochi minuti di audio per replicare un timbro in modo pressoché indistinguibile dall’originale. Per un doppiatore o un attore, questo significa vedersi sottratto il proprio lavoro senza che venga chiesto nessun permesso, né corrisposto nessun compenso.

La mossa di Ward rafforza le tutele già previste dall’articolo 10 del Codice Civile in materia di diritto all’immagine e identificabilità personale. Ma depositare la propria voce come marchio aggiunge un livello di protezione ulteriore, più attivo e più facilmente azionabile di fronte a usi commerciali non autorizzati.

È uno scenario che come DANDI.media seguiamo da vicino. Nel nostro approfondimento su Sora 2 e i rischi legali del video AI avevamo analizzato nel dettaglio come il voice cloning e la digital resurrection stiano diventando questioni urgenti per attori, doppiatori, musicisti e personaggi pubblici italiani: la tecnologia corre, la consapevolezza legale spesso no.

Cosa può fare concretamente un artista per tutelare la propria voce e la propria immagine?

Il percorso si articola su più livelli.

  1. Il primo è una verifica della propria esposizione: esistono già contenuti che usano la tua voce o il tuo volto senza autorizzazione?
  2. Il secondo è costruire una protezione preventiva: registrazione del timbro vocale, deposito del marchio, e dove opportuno, una dichiarazione formale di non consenso all’uso dei propri dati biometrici per il training di modelli AI — diritto espressamente riconosciuto dal GDPR.
  3. Il terzo livello riguarda la contrattualistica: chi lavora con produzioni, piattaforme o agenzie deve iniziare a pretendere clausole specifiche sull’uso dell’AI nei contratti, sulla falsariga di quanto già previsto dagli accordi SAG-AFTRA e WGA negli Stati Uniti.

La scelta di Luca Ward non è solo un gesto simbolico. È un segnale che il settore sta maturando e che chi aspetta che il problema arrivi prima di muoversi rischia di trovarsi senza strumenti quando è già troppo tardi.

Se sei un artista, un doppiatore, un musicista o un professionista creativo e vuoi capire come proteggere la tua voce e la tua immagine nell’era dell’AI, siamo a disposizione per una consulenza.

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Sono Claudia Roggero, avvocata specializzata in Proprietà Intellettuale, Diritto d’Autore e dello Spettacolo. La mia missione non è solo guidarti attraverso il labirinto normativo che governa il mondo delle arti, della musica, dell’audiovisivo, dell’editoria e del digitale. Con bravura ed una competenza d’eccellenza, mi dedico a trasformare le complessità legali in opportunità strategiche, sempre con un approccio profondamente umano.

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