Voce-Volto: la battaglia di Gian Maria Volonté

Il mondo del cinema, con il suo mix di arte, industria e star, è spesso percepito come un luogo di glamour e successo incontrastato. Eppure, dietro le quinte, si sono combattute battaglie epocali per la dignità del lavoro artistico, battaglie che hanno plasmato l’industria che conosciamo oggi. Una delle più significative è senza dubbio quella del “voce-volto”, una lotta che trova in Gian Maria Volonté il suo pioniere e simbolo.

Negli anni d’oro del cinema italiano, una prassi era consolidata e apparentemente inattaccabile: gli attori venivano sistematicamente doppiati in post-produzione. Questo avveniva non per motivi artistici, ma per mere ragioni economiche e organizzative, permettendo ai produttori una maggiore flessibilità nel girare le scene. Agli attori veniva così sottratta una componente essenziale della loro interpretazione: la voce. La fase di recitazione si riduceva a una mera esecuzione fisica, svuotata di una parte cruciale della sua anima. In questo contesto, nessuno osava sfidare un sistema così radicato, per timore di mettere a rischio la propria carriera.

Ma Volonté era un attore che concepiva il proprio mestiere in maniera totalizzante. Per lui, il ruolo si completava unicamente con la perfetta fusione tra il corpo e la voce dell’artista, un’integrità interpretativa che non poteva essere spezzata. La sua battaglia per il “voce-volto” non fu solo una rivendicazione professionale, ma un profondo atto di dignità. Tra il 1978 e il 1979, Volonté si scagliò con veemenza contro i produttori, dando vita a una lotta durissima, anche sul piano giudiziario.

La reazione dell’industria fu feroce e spietata. Volonté finì in una vera e propria “lista nera” che, per anni, impedì a lui e a molti suoi colleghi di poter lavorare. Nonostante l’ostracismo, la sua battaglia gettò il seme del cambiamento. Negli anni successivi, la Società Attori Italiani (SAI), che si trasformò in Sindacato, continuò la lotta con grande tenacia. Attori come Pino Caruso si trovarono a fronteggiare le potenti Major, rivendicando il diritto alla “presa diretta” e mettendo in discussione un sistema produttivo obsoleto. Le loro proteste, nonostante le difficoltà di un’industria in crisi, portarono a risultati concreti e a un lento ma inesorabile riconoscimento dei diritti degli attori.

La storia di Volonté e dei suoi compagni è un potente monito sul valore dell’integrità e della coerenza. Ci insegna che la vera grandezza non sta solo nel talento, ma nel coraggio di difendere i propri principi, anche quando il costo personale è altissimo. La loro battaglia ci ricorda che la nostra voce, in ogni ambito della vita, ha un valore inestimabile. Non dovremmo mai aver paura di usarla per lottare per ciò in cui crediamo, perché è quel gesto a lasciare un segno, a fare la storia e a ispirare chi verrà dopo di noi.

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