Il tax credit o credito di imposta cinematografico dopo la nuova legge cinema

Il tax credit o credito di imposta cinematografico dopo la nuova legge cinema

Il tax credit o credito di imposta cinematografico dopo la nuova legge cinema è un tema molto controversa. Per quanto riguarda il credito di imposta – tax credit, in generale, le disposizioni sul tax credit – credito d’imposta, prevedono la possibilità di compensare debiti fiscali (quali ad esempio: Ires, Irap, Irpef, Iva, contributi previdenziali e assicurativi) con il credito maturato a seguito di un investimento nel settore cinematografico. Di base, finora, si è potuto accedere al credito d’imposta mediante la compilazione di istanze fornite dal MIBACT per ogni tipologia di credito, ma adesso saranno i vari decreti a disciplinare le procedure per la richiesta ed il riconoscimento del credito.

Il credito di imposta viene riconosciuto:

  • dall’art. 15 a favore delle imprese di produzione cinematografica ed audiovisiva (estendendo l’incentivo fiscale anche alle imprese di produzione audiovisiva generalmente considerate). Un decreto del MIBACT dovrà fornire la definizione delle aliquote da riconoscere ai vari beneficiari dell’incentivo fiscale, nonché i requisiti, le condizioni e la procedura per la richiesta ed il riconoscimento del credito.
  • Dall’art. 16 a favore delle imprese di distribuzione cinematografica ed audiovisiva, nella misura non inferiore al 15% e non superiore al 30% (fino ad arrivare al 40% in alcuni casi) delle spese complessivamente sostenute per la distribuzione nazionale e internazionale di opere cinematografiche e audiovisive. La determinazione dell’aliquota del tax credit è demandata ad un emanando decreto del Mibact.
  • Dall’art. 17 a favore delle imprese dell’esercizio cinematografico in misura non inferiore al 20% e non superiore al 40% delle spese complessivamente sostenute per la ristrutturazione e l’adeguamento strutturale e tecnologico delle sale cinematografiche e dei relativi impianti e servizi accessori, per la realizzazione di nuove sale o il ripristino di sale inattive da parte delle imprese di esercizio cinematografico.
  • Alle industrie tecniche e di post-produzione, inclusi i laboratori di restauro, è riconosciuto un credito d’imposta non inferiore al 20% e non superiore al 30% delle spese sostenute per l’adeguamento tecnologico e strutturale del settore.

Anche in questo caso il riconoscimento delle relative aliquote è demandato ad un emanando decreto del Mibact.

  • Dall’art. 18 a favore degli esercenti delle sale cinematografiche commisurato ad un’aliquota massima del 20 per cento sugli introiti derivanti dalla programmazione di opere audiovisive, con particolare riferimento alle opere italiane ed europee (anche con caratteristiche di documentario), effettuata nelle rispettive sale cinematografiche, con modalità adeguate ad incrementare la fruizione da parte del pubblico secondo le disposizioni che verranno stabilite con decreto del MIBACT.
  • Dall’art. 19 a favore delle imprese italiane di produzione esecutiva e di post-produzione in relazione alle opere cinematografiche ed audiovisive o a parti di esse realizzate sul territorio nazionale, utilizzando mano d’opera italiana, su commissione di produzioni estere.

L’aliquota del credito d’imposta è compresa tra il 25 e il 30% del costo di produzione della singola opera.

  • Dall’art. 20 in favore dei soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle società di cui all’art. 73 TUIR[1] e dei titolari di reddito di impresa ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche non appartenenti al settore cinematografico ed audiovisivo e associate in partecipazione ai sensi dell’articolo 2549 c.c.[2].

L’aliquota del credito di imposta

E’ determinata nella misura massima del 30% dell’apporto in denaro effettuato per la produzione e distribuzione in Italia e all’estero di opere cinematografiche e audiovisive. L’aliquota massima è elevata al 40% nel caso di apporto in denaro effettuato per lo sviluppo e la produzione di opere che abbiano ricevuto i contributi selettivi previsti dalla Legge.

Un decreto del MIBACT

Dovrà disciplinare le modalità, le condizioni e le ulteriori specificazioni con le quali il beneficio può essere riconosciuto per gli investimenti effettuati anche per il tramite di intermediari e veicoli finanziari sottoposti a vigilanza prudenziale, quali gli organismi di investimento collettivo del risparmio, di cui all’articolo 1, comma 1, del testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58.

I contributi automatici

Per quanto riguarda i contributi automatici per lo sviluppo, produzione e distribuzione di opere cinematografiche ed audiovisive, è delegata al Ministero l’emanazione di un decreto che stabilisca le modalità applicative, i requisiti minimi che devono possedere le imprese cinematografiche ed audiovisive per potervi accedere, i criteri di assegnazione dei contributi.

I contributi selettivi

Per quanto riguarda i contributi selettivi questi saranno erogati per la scrittura, lo sviluppo, la produzione e la distribuzione nazionale e internazionale di opere cinematografiche e audiovisive. Questi sono destinati, prioritariamente alle opere cinematografiche. Il Ministero concede altresì contributi selettivi alle imprese operanti nel settore dell’esercizio cinematografico e alle imprese cinematografiche e audiovisive appartenenti a determinate categorie. Le imprese beneficiarie sono individuate prioritariamente tra quelle di nuova costituzione, tra le start-up e tra quelle che abbiano i requisiti delle micro imprese ai sensi della normativa europea in materia di aiuti di Stato, con particolare riferimento alle piccole sale cinematografiche ubicate nei comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti. Le finalità, le modalità, i requisiti soggettivi ed oggettivi, i limiti e le ulteriori disposizioni attuative sono definiti da un decreto che dovrà essere emesso entro 120 giorni dall’entrata in vigore della legge.

[1] Tra i soggetti passivi individuati dall’art. 73 ad es. rientrano le società di capitali, le società cooperative e di mutua assicurazione, gli enti pubblici e privati diversi dalle società (persone giuridiche, associazioni non riconosciute, consorzi), e i trust.

[2] L’ art. 2549 c.c. stabilisce che, con il contratto di associazione in partecipazione, l’associante attribuisca all’associato una partecipazione agli utili della sua impresa o di uno o più affari verso il corrispettivo di un determinato apporto.

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