Il consenso e le forme di diffusione e sfruttamento dell’immagine

Quando si parla di diritto di immagine è fondamentale il consenso a farsi ritrarre che non implica automaticamente l’autorizzazione ad ogni forma di divulgazione del ritratto. L’autorizzazione alla diffusione della propria immagine, in assenza di un consenso espresso, deve ritenersi limitata ad un uso che fosse prevedibile dall’interessato. La dottrina è concorde nel ritenere che i limiti di utilizzazione dell’immagine vadano ricavati in primo luogo dal contesto e dalle circostanze in cui il consenso è stato prestato (Alpa, Ansaldo, Le persone fisiche, inComm. Schlesinger, sub artt. 1-10, Milano, 1996, 313).

L’immagine non può essere diffusa per fini o con modalità diverse da quelle autorizzate dall’avente diritto (C. 3014/2004). Per esempio la giurisprudenza ritiene che l’autorizzazione prestata da un’attrice all’uso delle foto di scena debba ritenersi limitato ad un utilizzo diretto alla pubblicizzazione del film. Va considerata illecita, in quanto non autorizzata, la diffusione dei fotogrammi del film su riviste scandalistiche o pornografiche (C. 2527/1990). Analogamente la giurisprudenza esclude che il consenso dato da un’attrice agli inizi della carriera alla diffusione di sue fotografie, in cui era ritratta nuda, possa ritenersi esteso alla divulgazione delle medesime a distanza di alcuni anni (T. Roma 7.10.1988).

consensoIl consenso della persona ritratta è valido soltanto nei confronti dei soggetti a cui è stato prestato. Tuttavia, quando il consenso è collegato ad una determinata operazione, per esempio alla pubblicizzazione di un prodotto, esso si intende prestato non solo a favore del primo destinatario (quale potrebbe essere, ad esempio, il fotografo autore del ritratto), ma anche a favore dei suoi legittimi aventi causa (A. Milano 25.7.2003).

Si ammette senz’altro la possibilità di revocare il consenso prestato alla diffusione della propria immagine quando esso, essendo contenuto in un negozio unilaterale, abbia assunto la forma di una mera autorizzazione. Per esempio, chi si mostri in un luogo pubblico in compagnia di una persona famosa, e come tale notoriamente soggetta all’interesse dei fotografi, acconsente implicitamente alla ripresa fotografica e alla pubblicazione della sua fotografia (C. 21172/2006).

Nel caso di consenso inserito in un contratto la dottrina è invece divisa tra chi – al pari della giurisprudenza – ne afferma l’immutata revocabilità, salvo ovviamente il risarcimento dei danni, e chi invece sostiene l’inefficacia di un’eventuale revoca [Ubertazzi (a cura di), Diritto d’autore, 309]. Una ipotesi particolare di diffusione legittima dell’immagine è costituita dal contratto atipico c.d. di sponsorizzazione, con cui un soggetto consente ad altri, dietro corrispettivo, l’uso della propria immagine per promuovere un marchio o per commercializzare un prodotto [Giuffrida, Diritti della personalità, in Cendon (a cura di), Il diritto privato nella giurisprudenza, Torino, 2000, 209]. Un’analoga definizione del contratto di sponsorizzazione è stata data anche dalla giurisprudenza (C. 12801/2006; C. 7083/2006; C. 5086/1998; C. 9880/1997).

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avvocato claudia roggero

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Claudia è un avvocato di diritto d'autore, dei media e dell’entertainment. Rappresenta autori, musicisti e produttori cinematografici indipendenti.

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