La legge italiana, attraverso il sistema dell’equo compenso, tutela autori e artisti per le copie private delle loro opere. Questa “tassa” è inclusa nel prezzo di dispositivi e supporti digitali come smartphone, hard disk e chiavette USB, ed è pagata dai produttori e importatori. Il denaro raccolto viene poi distribuito a autori, produttori e artisti interpreti, gestito principalmente dalla S.I.A.E.
L’equo compenso è un pilastro del diritto d’autore che cerca di bilanciare il diritto dei consumatori alla copia privata con il diritto dei creatori a essere retribuiti per il proprio lavoro, garantendo che il valore della creatività non venga svalutato nell’era digitale.
L’equo compenso per le opere audiovisive: come funziona
L’equo compenso per i film non si applica solo al cinema, ma a tutte le opere audiovisive (film, serie TV, documentari, ecc.).
- Chi lo riceve: A differenza della musica, dove il compenso va principalmente ad autori e produttori, per i film la suddivisione è più complessa. La legge stabilisce che il 30% del compenso va agli autori (come sceneggiatori, registi e compositori), mentre il restante 70% viene diviso in parti uguali tra produttori e artisti interpreti ed esecutori (attori, doppiatori, ecc.).
- Chi lo paga: Il meccanismo è lo stesso: i produttori e gli importatori di dispositivi e supporti che possono registrare video (come hard disk, DVD vergini, e televisori con funzione di registrazione) pagano un contributo che poi viene trasferito al consumatore finale.
Le novità della normativa del 2021
La Direttiva Europea sul Copyright, recepita in Italia con il Decreto Legislativo n. 177/2021, ha aggiornato la legge per affrontare le sfide del mondo digitale.
L’estensione dei diritti agli artisti interpreti
La novità più rilevante è il rafforzamento dei diritti per gli artisti interpreti ed esecutori, che hanno ottenuto un riconoscimento maggiore e un ruolo più centrale nel ricevere una remunerazione “adeguata e proporzionata” per l’utilizzo delle loro performance, soprattutto nell’era dello streaming. Questo ha dato loro un maggiore potere contrattuale.
Trasparenza e adeguamento dei contratti
La nuova legge ha imposto una maggiore trasparenza. Le società che gestiscono i diritti devono fornire agli artisti report più chiari sull’utilizzo delle loro opere. Inoltre, sono stati introdotti meccanismi per garantire che i contratti non siano sproporzionatamente svantaggiosi per gli autori e gli artisti. Se il successo di un film genera profitti molto alti e la remunerazione dell’autore o dell’artista risulta troppo bassa, la legge prevede la possibilità di chiedere un adeguamento del compenso.
In sintesi, la legge del 2021 non ha stravolto il principio dell’equo compenso, ma lo ha rafforzato e modernizzato, garantendo una maggiore tutela a tutti i soggetti coinvolti nella creazione di un’opera cinematografica, dagli autori agli attori.
Le novità principali per la musica
Il sistema dell’equo compenso si applica a tutte le opere musicali, dai singoli brani agli album completi. Le novità più rilevanti introdotte dalla nuova legge sono:
Diritto a una remunerazione “adeguata e proporzionata”
La nuova legge ha stabilito che gli autori, i compositori e gli artisti interpreti hanno diritto a una remunerazione “adeguata e proporzionata” in relazione ai ricavi generati dalle loro opere. Questo principio è cruciale nell’era dello streaming, dove il valore di una singola riproduzione può essere molto basso. La normativa mira a garantire che, anche in questi nuovi modelli di business, il compenso per i creatori rimanga equo.
Trasparenza e adeguamento dei contratti
La riforma ha imposto alle società di gestione dei diritti (come la SIAE) e ai licenziatari (come le piattaforme di streaming) una maggiore trasparenza. Ora devono fornire report più chiari e dettagliati sulle modalità di calcolo del compenso e sui ricavi effettivi generati dalle opere.
Se un’opera musicale ha un successo enorme e il compenso pattuito inizialmente risulta “manifestamente sproporzionato” rispetto ai profitti, la legge dà all’autore o all’artista la possibilità di richiedere un adeguamento del compenso.
La gestione dei diritti
La gestione dell’equo compenso per la musica è ancora affidata principalmente alla SIAE, che si occupa della raccolta dei fondi dai produttori di supporti (come gli hard disk) e della loro distribuzione agli aventi diritto. Tuttavia, il mercato è sempre più aperto a nuove realtà, e anche altri enti di gestione collettiva possono operare nel settore, offrendo agli artisti più opzioni per tutelare i loro diritti.
In sintesi, la legge del 2021 non ha stravolto il sistema dell’equo compenso per la musica, ma lo ha aggiornato, fornendo ai creatori strumenti più efficaci per monitorare lo sfruttamento delle loro opere e per chiedere una remunerazione giusta, specialmente nel contesto del mercato digitale e dello streaming.
Se un autore non riceve l’equo compenso a cui ha diritto, esistono dei passaggi precisi che può seguire.
La verifica e la richiesta a SIAE
La prima cosa da fare per un autore che non riceve l’equo compenso è verificare i propri dati e la propria posizione con la società che gestisce i suoi diritti, che in Italia è principalmente la SIAE. È possibile che il mancato pagamento sia dovuto a un errore nella rendicontazione o a una mancata corrispondenza dei dati.
La SIAE ha una procedura di reclamo ufficiale, che può essere avviata dall’autore attraverso canali specifici (PEC, posta raccomandata o compilazione di moduli online). In questa fase, è fondamentale fornire tutte le informazioni necessarie in modo chiaro e conciso.
Le tutele della nuova normativa
Con la nuova legge sul diritto d’autore (D.Lgs. 177/2021), sono state introdotte tutele aggiuntive:
- Obbligo di trasparenza: Le società di gestione devono fornire report dettagliati e chiari sull’utilizzo delle opere. Se i dati sono confusi, l’autore può richiederne la correzione.
- Diritto di adeguamento: Se un’opera ha un successo enorme e il compenso ricevuto risulta “manifestamente sproporzionato” rispetto ai profitti, l’autore ha il diritto di chiedere un adeguamento.
L’intervento di un avvocato
Sì, l’intervento di un avvocato è spesso necessario, soprattutto se il reclamo con la società di gestione non sortisce effetti o se la questione è particolarmente complessa. Un avvocato specializzato in diritto d’autore e proprietà intellettuale può:
- Analizzare i contratti: Verificare se ci sono clausole che non sono state rispettate.
- Calcolare il danno: Aiutare l’autore a quantificare l’esatto ammontare del compenso non ricevuto.
- Intimare il pagamento: Inviare una lettera formale (diffida) al debitore (che sia una piattaforma, un produttore o la stessa società di gestione).
- Avviare un’azione legale: Se non si arriva a una soluzione bonaria, un avvocato può avviare un procedimento giudiziario per ottenere il riconoscimento del diritto e il pagamento del dovuto, inclusi gli interessi e l’eventuale risarcimento per danni aggiuntivi.
In sintesi, un autore deve prima rivolgersi al proprio ente di gestione per tentare una soluzione. Tuttavia, se questo non basta, l’assistenza di un legale diventa cruciale per far valere i propri diritti e tutelare il proprio lavoro.
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