Tatuaggi e diritto d’autore: chi possiede il copyright su un tatuaggio?

copyright su un tatuaggio

Tatuaggi e diritto d’autore: chi possiede il copyright su un tatuaggio?

In questa guida:

  • Il tatuaggio come opera d’ingegno protetta
  • Chi è il titolare del copyright: il tatuatore o il cliente?
  • Il caso Mike Tyson e The Hangover: il tatuatore contro Warner Bros.
  • Il diritto di immagine del portatore: il caso Cardi B
  • Tatuaggi e merchandise: quando scatta la violazione
  • La prassi del settore

Un tatuaggio è un’opera d’arte permanente fissata su un corpo umano. Questa caratteristica — unica nel panorama del diritto d’autore — genera una serie di questioni legali che i tribunali di tutto il mondo stanno affrontando con crescente frequenza: chi detiene il copyright sul disegno? Cosa succede quando quel disegno appare in un film, su una copertina o in una campagna pubblicitaria? E cosa può fare il portatore del tatuaggio quando la sua immagine viene usata senza consenso?

Il tatuaggio come opera d’ingegno protetta

In Italia, la Legge sul Diritto d’Autore (L. 633/1941) protegge le opere dell’ingegno di carattere creativo, incluse le arti figurative. Un tatuaggio originale — progettato e realizzato dal tatuatore con un apporto creativo personale — è un’opera protetta dal diritto d’autore al pari di un disegno, una pittura o un’illustrazione.

La tutela si articola su due livelli. I diritti morali — il diritto alla paternità dell’opera e il diritto di opporsi a modifiche che ne pregiudichino l’integrità — sono inalienabili e rimangono sempre al tatuatore. I diritti patrimoniali — la facoltà di sfruttare economicamente l’opera, riprodurla, distribuirla, usarla in contesti commerciali — sono trasferibili e hanno durata limitata nel tempo.

Non tutti i tatuaggi sono protetti allo stesso modo: un disegno puramente decorativo o un simbolo tradizionale privo di originalità non raggiunge la soglia di creatività richiesta dalla legge. La valutazione va fatta caso per caso.

Chi è il titolare del copyright: il tatuatore o il cliente?

La regola generale è chiara: il copyright appartiene all’autore dell’opera, cioè al tatuatore. Il fatto che il cliente abbia pagato per il tatuaggio non trasferisce automaticamente la titolarità del copyright — trasferisce solo il possesso fisico dell’opera, nel senso che il tatuaggio è sul suo corpo. I diritti patrimoniali rimangono al tatuatore salvo accordo scritto contrario.

Fanno eccezione i tatuaggi realizzati nell’ambito di un rapporto di lavoro dipendente: in quel caso, salvo patto contrario, i diritti patrimoniali spettano al datore di lavoro (lo studio di tatuaggi). Quando invece il tatuaggio è progettato dal cliente e il tatuatore si limita a eseguire tecnicamente il disegno — senza apporto creativo personale — la titolarità può spostarsi verso il cliente, anche se la questione rimane dibattuta.

In pratica, la stragrande maggioranza delle sessioni di tatuaggio avviene senza alcun contratto scritto sui diritti. Questo crea incertezza che diventa un problema solo quando il tatuaggio finisce in un contesto commerciale rilevante.

Il caso Mike Tyson e The Hangover: il tatuatore contro Warner Bros.

Il caso più celebre in materia è quello che ha visto contrapposti S. Victor Whitmill — il tatuatore che disegnò il caratteristico tatuaggio facciale tribale di Mike Tyson — e Warner Bros. per il film The Hangover Part II (2011).

Nel film, uno dei personaggi si sveglia con lo stesso tatuaggio sul volto. Whitmill citò in giudizio Warner Bros. sostenendo che la riproduzione del suo design — registrato come opera protetta dal copyright negli USA — avveniva senza la sua autorizzazione. La corte riconobbe la fondatezza della rivendicazione e l’esistenza di una questione seria, tanto da considerare un’inibitoria preventiva all’uscita del film. Il caso si risolse poi con un accordo riservato prima della sentenza definitiva.

Il principio affermato è rilevante: il tatuatore conserva il copyright sul proprio disegno anche dopo che è stato tatuato su qualcun altro. Chi riproduce quel disegno — in un film, in una pubblicità, su un prodotto — deve ottenere l’autorizzazione del tatuatore, non del portatore.

Il diritto di immagine del portatore: il caso Cardi B

Il caso che ha coinvolto la rapper Cardi B riguarda invece una questione diversa — non il copyright sul tatuaggio, ma il diritto di immagine del portatore. Kevin Brophy citò in giudizio Cardi B sostenendo che la copertina del suo mixtape Gangsta Bitch Music Vol. 1 riproduceva la sua schiena tatuata in una situazione sessualmente esplicita, senza il suo consenso, causandogli danni personali e reputazionali significativi.

La questione non era chi detenesse il copyright sul disegno del tatuaggio, ma se Brophy avesse acconsentito all’uso della propria immagine corporea — comprensiva del tatuaggio — in quel contesto commerciale. In Italia, questa tutela è garantita dagli artt. 96-97 della LDA e dall’art. 10 c.c.: chiunque usi l’immagine di una persona a scopi commerciali deve avere il suo consenso esplicito.

I due profili — copyright del tatuatore e diritto di immagine del portatore — sono indipendenti e si sommano: per usare legittimamente l’immagine di una persona tatuata in un contesto commerciale, occorre potenzialmente il consenso di entrambi.

→ Approfondisci: diritto di immagine — come si tutela

Tatuaggi e merchandise: quando scatta la violazione

Il rischio di violazione è concreto in tutti i contesti in cui il tatuaggio — o l’immagine del portatore tatuato — viene usato a fini commerciali: copertine di album, campagne pubblicitarie, merchandising, film, videogiochi, fotografie editoriali. In questi casi occorre verificare sia la titolarità del copyright sul disegno sia il diritto di immagine della persona.

Per i videogiochi e le produzioni sportive, la questione è diventata sistematica: diversi tatuatori americani hanno avviato contenziosi contro produttori di videogiochi che riproducevano fedelmente i tatuaggi di atleti nei loro avatar digitali, senza ottenere licenza dal tatuatore. I casi NBA 2K sono i più noti in questo senso.

→ Leggi anche: copyright su magliette e merchandise

La prassi del settore

Nella pratica del settore, la maggior parte dei tatuatori riconosce al cliente un’ampia libertà sull’uso del tatuaggio nella propria vita quotidiana — anche se tecnicamente il copyright rimane al tatuatore. Il problema sorge quando il tatuaggio entra in un contesto commerciale rilevante senza accordo preventivo.

I tatuatori più attenti si stanno dotando di contratti che regolano espressamente la titolarità dei diritti, le modalità d’uso consentite e i casi in cui è richiesta una licenza separata. Per chi, come le case di produzione, i brand o gli organizzatori di eventi, usa professionalmente immagini di persone tatuate, il consiglio è di verificare preventivamente entrambi i profili — copyright e diritto di immagine — prima di procedere.

In sintesi

  • Un tatuaggio originale è un’opera protetta dal diritto d’autore: il copyright appartiene al tatuatore, non al cliente che lo ha pagato
  • Il cliente acquisisce il possesso fisico dell’opera sul proprio corpo, ma non i diritti patrimoniali sul disegno, salvo accordo scritto contrario
  • Il caso Tyson/Hangover ha stabilito che il tatuatore conserva il copyright sul proprio design anche dopo che è stato tatuato su qualcun altro: chi lo riproduce commercialmente deve ottenere la sua autorizzazione
  • Il caso Cardi B riguarda il diritto di immagine del portatore, non il copyright sul tatuaggio: sono due tutele distinte che si sommano
  • Per usare l’immagine di una persona tatuata in un contesto commerciale occorre potenzialmente il consenso di entrambi — tatuatore e portatore
  • La prassi del settore è più permissiva della legge, ma il problema emerge quando il tatuaggio entra in produzioni cinematografiche, videogiochi, campagne pubblicitarie o merchandise

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Avvocata specializzata in diritto d'autore, proprietà intellettuale e diritto dello spettacolo. A Roma dal 2003, lavoro con registi, produttori, musicisti e indipendenti — dalla fase di sviluppo fino alla distribuzione.

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