Design e diritto d’autore: il caso Giò Ponti, Cofemel e Brompton Bicycle

giò ponti

 

 

Giò Ponti disegna nel 1957 un pattern geometrico che compare sulla copertina di Domus, viene applicato agli esterni di una villa a Caracas, citato in decine di pubblicazioni e mostre per sessant’anni, e infine riprodotto su una tovaglia venduta da Coin senza autorizzazione degli eredi. Il Tribunale di Milano blocca la tovaglia in via cautelare — non come violazione di un diritto sul design industriale, ma come violazione del diritto d’autore su un’opera figurativa.

Il caso Ponti/Coin non è isolato. Insieme al caso della poltrona 811 e alle due sentenze della Corte di Giustizia UE del 2019 e del 2020, definisce un quadro in cui i confini tra design industriale e tutela autoriale sono molto meno netti di quanto la legge italiana lasci intendere.

Il quadro legale: design industriale e diritto d’autore

In Italia, un oggetto di design può essere protetto da due sistemi distinti che possono coesistere.

Il design registrato, disciplinato dal Codice della Proprietà Industriale (D.Lgs. 30/2005), tutela l’aspetto estetico di un prodotto per un massimo di 25 anni dalla registrazione — rinnovabile per periodi di 5 anni. Richiede la registrazione presso l’UIBM o l’EUIPO.

Il diritto d’autore, disciplinato dalla Legge sul Diritto d’Autore (L. 633/1941, art. 2, n. 10), tutela le opere del disegno industriale che presentino “valore artistico”, per 70 anni dalla morte dell’autore. Non richiede registrazione. La differenza di durata — 25 anni vs. 70 anni — rende la tutela autoriale enormemente più vantaggiosa per gli eredi e per i titolari dei diritti.

Il problema è che il requisito del “valore artistico” è nebuloso e oggetto di interpretazioni giurisprudenziali non univoche — e la CGUE ha recentemente messo in dubbio che gli Stati membri possano mantenerlo.

Il “valore artistico”: il requisito italiano

L’art. 2, n. 10 LDA richiede per la protezione autoriale del design industriale il valore artistico — un requisito aggiuntivo rispetto alla semplice originalità richiesta per tutte le altre categorie di opere. Non è definito dalla legge: lo ha elaborato la giurisprudenza.

I tribunali italiani lo valutano attraverso una serie di elementi indiziari:

  • il riconoscimento dell’oggetto in ambito culturale (mostre, musei, istituzioni)
  • la pubblicazione in cataloghi e riviste specializzate del settore
  • il prezzo raggiunto nelle aste d’arte
  • il riconoscimento da parte degli stessi concorrenti dell’originalità del disegno
  • la sistematica inclusione nell’archivio dell’autore come opera rilevante

È un test cumulativo e relativamente soggettivo — che ha portato esiti diversi in cause simili. Il caso Ponti chiarisce come questi elementi vengano usati in concreto.

Il caso Eclissi: Giò Ponti vs. Coin

Giò Ponti (1891-1979) è stato uno dei designer e architetti italiani più influenti del Novecento, fondatore e direttore della rivista Domus. Il disegno Eclissi — un pattern geometrico di cerchi sovrapposti — è apparso nel marzo 1957 sulla copertina di Domus e ha avuto una storia lunga: citato in libri, pubblicazioni e mostre tra il 1968 e il 2018, ripreso per gli esterni della Villa Planchart di Caracas, usato successivamente in decori di tessuti, tappeti e piastrelle.

Quando Coin ha commercializzato una tovaglia denominata Twill che riproduceva pedissequamente il disegno, gli eredi di Ponti hanno agito in via cautelare davanti al Tribunale di Milano.

Il presidente della sezione specializzata ha accolto il ricorso, argomentando che il disegno Eclissi presenta i presupposti “propri di un’opera figurativa” alla quale “non può non essere attribuita la tutela propria del diritto d’autore.” Il ragionamento è preciso: l’opera è nata come opera figurativa — non come oggetto di design industriale — e solo in seguito è stata anche utilizzata in decori di produzione industriale. La funzione decorativa successiva non retrocede l’opera a semplice design. Il Tribunale ha disposto l’inibitoria alla produzione e alla vendita della tovaglia.

Il caso della poltrona 811 vs. Cassina

Non è la prima volta che gli eredi di Giò Ponti ottengono tutela giudiziaria. Nel 2017 hanno promosso un’azione contro Cassina S.p.A., la nota casa di produzione di mobili di design, avente ad oggetto un modello di poltrona disegnato da Ponti negli anni ’50.

Il Tribunale di Milano con ordinanza del 09/05/2017 ha affermato che la poltrona 811 è un oggetto di design industriale protetto dal diritto d’autore. I tre elementi decisivi:

  1. il progetto era stato sistematicamente incluso nell’archivio delle opere di Giò Ponti — riconoscimento formale dell’autore stesso della rilevanza dell’opera
  2. il prezzo raggiunto nelle aste d’arte era significativamente elevato — segnale del riconoscimento del mercato
  3. il catalogo stesso di Cassina pubblicizzava la poltrona come “uno storico e originale modello del 1950” — un’ammissione implicita dei presupposti per la tutela autoriale

Il terzo elemento è particolarmente interessante: Cassina, avendo venduto per anni la poltrona descrivendola come opera d’autore, difficilmente poteva poi sostenere che quella stessa opera non avesse valore artistico sufficiente per la tutela autoriale.

La sentenza Cofemel (CGUE, 2019): fine del valore artistico?

Con la sentenza C-683/17 del 12 settembre 2019 (caso Cofemel – Sociedade de Vestuário SA v. G-Star Raw CV), la Corte di Giustizia UE ha stabilito che il requisito dell’originalità è l’unico necessario ai fini del cumulo della protezione come design e come opera di diritto d’autore.

La questione era se gli Stati membri potessero richiedere un requisito aggiuntivo — il “valore artistico” o un “carattere estetico particolarmente intenso” — per concedere la tutela autoriale al design. La Corte ha affermato che l’effetto estetico, di per sé, nulla rileva e non può considerarsi un requisito idoneo a fondare il giudizio relativo alla concessione della tutela autoriale in quanto collegato a “un effetto visivo soggettivamente rilevante”.

In alcuni Stati, tra cui Italia e Portogallo, affinché un disegno o modello possa ottenere anche la tutela concessa dal diritto d’autore, oltre all’originalità occorre il requisito aggiuntivo del valore estetico o artistico. L’indicazione della Corte di Giustizia secondo cui l’unico requisito necessario per la protezione autoriale è l’originalità dell’opera, influenzerà l’orientamento delle Corti nazionali.

In pratica: il requisito del “valore artistico” dell’art. 2, n. 10 LDA italiana è potenzialmente in contrasto con il diritto europeo come interpretato dalla CGUE. I tribunali italiani stanno gradualmente adeguandosi, ma con qualche resistenza.

La sentenza Brompton Bicycle (CGUE, 2020): anche le forme funzionali

Un anno dopo Cofemel, l’11 giugno 2020 la CGUE ha pubblicato una rilevante sentenza in materia di diritto d’autore nel caso C-833/18 (Brompton Bicycle Ltd v. Chedech/Get2Get), riconoscendo che anche una forma dettata dalla funzione tecnica del prodotto può essere tutelata dal diritto d’autore, se è comunque originale.

La bicicletta Brompton ha una forma determinata in parte dalla necessità tecnica di piegarsi in tre posizioni. Il concorrente sosteneva che questa determinazione tecnica escludesse la tutela autoriale. La CGUE ha stabilito che la protezione si applica a un prodotto la cui forma è, quantomeno in parte, necessaria per ottenere un risultato tecnico, qualora tale prodotto costituisca un’opera originale risultante da una creazione intellettuale in quanto, mediante tale forma, il suo autore esprime la propria capacità creativa in maniera originale effettuando scelte libere e creative.

Il principio si applica direttamente al design: una sedia ergonomica, una lampada con forma parzialmente dettata dall’illuminazione ottimale, un oggetto di uso quotidiano la cui forma è in parte funzionale — possono tutti essere protetti dal diritto d’autore se il designer ha avuto un margine di scelta creativa.

L’impatto sulla giurisprudenza italiana

Le sentenze Cofemel e Brompton Bicycle stanno progressivamente influenzando i tribunali italiani, seppure con una certa resistenza. Queste sentenze hanno l’effetto di rendere stridente rispetto al diritto UE il requisito del “valore artistico” che la normativa nazionale prevede per la tutela autoriale del design.

La tendenza che emerge dalla giurisprudenza italiana più recente è verso un’interpretazione più ampia del valore artistico — avvicinandola al criterio europeo dell’originalità — piuttosto che verso l’eliminazione formale del requisito dalla norma. Ma il percorso verso l’adeguamento è ancora in corso.

I casi Giò Ponti — sia Eclissi che la poltrona 811 — si inseriscono in questo percorso: il Tribunale di Milano ha riconosciuto la tutela autoriale a oggetti di design attraverso il riconoscimento culturale, la presenza in archivi e mostre, il prezzo d’asta — elementi che anticipano il criterio di originalità europeo pur usando il linguaggio del valore artistico italiano.

Implicazioni pratiche per designer e imprese

Il quadro che emerge dalle sentenze italiane e CGUE ha conseguenze concrete.

Per i designer: un’opera di design con caratteristiche creative originali — anche se in parte funzionale — può godere della tutela autoriale per 70 anni dalla morte dell’autore, molto oltre la scadenza del design registrato. Documentare sistematicamente il processo creativo, le scelte estetiche e i riconoscimenti culturali è utile per sostenere questa tutela in giudizio.

Per le imprese che usano design altrui: non basta verificare che il design registrato sia scaduto. Se l’oggetto ha caratteristiche creative originali e ha ottenuto riconoscimenti culturali, potrebbe essere ancora protetto dal diritto d’autore. La due diligence deve includere questa verifica.

Per gli eredi di designer storici: il caso Ponti dimostra che la tutela autoriale può essere fatta valere anche decenni dopo la morte dell’autore, se i presupposti del valore artistico (o dell’originalità, secondo i criteri CGUE) sono soddisfatti.

→ Approfondimento: Marchio e tutela del prodotto italiano
→ Approfondimento: Violazione del diritto d’autore: conseguenze e tutela

Domande frequenti

Quando un oggetto di design è protetto dal diritto d’autore in Italia?

Quando presenta “valore artistico” ai sensi dell’art. 2, n. 10 LDA — valutato attraverso riconoscimento culturale, presenza in musei e cataloghi, prezzo d’asta, inclusione nell’archivio dell’autore. Ma le sentenze CGUE Cofemel e Brompton Bicycle indicano che il solo criterio di originalità dovrebbe essere sufficiente.

Cosa ha stabilito il Tribunale di Milano sul disegno Eclissi di Ponti?

Che il disegno è un’opera figurativa protetta dal diritto d’autore — non un semplice oggetto di design — e che le successive utilizzazioni seriali (tovaglie, tappeti, piastrelle) non ne alterano la natura originaria. Ha disposto l’inibitoria alla tovaglia Twill di Coin.

Cosa ha stabilito la sentenza Cofemel?

Che l’unico requisito per la tutela autoriale del design è l’originalità (C-683/17, CGUE, 12 settembre 2019). Il requisito aggiuntivo del “valore artistico” richiesto dalla legge italiana è in tensione con questa interpretazione del diritto europeo.

Una forma funzionale può essere protetta dal diritto d’autore?

Sì, se il designer ha avuto un margine di scelta libera e creativa (Brompton Bicycle, C-833/18, CGUE, 11 giugno 2020). La determinazione tecnica parziale della forma non esclude automaticamente la tutela autoriale.

Qual è la differenza pratica tra protezione del design e diritto d’autore?

Il design registrato dura massimo 25 anni. Il diritto d’autore dura 70 anni dalla morte dell’autore. La tutela autoriale è enormemente più lunga ma richiede il requisito di valore artistico (in Italia) o originalità (secondo la CGUE).


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Avvocata specializzata in diritto d'autore, proprietà intellettuale e diritto dello spettacolo. A Roma dal 2003, lavoro con registi, produttori, musicisti e indipendenti — dalla fase di sviluppo fino alla distribuzione.

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