Idee e opere d’arte: il caso goldfish phone booth e il diritto d’autore

Idee e opere d'arte: il caso goldfish phone booth e il diritto d'autore

 

 

Una cabina telefonica pubblica riempita d’acqua e trasformata in acquario per pesci rossi. È un’idea o un’opera d’arte? E se qualcun altro realizza qualcosa di simile — copia l’idea o viola il diritto d’autore?

Il caso dell’artista giapponese Nobuki Yamamoto, deciso in appello dall’Osaka High Court nel 2021, è una delle illustrazioni più concrete di un principio fondamentale del diritto d’autore che spesso genera confusione: la dicotomia idea/espressione. Il diritto d’autore tutela il modo in cui un’idea viene realizzata — non l’idea in sé.

Il caso: la goldfish phone booth di Yamamoto

Nel dicembre 2000, Nobuki Yamamoto, artista contemporaneo giapponese, realizza un’installazione che chiama goldfish phone booth: prende una cabina telefonica pubblica — con il telefono ancora al suo posto — e la riempie d’acqua, trasformandola in un acquario per pesci rossi. L’effetto visivo è quello di una scena sospesa tra il quotidiano e il surreale: l’oggetto più ordinario della vita urbana trasformato in un ecosistema acquatico.

Undici anni dopo, nel 2011, un gruppo di studenti del Goldfish Club dell’Università di Arte e Design di Kyoto crea un’installazione simile — una cabina telefonica con pesci rossi — e la espone per sette giorni nel Parco Nakanoshima di Osaka. L’opera viene poi trasferita due volte: nel 2013 e nel febbraio 2014, quando viene installata in una via dello shopping a Yamatokoriyama, nel distretto di Nara. Il successo è tale che la città di Yamatokoriyama diventa nota come “la città dei pesci rossi”.

Nel 2018, Yamamoto decide di fare causa per violazione del diritto d’autore davanti al Tribunale distrettuale di Nara, chiedendo un risarcimento di 3.300.000 yen.

fishtank-phonebooth-by-kingyobu-collective-in-japan

Il tribunale di primo grado: una semplice idea

Il Tribunale di Nara respinge la domanda di Yamamoto. Le motivazioni sono precise e rispecchiano un principio consolidato nel diritto d’autore internazionale:

  • l’idea di Yamamoto di “creare una scena straordinaria all’interno di un oggetto quotidiano” è, per quanto originale, una semplice idea — e le idee non sono protette dal Copyright Japan Act
  • la disposizione degli elementi interni della cabina (il telefono sullo scaffale superiore) rispecchia la configurazione standard delle cabine telefoniche pubbliche giapponesi — non c’è quindi creatività sufficiente nemmeno nella specifica realizzazione

In sostanza, il tribunale ha ritenuto che tutto ciò che Yamamoto aveva creato fosse riconducibile all’idea astratta — e che nell’esecuzione specifica non ci fosse abbastanza da distinguerla da qualsiasi altra realizzazione della stessa idea.

L’Osaka High Court ribalta la sentenza

L’Osaka High Court nel 2021 capovolge completamente la decisione. Il giudice d’appello distingue tra due livelli:

  • l’idea astratta — mettere pesci rossi in una cabina telefonica — che non è tutelabile
  • la specifica espressione creativa di Yamamoto nella sua realizzazione — le scelte estetiche precise, la composizione, il risultato visivo complessivo — che è invece tutelabile come opera dell’ingegno

L’opera degli studenti del Goldfish Club non si è limitata a replicare l’idea: ha riprodotto la specifica realizzazione di Yamamoto in modo sufficientemente simile da configurare una violazione del diritto d’autore. La condanna è di 550.000 yen (circa 5.200 euro) di risarcimento a favore di Yamamoto.

Yamamoto, in conferenza stampa dopo la decisione, ha dichiarato di essere soddisfatto del riconoscimento e ha sottolineato l’importanza della sentenza per la tutela delle installazioni d’arte contemporanea.

Il principio idea/espressione

Il caso Yamamoto è un’illustrazione quasi didattica di uno dei principi più fondamentali — e più spesso fraintesi — del diritto d’autore: la dicotomia idea/espressione.

Il diritto d’autore non tutela le idee, i concetti, i metodi, i principi o i temi. Tutela la specifica espressione creativa con cui un autore realizza un’idea. La distinzione sembra ovvia ma in pratica è spesso sottile:

  • l’idea di scrivere un romanzo su un detective che risolve crimini a New York non è tutelabile — il modo specifico in cui un autore sviluppa personaggi, dialoghi, trama e stile lo è
  • l’idea di una canzone d’amore non è tutelabile — la specifica melodia, il testo, gli accordi di una canzone specifica lo sono
  • l’idea di un’installazione con cabine telefoniche e pesci rossi non è tutelabile — la specifica composizione visiva di Yamamoto lo è

Questo principio protegge la libertà creativa: se il diritto d’autore tutelasse le idee, il primo artista ad avere un’idea potrebbe monopolizzarla, impedendo a chiunque altro di sviluppare la stessa intuizione in modo originale.

La merger doctrine: quando idea ed espressione coincidono

C’è un caso limite che complica il principio: la cosiddetta merger doctrine (dottrina della fusione). Quando un’idea può essere espressa solo in un numero molto limitato di modi — o addirittura in un unico modo — l’idea e l’espressione si fondono. In questo caso, proteggere l’espressione equivarrebbe a proteggere l’idea stessa, il che è vietato. Quindi, quando idea ed espressione coincidono, non c’è tutela.

Esempio: l’istruzione “per andare a destra, girare a destra” non è proteggibile perché è praticamente l’unico modo per esprimere quel concetto. Ma un romanzo che descrive un viaggio verso destra ha infinite possibilità espressive e ogni specifica realizzazione è tutelabile.

Nel caso delle installazioni d’arte, la merger doctrine si pone quando un’idea artistica può essere realizzata solo in un numero molto limitato di modi. Più le possibilità espressive di un’idea sono ristrette, meno protezione riceve la specifica realizzazione — perché proteggere quella realizzazione equivarrebbe a monopolizzare l’idea.

È probabilmente questo che ha convinto il tribunale di primo grado nel caso Yamamoto: mettere pesci rossi in una cabina telefonica non ammette molte variazioni sostanziali — quindi proteggere la specifica realizzazione di Yamamoto sarebbe equivalso a proteggere l’idea. L’Osaka High Court ha evidentemente ritenuto che le scelte creative specifiche di Yamamoto fossero sufficientemente distinte dall’idea di base da giustificare la tutela.

Come funziona in Italia

In Italia, la dicotomia idea/espressione si ricava dall’art. 2 LDA, che tutela le opere creative dell’ingegno in tutti i modi e forme di espressione — senza mai menzionare la protezione delle idee in sé.

La Corte di Cassazione ha ripetutamente affermato che il diritto d’autore non protegge le idee, i concetti, i temi o i metodi, ma solo la loro specifica espressione creativa. Il requisito di creatività dell’art. 2 LDA riguarda proprio la forma espressiva — non il contenuto astratto.

Nel settore dell’arte visiva e delle installazioni, la giurisprudenza italiana ha applicato questo principio in modo coerente: la technique o il concept di un’opera non è tutelabile; la specifica realizzazione — nella sua forma, composizione, materiali e risultato visivo — lo è, se raggiunge il livello di creatività richiesto dalla legge.

La Corte di Giustizia UE ha confermato il principio con la sentenza Cofemel (C-683/17, 2019): per essere tutelato dal diritto d’autore, un oggetto deve essere un’opera originale — frutto di scelte libere e creative dell’autore. Le idee come tali non soddisfano questo requisito.

→ Approfondimento: Il diritto di riproduzione nel diritto d’autore italiano
→ Approfondimento: Design e creatività: il caso Giò Ponti

Arte concettuale e installazioni: il caso più difficile

L’arte concettuale pone il problema nella forma più acuta. Nell’arte concettuale, l’idea è spesso la parte più significativa dell’opera — la sua essenza. Ma è anche la parte meno tutelabile.

Un’installazione di Joseph Kosuth che espone la definizione di “sedia” accanto a una sedia vera: l’idea (l’arte come indagine del linguaggio) non è tutelabile, ma la specifica realizzazione (quel testo, quella sedia, quella disposizione) è un’opera tutelata. Un altro artista che facesse la stessa cosa con una diversa parola e una diversa sedia non violerebbe il diritto d’autore di Kosuth — ma il risultato avrebbe pochissima originalità propria.

Il caso Yamamoto sta in questa zona intermedia. L’idea di trasformare un oggetto urbano quotidiano in qualcosa di inaspettato è ricorrente nell’arte concettuale e nell’arte urbana. La specifica realizzazione con la cabina telefonica e i pesci rossi è più precisa — e l’Osaka High Court ha ritenuto che quella precisione fosse sufficiente a proteggerla.

La lezione per gli artisti: documentare il processo creativo, la data di realizzazione e le scelte specifiche che distinguono l’opera dall’idea generica non è solo buona pratica — è la base di qualsiasi rivendicazione futura in caso di controversia.

→ Approfondimento: Appropriation art e diritto d’autore
→ Approfondimento: Coreografia e diritto d’autore

Domande frequenti

Il diritto d’autore tutela le idee?

No. Tutela la specifica espressione creativa di un’idea — non l’idea in sé. Questo principio (dicotomia idea/espressione) è riconosciuto in tutti i sistemi di diritto d’autore, incluso quello italiano (art. 2 LDA) e giapponese.

Cos’è il caso goldfish phone booth di Yamamoto?

Nobuki Yamamoto realizzò nel 2000 una cabina telefonica trasformata in acquario con pesci rossi. Undici anni dopo degli studenti universitari crearono un’opera simile. Yamamoto fece causa: perse in primo grado (opera giudicata “semplice idea”), vinse in appello all’Osaka High Court nel 2021 (550.000 yen di risarcimento).

Perché il primo grado ha negato la tutela?

Perché ha ritenuto che l’intera opera di Yamamoto fosse riconducibile all’idea astratta — mettere pesci in una cabina — senza creatività sufficiente nella specifica realizzazione. L’Osaka High Court ha distinto tra idea (non tutelabile) ed espressione specifica (tutelabile).

Cos’è la merger doctrine?

Il principio per cui, quando un’idea può essere espressa solo in un numero molto limitato di modi, idea ed espressione si fondono e non c’è tutela autoriale — perché proteggere l’espressione equivarrebbe a monopolizzare l’idea.

Come si applica questo principio in Italia?

L’art. 2 LDA tutela le opere creative nella loro forma espressiva — non le idee. La Cassazione ha confermato che idee, concetti e metodi non sono tutelabili. La CGUE con Cofemel (2019) ha ribadito che la tutela autoriale richiede originalità nell’espressione, non nell’idea.


Hai realizzato un’opera d’arte o un progetto creativo e vuoi capire cosa è protetto dal diritto d’autore e cosa non lo è? Contattaci — la tutela delle opere creative è una delle nostre aree principali.

Leggi anche: Il diritto di riproduzione · Appropriation art e diritto d’autore · Design e diritto d’autore · Diritto morale d’autore · Violazione del diritto d’autore

 

Lo Studio Legale Dandi fornisce assistenza legale in Diritto d'autore. Dai un'occhiata ai nostri servizi oppure contattaci!

Avvocata specializzata in diritto d'autore, proprietà intellettuale e diritto dello spettacolo. A Roma dal 2003, lavoro con registi, musicisti e produttori indipendenti — dalla fase di sviluppo fino alla distribuzione.

Site Footer