Il copyright della cabina telefonica trasformata in acquario di Nobuki Yamamoto

L’Osaka High Court ha di recente affrontato un caso interessante in tema di copyright nell’arte. Si tratta dell’opera denominata goldfish phone booth di Nobuki Yamamoto.

Nel dicembre 2000 Nobuki Yamamoto, artista contemporaneo giapponese, realizza un’opera denominata “goldfish phone booth” (vedi sotto.) Si tratta di una cabina telefonica trasformata in acquario per pesci rossi.


Undici anni dopo un gruppo di studenti (Goldfish Club) dell’Università di Arte e Design di Kyoto crea un’opera (vedi sotto) simile a quella Nobuki e la espone per sette giorni nel Parco Nakanoshima di Osaka. Da li l’opera viene trasferita due volte. La prima volta nel 2013 e poi nel nel febbraio 2014 quando viene installata in una via dello shopping a Yamatokoriyama, nel distretto di Nara. Grazie all’esposizione  la città di Yamatokoriyama diventa la town of goldfish.

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Nel 2018, Nobuki Yamamoto decide di fare causa per violazione del copyright dinanzi al Tribunale distrettuale di Nara. L’artista rivendica l’originalità dell’opera e chiede un risarcimento di 3.300.000 yen.

In primo grado Nobuki Yamamoto perde la causa perchè la sua opera viene giudicata come una semplice idea, non tutelata dal diritto d’autore.

Il Tribunale di primo grado ha affermato:

  • che l’idea dell’attore, seppur nuova e originale in quanto consiste nel “creare una scena straordinaria all’interno di un oggetto quotidiano”, tuttavia, era una “semplice idea”, per il Copyright Japan Act, non è soggetta a protezione.
  • che “un telefono posizionato sullo scaffale superiore di una struttura a due scaffali” è comune nelle cabine telefoniche pubbliche in Giappone. Di conseguenza, non può essere riconosciuta alcuna creatività all’opera di Nobuki Yamamoto.

Agli inizi di quest’anno l’Osaka High Court ha completamente ribaltato la sentenza del Tribunale di primo grado condannando i convenuti al risarcimento dei danni nella misura di 550.000 JPY (5.200 euro) a favore di di Nobuki Yamamoto per violazione del copyright.

La sentenza dell’Osaka High Court non è stata ancora pubblicata ma, a detta di Jiji Press, Nobuki Yamamoto, in una conferenza stampa successiva alla decisione, avrebbe dichiarato

il tribunale ha accolto integralmente le mie richieste

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