La coreografia e il diritto d’autore: tutela, fissazione e TikTok

La coreografia e il diritto d'autore: tutela delle opere coreografiche

 

 

Il diritto d’autore protegge la musica, i libri, i film — ma anche il movimento. La coreografia è un’opera dell’ingegno a pieno titolo, tutelata dalla legge italiana esattamente come qualsiasi altra forma di espressione artistica. Il problema è che molti coreografi non lo sanno, o non sanno come far valere questa tutela nella pratica.

La base legale: art. 2, n. 3 LDA

L’art. 2, n. 3 della Legge sul Diritto d’Autore (L. 633/1941) protegge espressamente:

“le opere coreografiche e pantomimiche, delle quali sia fissata la traccia per iscritto o altrimenti.”

La tutela riguarda due categorie distinte:

  • Opere coreografiche: composizioni di movimenti, figure e sequenze di danza — dal balletto classico alla danza contemporanea, dalla coreografia teatrale a quella videoludica
  • Opere pantomimiche: rappresentazioni teatrali che si affidano esclusivamente all’azione mimica, con o senza accompagnamento musicale

La tutela della coreografia è distinta dalla tutela della musica su cui è eseguita (che ha i propri diritti d’autore) e dalla tutela della performance degli interpreti (che hanno diritti connessi ai sensi degli artt. 80-83 LDA). Sono tre livelli di tutela sovrapposti e indipendenti.

Il requisito della fissazione

Il requisito che distingue la coreografia tutelata dall’idea non tutelata è la fissazione: l’opera deve essere “tracciata per iscritto o altrimenti”. Una coreografia che rimane solo nella mente del coreografo — per quanto elaborata e originale — non è protetta finché non viene materializzata in una forma che permetta di identificarla e riprodurla.

Le forme di fissazione accettate:

  • Registrazione video: la forma più pratica ed efficace — un video chiaro che documenti l’intera sequenza di movimenti
  • Notazione coreografica: sistemi di notazione scritti come la Labanotation o la Benesh Movement Notation, che descrivono i movimenti in modo sistematico
  • Schemi e disegni: rappresentazioni grafiche delle figure e dei percorsi spaziali
  • Descrizione scritta dettagliata: meno efficace delle precedenti, ma accettata come documentazione integrativa

La registrazione video è di gran lunga la più raccomandata: è immediata, completa e non richiede competenze tecniche specifiche. Qualsiasi smartphone è sufficiente per creare una prova della fissazione.

Il requisito dell’originalità

La fissazione da sola non basta. La coreografia deve avere un apporto creativo originale — deve essere frutto di scelte espressive personali del coreografo che la distinguono da sequenze di movimenti banali o standardizzate.

Non è protetta:

  • una sequenza di passi classici in ordine standard (pliè, arabesque, jeté) senza una composizione originale
  • una singola mossa isolata, priva di sviluppo e composizione
  • un’imitazione di movimenti comuni o gesti quotidiani privi di elaborazione artistica

È protetta:

  • una composizione originale di movimenti con una struttura, un ritmo e un’armonia propri
  • una sequenza breve ma distintiva, con caratteristiche riconoscibili che la identificano come opera dell’autore
  • una coreografia per spettacolo, video musicale o installazione artistica con un progetto compositivo riconoscibile

La soglia di originalità richiesta è la stessa di qualsiasi altra opera dell’ingegno — non deve essere eccezionale, ma deve riflettere scelte espressive personali.

Il deposito alla SIAE

Il deposito alla SIAE non è obbligatorio per godere della protezione del diritto d’autore — che nasce automaticamente al momento della creazione e fissazione dell’opera. Ma è fortemente consigliato perché crea una prova pubblica con data certa dell’anteriorità della creazione.

Per il deposito di una coreografia, la SIAE accetta:

  • una registrazione video dell’opera, che ne permetta l’immediata e completa individuazione
  • in alternativa, documentazione concordata con gli uffici (schemi, notazioni coreografiche) purché consenta di ricostruire un profilo completo dell’opera

In caso di contestazione, il deposito SIAE è la prova più solida per dimostrare che la coreografia esisteva prima di quella del presunto plagiario — e che appartiene a chi l’ha depositata.

I casi: Fortnite, Balanchine e la Renegade dance

Fortnite e le emote di danza

Il caso più discusso degli ultimi anni è quello che ha coinvolto Epic Games e i suoi videogioco Fortnite Battle Royale. Diversi artisti e coreografi hanno citato Epic Games per aver incorporato le loro mosse di danza come “emote” acquistabili nel gioco, senza autorizzazione e senza compenso.

Tra i casi più noti, il musicista e sassofonista Leo Pellegrino (conosciuto come Leo P.) ha contestato l’uso della sua specifica mossa di danza. Il tribunale ha affrontato la questione se una singola mossa o una breve sequenza potesse essere tutelata dal copyright — evidenziando la difficoltà di proteggere sequenze molto brevi nel mondo digitale. I casi si sono conclusi con accordi extragiudiziali, senza mai arrivare a una pronuncia definitiva nel merito. Epic Games ha in seguito aggiornato la propria politica sulle emote.

Balanchine e Lo Schiaccianoci

Negli anni ’80, gli eredi del coreografo George Balanchine hanno citato in giudizio l’editore di un libro contenente fotografie del balletto “Lo Schiaccianoci”. Il caso ha sollevato la questione se una singola fotografia di una sequenza di danza potesse “comunicare” l’originalità e la creatività dell’opera coreografica abbastanza da costituirne violazione. La Corte d’Appello ha risposto affermativamente — anche una fotografia di una sequenza coreografica può violare il diritto d’autore sulla coreografia stessa.

La Renegade dance e il problema della paternità su TikTok

La Renegade è una delle coreografie più virali della storia di TikTok. È stata creata dalla teenager Jalaiah Harmon nel 2019 — ma per mesi il merito e la visibilità sono andati ad altri creator con più follower che l’avevano riproposta. Il problema non era la protezione giuridica della coreografia (che esisteva, essendo originale e fissata nel video originale), ma la dimostrazione della paternità in un ambiente dove i contenuti vengono ricondivisi a velocità che supera qualsiasi sistema di attribuzione.

Solo dopo un articolo del New York Times Jalaiah Harmon ha ricevuto il riconoscimento pubblico. Il caso ha messo in luce che il diritto d’autore tutela la coreografia — ma far valere questa tutela in tempo reale su una piattaforma come TikTok è una sfida pratica che la legge da sola non risolve.

Il caso italiano: Luca Tommasini e Roshelle

In Italia, il coreografo Luca Tommasini ha contestato alla cantante Roshelle l’uso senza autorizzazione di una coreografia creata per X Factor nel video del brano “What U Do to Me”. Il caso ha avuto il merito di riportare l’attenzione sulla tutela delle coreografie nell’industria musicale italiana — un settore in cui i diritti dei coreografi vengono spesso trascurati rispetto a quelli dei compositori e degli interpreti.

TikTok e le coreografie virali

TikTok ha trasformato la coreografia in un elemento centrale della cultura popolare — e ha reso il problema della tutela dei diritti più urgente e più complesso allo stesso tempo.

La fissazione su TikTok

Il video pubblicato su TikTok costituisce una forma di fissazione ai fini del diritto d’autore. La data di pubblicazione del video originale è documentata dalla piattaforma e può essere usata come prova di anteriorità.

Le condizioni d’uso e i diritti dell’autore

Caricare un video su TikTok significa accettare le condizioni d’uso della piattaforma, che concedono a TikTok una licenza ampia per distribuire e mostrare il contenuto. Questa licenza non equivale a una cessione del copyright — l’autore mantiene i propri diritti sulla coreografia. Il problema è che le condizioni d’uso consentono ad altri utenti di remixare e repostare il contenuto nell’ambito della piattaforma, il che può rendere difficile controllare la diffusione.

Il problema della paternità

La sfida più concreta su TikTok non è la protezione giuridica — è la prova della paternità. Quando una coreografia viene riprodotta centinaia di volte in pochi giorni con variazioni progressive, risalire all’autore originale richiede documentazione che molti creator non hanno. Il consiglio pratico è semplice: conservare i file originali con i metadati di creazione, pubblicare sempre il video originale prima di qualsiasi condivisione, e — per le coreografie di maggior valore commerciale — considerare il deposito alla SIAE.

L’AI e le coreografie: il problema emergente

L’intelligenza artificiale ha aggiunto una dimensione nuova al problema della tutela coreografica. I sistemi di generazione di movimenti (come quelli usati nei videogiochi, nel cinema digitale e nell’animazione) vengono addestrati su grandi quantità di registrazioni video di movimento umano — molte delle quali includono coreografie protette.

La questione è analoga a quella che si pone per musica, immagini e testi: se una registrazione video di una coreografia viene usata per addestrare un sistema AI senza il consenso del coreografo, si configura una riproduzione non autorizzata di un’opera protetta?

Il quadro normativo europeo si sta evolvendo. La Direttiva DSM (2019/790) prevede un’eccezione per il text and data mining, ma i titolari dei diritti possono fare opt-out esplicitamente. L’AI Act (Reg. UE 2024/1689) impone obblighi di trasparenza sui dataset usati per il training.

Per i coreografi che non vogliono che le proprie opere vengano usate per addestrare sistemi AI, l’opt-out deve essere esercitato attivamente — attraverso dichiarazioni pubbliche, file robots.txt sui propri siti e comunicazioni dirette alle piattaforme AI che raccolgono dati.

→ Approfondimento: AI e diritto d’autore: cosa cambia con l’AI Act

Come tutelare la propria coreografia

Le misure concrete, in ordine di priorità:

1. Registra sempre. Prima di insegnare, esibire o pubblicare una coreografia, registrala in video. Il file con i metadati di data e ora è la tua prima prova di anteriorità.

2. Deposita alla SIAE le coreografie di maggior valore. Non tutte le coreografie giustificano i costi del deposito — ma per quelle destinate a produzioni commerciali, spettacoli o pubblicazioni, il deposito SIAE crea una prova pubblica difficile da contestare.

3. Usa contratti scritti per le collaborazioni. Se lavori con altri artisti, interpreti o produttori, definisci per iscritto chi è il coreografo dell’opera, chi può usarla e come vengono ripartiti i proventi. Le dispute sulla co-creazione coreografica nascono quasi sempre dall’assenza di un accordo scritto.

4. Controlla e agisci tempestivamente. Monitora la diffusione delle tue coreografie online. In caso di uso non autorizzato, la diffida formale e la richiesta di rimozione (attraverso le procedure di takedown delle piattaforme) sono i primi strumenti. Per i danni economici significativi, l’azione civile è lo strumento definitivo.

→ Approfondimento: Violazione del diritto d’autore: conseguenze e come difendersi

Domande frequenti

La coreografia è protetta dal diritto d’autore?

Sì, ai sensi dell’art. 2, n. 3 LDA, se è originale e fissata. La protezione nasce automaticamente dalla creazione — non richiede registrazione, anche se il deposito alla SIAE è fortemente consigliato come prova di anteriorità.

Cosa significa che una coreografia deve essere “fissata”?

Deve essere materializzata in una forma identificabile e riproducibile: video, notazione scritta, schemi. Una coreografia che esiste solo nella mente del coreografo non è tutelata.

Una coreografia breve su TikTok è protetta?

Potenzialmente sì — non è la durata ma l’originalità a determinare la tutelabilità. Il problema principale su TikTok è la prova della paternità in un ambiente di rapida riproduzione.

Caricare su TikTok fa perdere il copyright?

No. Si concede a TikTok una licenza per distribuire il contenuto, ma il copyright rimane all’autore. Le condizioni d’uso consentono però ad altri utenti di remixare il contenuto nell’ambito della piattaforma.

Come si deposita una coreografia alla SIAE?

Attraverso la consegna di una registrazione video o di altra documentazione (notazioni, schemi) che permetta l’identificazione completa dell’opera. Il deposito crea una prova pubblica con data certa.

L’AI può usare coreografie protette per il training senza consenso?

È una questione aperta. La Direttiva DSM prevede un’eccezione per il data mining ma i titolari possono fare opt-out. I coreografi che non vogliono contribuire al training di sistemi AI dovrebbero esercitare questo diritto attivamente.


Hai creato una coreografia e vuoi sapere come proteggerla? Hai scoperto che qualcuno sta usando la tua coreografia senza autorizzazione? Contattaci — assistiamo coreografi e artisti nella tutela delle loro opere.

Leggi anche: Violazione del diritto d’autore · Diritto morale d’autore · Opere create da AI · Pubblicazione di immagini senza consenso

 

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Avvocata specializzata in diritto d'autore, proprietà intellettuale e diritto dello spettacolo. A Roma dal 2003, lavoro con registi, musicisti e produttori indipendenti — dalla fase di sviluppo fino alla distribuzione.

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