La clausola pay or play è uno degli strumenti contrattuali più discussi — e più fraintesi — nel mondo della produzione cinematografica e televisiva. Garantisce che attori e registi vengano pagati anche se il film non viene realizzato, o se la produzione decide di sostituirli. Ma quali sono esattamente i suoi limiti, e come si applica nel diritto italiano?
Che cos’è la clausola pay or play
La clausola pay or play si inserisce nella fase di sviluppo e pre-produzione di un film, ed è tipicamente conclusa dal produttore con registi, attori principali o altre figure creative di rilievo.
Il suo principio è semplice: il produttore si impegna a corrispondere il compenso pattuito anche se decide di non utilizzare effettivamente l’artista nel film. La produzione conserva la libertà di sostituire o non impiegare la persona ingaggiata, ma resta vincolata al pagamento del corrispettivo concordato.
La clausola tutela in particolare chi accetta un progetto rinunciando ad altri impegni: in un’industria in cui un attore o un regista può bloccare mesi di calendario per un film che poi non vede mai la luce, è uno strumento di protezione economica essenziale.
Quali obblighi crea — e quali no
Un punto spesso frainteso: la clausola pay or play non obbliga il produttore a utilizzare l’attore o il regista, né a realizzare il film. Obbliga soltanto al pagamento.
Da ciò discendono alcune conseguenze pratiche:
- se l’attore o il regista non prende parte al film, riceve comunque il compenso pattuito
- non ha diritto a ulteriori somme — royalties, premi di produzione, percentuali sugli incassi — collegate alla realizzazione effettiva dell’opera
- non ha diritto al credito nei titoli del film, poiché non vi ha materialmente partecipato
- subisce un danno reputazionale che, in alcuni casi, può essere fatto valere autonomamente
Pay or play, pay and play, nominal payments: le differenze
Tre clausole spesso confuse, in realtà profondamente diverse.
Pay or play
Obbliga al pagamento, non all’utilizzo. È la clausola più diffusa per registi affermati e attori protagonisti. Il produttore mantiene la libertà di sostituire l’artista o di non fare il film, ma deve pagare comunque il corrispettivo pattuito.
Pay and play
Decisamente più rara e stringente: non solo obbliga al pagamento, ma impegna il produttore a realizzare il film con quella specifica persona. Si applica solo a poche figure di altissimo profilo, per le quali il progetto è inscindibile dalla loro partecipazione. Un esempio classico è Avatar 2, che non sarebbe stato realizzato senza James Cameron alla regia.
Nominal payments
Sono l’opposto della pay or play: somme modeste corrisposte in anticipo per assicurarsi l’impegno preliminare di un regista o di un attore, utili in fase di raccolta dei finanziamenti. Mostrare ai potenziali investitori che una figura di rilievo è “agganciata” al progetto rafforza la credibilità del package presentato.
I nominal payments non garantiscono però il compenso pieno se il film non viene prodotto — la loro recuperabilità dipende interamente dal tenore dell’accordo preliminare.
→ Approfondimento: La lettera di intenti per la produzione di un film
Pay or play e “garanzia”: una precisazione tecnica
Si trova spesso, online e nel parlato comune, l’equiparazione tra clausola pay or play e “garanzia”. È un’imprecisione tecnica.
La garanzia, in senso giuridico, è un obbligo che un terzo soggetto assume nei confronti di una delle parti contrattuali — non ci si può garantire da soli. La clausola pay or play è invece una pattuizione tra le stesse parti del contratto: il produttore si impegna direttamente verso l’artista.
Un contratto può certamente prevedere sia una clausola pay or play sia una garanzia di terzi — per esempio, una completion bond company che garantisca il pagamento — ma le due figure non coincidono e operano su piani diversi.
Un caso italiano: Tribunale di Roma, 6 febbraio 2017
Una sentenza del Tribunale di Roma del 2017 illustra concretamente cosa accade quando una produzione rimuove un regista senza giusta causa, cedendo alle pressioni di terzi.
Il caso: un regista era stato incaricato di adattare per il cinema una sceneggiatura teatrale, accorciandola per consentire cinque giornate di riprese. Aveva svolto il lavoro con piena approvazione della produzione, che lo aveva remunerato. Erano già stati definiti casting, location e costumi — tutto era pronto per le riprese.
A quel punto, una terza parte che contestava la revisione della sceneggiatura minacciò di bloccare il film se il regista non fosse stato rimosso. La produzione cedette alla pressione e revocò l’incarico unilateralmente, senza preavviso e senza motivazione professionale.
Il Tribunale di Roma condannò la produzione a risarcire il regista:
- 30.000 euro per mancato guadagno — l’incarico di regia non portato a termine
- 5.000 euro per danno all’immagine professionale — essere rimosso poco prima dell’inizio delle riprese, senza aver commesso alcuna mancanza, aveva determinato un pregiudizio di prestigio quantificabile
- spese legali a carico della produzione
Il principio affermato dal tribunale è netto: cedere alle pressioni di un terzo non costituisce giusta causa di recesso. La produzione aveva pagato il lavoro, lo aveva approvato e aveva avviato l’intera pre-produzione — non poteva poi liberarsi del regista senza conseguenze economiche solo perché qualcun altro contestava le sue scelte artistiche.
Il caso dimostra l’importanza di inserire nel contratto di regia clausole che regolino esplicitamente le ipotesi di recesso anticipato. In assenza di una clausola pay or play espressa, il risarcimento del danno resta lo strumento disponibile — ma richiede causa giudiziale, tempo e prova del pregiudizio.
→ Approfondimento: Il contratto di regia: clausole essenziali e punti critici
→ Approfondimento: Il contratto d’attore: clausole essenziali
Le condizioni sospensive: il vero terreno della trattativa
Per capire fino in fondo la clausola pay or play occorre guardare al suo contesto naturale: le condizioni sospensive a cui il produttore tradizionalmente subordina i contratti con cast e crew.
Un contratto di produzione contiene tipicamente condizioni come:
- il reperimento effettivo dei finanziamenti necessari
- la conferma di un determinato cast principale
- la verifica della capacità giuridica di lavorare dell’artista (cittadinanza, visti, permessi)
- il rispetto di determinate scadenze produttive
- l’ottenimento di autorizzazioni amministrative o di accesso a fondi pubblici
Chi accetta di lavorare a un film non vuole vedere il proprio compenso subordinato al verificarsi di tutte queste condizioni. Vuole essere certo di essere pagato indipendentemente dal fatto che il film venga effettivamente realizzato.
La clausola pay or play, nella sua sostanza più autentica, è proprio questo: la rimozione, totale o parziale, delle condizioni sospensive a cui il pagamento è altrimenti subordinato. Non un obbligo di fare il film, ma la rinuncia del produttore a sospendere il pagamento al verificarsi di eventi futuri e incerti.
Quando ha senso negoziare una clausola pay or play
Dal punto di vista del produttore, accettare una clausola pay or play significa assumersi un rischio economico significativo. Per questo è tradizionalmente riservata a poche figure ad alto valore:
- registi affermati il cui nome è determinante per ottenere finanziamenti
- attori protagonisti il cui coinvolgimento giustifica il green light del progetto
- sceneggiatori in pochi casi particolari, soprattutto in contesti di adattamento
Dal punto di vista dell’artista, ottenere una clausola pay or play significa avere certezza retributiva e tutela della propria pianificazione professionale. Nel cinema indipendente europeo, dove i tempi tra sviluppo, green light e riprese possono dilatarsi su anni, è una protezione tutt’altro che secondaria.
Cosa fare se manca una clausola pay or play
In assenza di una clausola pay or play espressa, l’artista rimosso dal progetto senza giusta causa può agire in giudizio per ottenere:
- risarcimento del mancato guadagno — quantificato sul corrispettivo pattuito
- risarcimento del danno all’immagine professionale — autonomamente rilevante, come dimostrato dalla sentenza del Tribunale di Roma del 2017
- restituzione delle spese sostenute in vista della prestazione
La considerazione pratica rimane: una clausola contrattuale ben scritta evita la causa, che richiede tempo, costi e onere della prova. In fase di redazione del contratto, regolare esplicitamente le ipotesi di recesso anticipato — definendo compenso minimo garantito, cause giustificative ammissibili e procedure di notifica — è sempre preferibile all’affidarsi alla tutela successiva del giudice.
→ Approfondimento: La lettera di intenti: nominal payments e impegni preliminari
→ Approfondimento: Il budget del film: deferrals e struttura dei costi
Domande frequenti
Cos’è la clausola pay or play nel cinema?
L’obbligo del produttore di corrispondere il compenso pattuito anche se non utilizza l’artista o non realizza il film. Il produttore può sostituire l’artista, ma resta vincolato al pagamento.
Qual è la differenza tra pay or play, pay and play e nominal payments?
Pay or play: pagamento garantito, utilizzo facoltativo. Pay and play: pagamento garantito e utilizzo obbligatorio — clausola rarissima. Nominal payments: somme modeste anticipate per assicurarsi l’impegno preliminare, senza garantire il compenso pieno se il film non si fa.
La clausola pay or play è una garanzia?
No. La garanzia è un obbligo di un terzo soggetto. La pay or play è una pattuizione tra le stesse parti del contratto — il produttore si impegna direttamente verso l’artista.
Cedere alle pressioni di un terzo è giusta causa di recesso?
No. Il Tribunale di Roma (sentenza del 6 febbraio 2017) ha condannato una produzione a risarcire un regista rimosso su pressione di terzi: 30.000 euro per mancato guadagno e 5.000 per danno all’immagine professionale.
Cosa succede se manca la clausola pay or play?
L’artista può agire per risarcimento del mancato guadagno, del danno all’immagine professionale e delle spese sostenute. Ma richiede causa giudiziale, tempo e prova del pregiudizio — una clausola esplicita è sempre preferibile.
Quando ha senso chiedere una clausola pay or play?
Per il produttore è riservata a figure determinanti per il finanziamento. Per l’artista è essenziale quando si blocca un lungo periodo di calendario — soprattutto nel cinema indipendente europeo con tempi di sviluppo lunghi.
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