Fotografia AI e diritto d’autore: il caso Boris Eldagsen e i confini della creatività umana
Nel marzo 2023, il fotografo tedesco Boris Eldagsen ha vinto il Sony World Photography Award nella categoria Creative. L’opera premiata si chiamava The Electrician — un ritratto in stile vintage di due donne, con un’estetica che evocava la fotografia analogica degli anni Trenta. Nessun giudice della commissione aveva riconosciuto che l’immagine era stata generata con l’intelligenza artificiale.
Eldagsen ha rifiutato il premio pubblicamente, e ha spiegato perché: voleva aprire una conversazione che il mondo della fotografia professionale stava evitando. La domanda non era “l’AI può fare foto belle?” — la risposta era già ovviamente sì. La domanda era: quando un’immagine è generata con AI, chi è l’autore? E quella immagine può competere in un concorso fotografico?
Due anni e mezzo dopo, con la Legge 132/2025 entrata in vigore in Italia e l’AI Act europeo operativo, il diritto ha cominciato a dare risposte. Non definitive — ma concrete.
Cosa ha fatto davvero Eldagsen: il processo creativo conta
Il gesto di Eldagsen è spesso raccontato come “un fotografo che ha usato l’AI per vincere un premio e poi ha confessato”. È una lettura superficiale che manca il punto.
Eldagsen non ha premuto un pulsante e ottenuto The Electrician. Ha lavorato su quell’immagine con un processo iterativo: ha sottoposto prompt ripetuti al sistema AI, selezionato tra centinaia di output, modificato il risultato con tecniche di inpainting e outpainting, fatto scelte estetiche precise sull’illuminazione, sulla composizione, sul tono emotivo dell’immagine finale. Il processo creativo era suo — lo strumento non era una fotocamera.
Questo è esattamente il punto su cui si gioca la questione giuridica: il processo creativo era guidato da una persona fisica con scelte riconoscibili, o l’algoritmo ha prodotto un output autonomamente?
Nel caso di Eldagsen, la risposta propende verso la prima opzione. L’ironia è che sul piano del diritto d’autore — non del regolamento del concorso fotografico — la sua opera potrebbe avere una protezione più solida di quanto si pensi.
Il diritto italiano prima della Legge 132/2025: la Cassazione 2023
Due mesi prima che Eldagsen rifiutasse il premio Sony, la Cassazione italiana aveva già emesso un’ordinanza rilevante sul tema. L’ordinanza n. 1107 del 16 gennaio 2023 aveva affrontato la questione delle opere create con l’ausilio di strumenti automatizzati, stabilendo che un’opera realizzata con contributo di sistemi automatici è equiparabile a un’elaborazione creativa — e come tale può essere tutelata — purché l’intervento umano nel processo creativo sia riconoscibile e determinante.
Non era ancora una risposta completa alla fotografia AI, ma era un segnale: i giudici italiani non stavano aspettando che il legislatore intervenisse prima di ragionare sul tema.
→ Leggi anche: Opera creata da intelligenza artificiale pro e contro— la giurisprudenza italiana
La Legge 132/2025: cosa dice adesso il diritto italiano
Dal 10 ottobre 2025, la risposta italiana alla domanda di Eldagsen è codificata nella Legge 132/2025, che ha modificato l’art. 1 della Legge sul Diritto d’Autore (L. 633/1941).
Il principio è semplice nella formulazione, complesso nell’applicazione: le opere realizzate con l’ausilio dell’intelligenza artificiale sono tutelate dal diritto d’autore solo se costituiscono il risultato del lavoro intellettuale dell’autore. Se l’AI ha generato l’output autonomamente, senza un apporto creativo umano riconoscibile, non c’è autore — e quindi non c’è copyright.
Applicato alla fotografia AI, questo significa:
Un’immagine generata con un prompt generico (“una donna in stile anni Trenta”) senza iterazioni, selezioni o modifiche significative difficilmente è protetta. Chiunque potrebbe usarla liberamente.
Un’immagine come The Electrician — frutto di un processo creativo iterativo con scelte estetiche precise e documentabili — ha buone probabilità di essere protetta, nella misura in cui quelle scelte erano di Eldagsen e non dell’algoritmo.
Il problema pratico è la prova. Come si dimostra che il contributo creativo era “determinante”? La legge non fissa una soglia quantitativa. La giurisprudenza dovrà costruirla caso per caso. Nel frattempo, la raccomandazione operativa per chi produce immagini con AI è una sola: documentare il processo. Conservare i prompt originali, le versioni intermedie, le iterazioni, le modifiche post-generazione. Non per esibirle spontaneamente, ma per averle disponibili se la questione si pone.
I concorsi fotografici e il problema del regolamento
Il caso Eldagsen ha scatenato una reazione a catena nei concorsi fotografici internazionali. Il Sony World Photography Award ha aggiornato il regolamento per escludere esplicitamente le opere generate con AI. Decine di altri concorsi hanno seguito.
Ma il regolamento di un concorso e il diritto d’autore sono piani distinti. Un’opera può essere esclusa da un concorso perché viola le sue regole, e al tempo stesso essere pienamente protetta dal diritto d’autore perché riflette un processo creativo umano riconoscibile. E viceversa: un’opera ammissibile a un concorso (realizzata con fotocamera tradizionale ma priva di creatività originale) potrebbe non avere protezione autorale sufficiente.
Il caso Eldagsen ha messo in evidenza che i regolamenti dei concorsi fotografici stavano operando con definizioni di “fotografia” costruite prima che l’AI generativa esistesse. La discussione su cosa costituisce una fotografia — e chi può partecipare a un concorso fotografico — è una discussione estetica e culturale, non giuridica. Il diritto d’autore non risponde a quella domanda: risponde solo alla domanda su chi detiene i diritti sull’immagine.
L’impatto sulla fotografia professionale
La questione che Eldagsen voleva aprire — e che il suo gesto ha effettivamente aperto — riguarda il mercato della fotografia professionale più che il diritto d’autore in senso stretto.
Se uno strumento AI può generare in venti secondi un’immagine che richiede a un fotografo professionista ore di lavoro, sopralluogo, post-produzione — cosa succede al valore economico di quella competenza? Non è una domanda giuridica, ma ha conseguenze giuridiche: sui contratti con le agenzie fotografiche, sulle licenze di utilizzo, sui compensi per le commesse editoriali e pubblicitarie.
I contratti fotografici firmati prima del 2023 quasi certamente non contemplano queste situazioni. Un fotografo che cede i diritti sulle proprie immagini a un’agenzia non ha necessariamente ceduto il diritto di usare quelle immagini per addestrare modelli AI. Un’agenzia che usa il catalogo di un fotografo per il training di un modello generativo senza consenso è in un territorio legalmente contestabile.
→ Leggi anche: Immagini create con intelligenza artificiale esempi e diritto d’autore → Leggi anche: Diritti d’autore fotografie — guida completa → Leggi anche: Come proteggersi dall’AI — le clausole da inserire nei contratti
La domanda posta da Eldagsen a cui il diritto non ha ancora dato risposta
Eldagsen ha rifiutato il premio non perché pensasse di aver fatto qualcosa di sbagliato. Lo ha fatto perché voleva che la domanda fosse posta ad alta voce, in un contesto in cui era impossibile ignorarla.
Due anni dopo, la domanda è ancora aperta — ma il contorno normativo è cambiato. Il diritto italiano ha stabilito che la creatività umana è la condizione della tutela. I concorsi fotografici hanno aggiornato i propri regolamenti. Il mercato sta cercando un equilibrio tra l’efficienza degli strumenti AI e il valore della competenza umana.
The Electrician esiste ancora. Non si sa con certezza chi ne detiene i diritti — Eldagsen, la piattaforma AI che ha generato l’output, o nessuno. È probabilmente la domanda più onesta che un’opera d’arte abbia posto al diritto d’autore negli ultimi anni.
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