Un pesce in un barattolo è protetto dal copyright? Il caso Atkinson vs Netflix
Un pesce che parla, rinchiuso in un barattolo di vetro montato su un corpo umanoide, è un personaggio abbastanza originale da essere protetto dal diritto d’autore? E se qualcuno crea un personaggio simile senza averlo mai visto, commette comunque una violazione?
Il caso Atkinson v. Netflix — risolto con un accordo riservato nel 2022 — non ha prodotto una sentenza definitiva sul merito, ma ha reso espliciti due criteri fondamentali del copyright sui personaggi di fantasia: l’accesso all’opera originale e la similarità sostanziale. Criteri che valgono non solo negli USA ma orientano la giurisprudenza internazionale, inclusa quella italiana.
I fatti: Kingfish contro Carmichael
Kevin Atkinson è un illustratore texano che dal 1996 pubblica Rogue Satellite Comics, una serie indipendente in bianco e nero con uno stile “campy” — volutamente sopra le righe. Tra i personaggi della serie c’è Kingfish: un pesce parlante rinchiuso in un barattolo di vetro a forma di campana, montato su un corpo umanoide, con un altoparlante alla base. Un villain bizzarro e memorabile.
Nel 2007, Gerard Way — il frontman dei My Chemical Romance — pubblica con Dark Horse Comics il fumetto The Umbrella Academy. Nella serie appare A.J. Carmichael: il presidente della Temps Commission, un pesce rosso in un barattolo di vetro su corpo umanoide. Netflix adatta la serie in una show di successo dal 2019, e Carmichael diventa uno dei personaggi più iconici della produzione.
Nel 2021 Atkinson fa causa a Netflix, Dark Horse Comics e Gerard Way, sostenendo che Carmichael sia una copia di Kingfish. La somiglianza fisica è innegabile: entrambi sono pesci parlanti in contenitori di vetro su corpi umanoidi, entrambi ricoprono ruoli di autorità nella rispettiva narrativa.
Le due decisioni del giudice: perché la causa non ha retto
Il giudice federale Robert Schroeder ha respinto la causa di Atkinson due volte, per ragioni diverse ma complementari.
Prima decisione: mancanza di accesso
Il primo ostacolo che Atkinson non ha superato è la prova dell’accesso. Per configurare una violazione del diritto d’autore, non basta che due opere si assomiglino: bisogna dimostrare che l’autore accusato di copia abbia avuto la possibilità concreta di vedere e conoscere l’opera originale prima di creare la propria.
Atkinson ha tentato di dimostrare che Way avesse avuto accesso a Rogue Satellite Comics in vari modi: Way era un appassionato di fumetti, aveva lavorato in una fumetteria, si muoveva negli ambienti del settore. Il giudice ha ritenuto questi argomenti troppo speculativi: frequentare ambienti fumettistici non significa aver visto una specifica serie indipendente distribuita in tirature limitate. La catena logica era troppo debole per reggere in giudizio.
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Seconda decisione: nessuna similarità sostanziale
Quando Atkinson ha riformulato la causa, il giudice ha affrontato anche il secondo criterio: la similarità sostanziale tra i due personaggi e le rispettive opere.
La valutazione va oltre il confronto fisico tra i personaggi — quello che conta è il “total concept and feel”, l’impressione complessiva che le due opere producono. Il giudice ha concluso che i due universi narrativi non sono comparabili: Rogue Satellite Comics è stilisticamente in bianco e nero con un tono “campy”, mentre The Umbrella Academy è nitido, colorato e strutturalmente diverso.
Il fatto che entrambi i personaggi siano pesci in barattoli su corpi umanoidi non è sufficiente: si tratta di un’idea visiva, non di un’espressione creativa specifica protetta dal diritto d’autore. Il diritto d’autore protegge le modalità con cui un’idea viene realizzata, non l’idea in sé.
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Il finale: accordo con termini sigillati
Dopo la seconda bocciatura, Atkinson aveva un’ultima possibilità di riformulare le proprie pretese. Ha scelto invece di accordarsi con Netflix e Dark Horse Comics. I termini dell’accordo sono stati depositati in forma riservata e non sono stati resi pubblici. Non sappiamo se Netflix abbia pagato qualcosa o se l’accordo sia stato semplicemente una rinuncia a procedere — ma la posizione giuridica di Netflix, alla luce delle due decisioni del giudice, era molto solida.
I due criteri che questo caso illustra: accesso e similarità
Il caso Atkinson v. Netflix è utile perché mette a fuoco due requisiti del copyright sui personaggi di fantasia che spesso vengono sottovalutati.
1. Il requisito dell’accesso
Chi rivendica una violazione del diritto d’autore deve dimostrare che l’autore accusato abbia avuto una ragionevole possibilità di accedere all’opera originale. Non serve la prova diretta che l’abbia vista: è sufficiente che l’opera fosse ampiamente diffusa o che ci siano canali ragionevoli attraverso cui l’autore avrebbe potuto conoscerla.
Opere con ampia distribuzione commerciale superano facilmente questo requisito. Opere autoprodotte, distribuite in tirature limitate o in contesti di nicchia, devono costruire la prova dell’accesso con elementi concreti — non con ragionamenti probabilistici.
2. La similarità sostanziale e il “total concept and feel”
La similarità tra due personaggi non si valuta solo sul piano fisico o descrittivo. I tribunali guardano all’impressione complessiva che i personaggi producono nel loro contesto narrativo: il tono, lo stile, la funzione nella storia, il modo in cui interagiscono con gli altri personaggi.
Un personaggio visivamente simile inserito in un universo narrativo completamente diverso — per stile, tono e struttura — può non superare il test della similarità sostanziale. Viceversa, personaggi con differenze fisiche evidenti possono essere ritenuti troppo simili se condividono caratteristiche distintive nella loro funzione narrativa.
E il diritto morale dell’autore?
Un aspetto che il sistema americano gestisce diversamente dall’italiano: in Italia il diritto morale di paternità — il diritto di essere riconosciuto come autore — è inalienabile e non dipende dalla prova dell’accesso o della similarità sostanziale. Un autore italiano può rivendicare la paternità di un’opera anche senza intentare una causa per violazione del diritto patrimoniale. Negli USA questo strumento non esiste nella stessa forma, il che spiega perché Atkinson abbia dovuto costruire la propria causa interamente sul copyright patrimoniale — con tutti i suoi requisiti probatori.
Cosa impara un autore creativo da questo caso
Documenta la diffusione della tua opera. Se crei un personaggio originale e vuoi tutelarlo, la distribuzione conta. Un personaggio pubblicato su piattaforme con ampia visibilità, presentato a convention, citato in riviste di settore — costruisce la prova dell’accesso in modo molto più solido di una tiratura limitata autoprodotta.
La somiglianza visiva non è sufficiente. Due personaggi possono essere simili nell’aspetto e non condividere una protezione giuridica, se l’idea visiva è generica o se i contesti narrativi sono abbastanza diversi da escludere la similarità sostanziale.
Un accordo riservato non è sempre una vittoria. Netflix e Dark Horse Comics si sono accordati quando il giudice aveva già respinto la causa due volte: il contesto non favoriva Atkinson. Un accordo in queste condizioni è spesso una exit strategica per entrambe le parti, non un riconoscimento della fondatezza delle pretese.
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